Anno Accademico 2017-2018

Vol. 62, n° 3, Luglio - Settembre 2018

Settimana per la Cultura

17 aprile 2018

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Riflessioni su Magia e Stregoneria nei Secoli

R. Russo

Introduzione

Queste riflessioni su magia e stregoneria cercheranno di considerare, nelle varie epoche, le caratteristiche e gli sviluppi della magia e stregoneria fenomeno socio culturale, antropologico e religioso, di particolare interesse.

Si esamineranno, su questo argomento, la magia nelle medicine primitive, i miti greci, le leggi romane sulla magia, la lotta all’eresia, l’identificazione dell’eresia con la stregoneria, la sua repressione in epoca medioevale e rinascimentale, l’elencazione di alcuni personaggi rappresentativi nella materia trattata, alla sua eclissi durante l’età dei lumi, ed infine come, nel nostro secolo, sotto varie forme, la magia e stregoneria riemergano per grandi e bambini come un recondito  e necessario desiderio dell’animo umano nella precarietà e contingenza della vita.

Per maggiore chiarezza si riporta la definizione di magia e stregoneria (vocabolario Treccani).

Magia: in generale pratica e forma di sapere esoterico ed iniziatico che si presenta come capace di controllare le forze della natura: è stata oggetto in varie culture e nei diversi periodi storici, di valutazioni opposte, ora considerata forma di conoscenza superiore, ora rifiutata come impostura e condannata dalle autorità civili e religiose. Nel pensiero greco antico, il termine indicava sia la teologia dei sacerdoti persiani (v. magi), sia il complesso di teorie e pratiche collegate a realtà diverse da quelle oggetto della scienza filosofico-razionale. Nel mondo ellenistico e tardo antico, la magia, soprattutto in alcuni ambienti filosofici e religiosi, si viene definendo come forma superiore di conoscenza, cui corrisponde una concezione del mondo retto da forze spirituali intermedia fra l’uomo e la divinità suprema, con le quali si entra in contatto per il tramite di riti e pratiche mistiche e religiose. Nel Medioevo e nel Rinascimento, soprattutto per suggestione della tradizione neo-platonica, la magia torna a proporsi come forma di conoscenza, collegata con l’astrologia, che permette un rapporto privilegiato con le forze che reggono la natura secondo una concezione vitalistica e dinamica, rappresentando quindi una esperienza cruciale della cultura europea fino al secolo diciassettesimo, soprattutto in quanto apre nuovi spazi a esperimenti e tecniche di manipolazione dei fenomeni, grazie anche ai legami con l’alchimia; spesso ritenuta capace di evocare e di usare forze demoniache infernali (detta quindi  Magia Nera o Negromanzia), e come tale proibita, condannata e perseguitata. La magia ha cercato di definirsi come scienza che conosce ed usa forze naturali (Magia Bianca). In tempi moderni con l’avvento di un’ideale scientifico razionalistico, matematico e sperimentale, il termine assume più spesso il significato deteriore d’insieme di pratiche prive di fondamento e quindi arbitrarie quando non fraudolente. In antropologia rappresenta il complesso di credenze nella possibilità di dominare forze naturali o soprannaturali per scopi ritenuti utili o anche per recare danno con riti o manipolazioni (donde il termine fatture) da parte di un mago o fattucchiere, il quale sarebbe in grado di produrre o impedire un particolare evento. La magia viene distinta dalle stregoneria la quale si manifesterebbe come forza malefica emanata direttamente dal corpo dello stregone, cosicché mentre il mago o fattucchiere risulta generalmente una figura socialmente positiva ed accettata la figura dello stregone è riprovata e perseguitata. La stregoneria invece è il complesso delle pratiche occulte esercitate da streghe e stregoni in dichiarata opposizione ai valori e alle prescrizione religiose, il cui effetto era ritenuto malefico per i singoli individui o per la collettività. 

In ogni civiltà è viva e presente la figura del Mago (Magus) sia esso un mago o uno sciamano in grado di compiere esperienze soprannaturali e di curare.

Nel mondo attuale è automatico considerare la magia, la religione e la medicina completamente distinte fra loro, mentre nella realtà antica si sovrapponevano.

     

Il Medico Mago

A questo proposito è utile considerare la medicina primitiva che si basa sul tripode religione magia ed empirismo. Nella medicina delle antiche civiltà Adalberto Pazzini, ordinario di storia della medicina alla Sapienza di Roma, nel 1948 ha illustrato la medicina nelle varie civiltà dall’ebraica, alla assiro-babilonese, alla egiziana a quella romana, facendo eccezione per l’indiana e cinese che, tuttora, mantengono una antica individualità e organizzazione diversa dal mondo occidentale.

Quasi tutte le civiltà riportano il concetto assolutamente teurgico della medicina, che lentamente è passato ad un principio empirico, riconoscendo anche nelle piante i medicamenti, che furono creati dall’Altissimo, come mezzo per curare e guarire le malattie.

La Medicina egiziana ha unito il concetto teurgico a quello di un illuminato empirismo, legando magia, culto e numerosi medicamenti.

Nella Medicina indiana i testi sono offerti dai libri sacri (Veda) che dedicano nella Ayurveda gli specifici mezzi per curare.

La Medicina cinese si basa sul principio dell’armonia nella produzione della malattia e salute. La malattia è la sproporzione tra le due essenze fondamentali Yang e Yin maschile e femminile, la salute nella proporzione degli stessi. La farmacologia cinese è ricchissima, in particolare l’opera principale è il Pen-Tsac-Kang-Mu (XVI sec.) di 52 volumi con più di 2000 medicamenti tuttora usati nella terapia occidentale.

Nella Medicina pre-ellenica le notizie si raccolgono dai poemi Omerici: L’Iliade si può considerare informatrice della chirurgia bellica da parte di Podalirio e Macone, figli di Asclepio, re della Tessaglia, al pari di Achille che aveva appreso l’arte di guarire dal saggio centauro Chirone. L’Odissea ci ragguaglia su altri aspetti diretti o indiretti dell’arte medica, in cui l’elemento magico esoterico e teurgico è molto più abbondante e ricco. Il misterioso nepente di Elena, filtro egizio che toglie il dolore del ricordo. La maga Circe che muta gli uomini in animali, gli incantesimi per far cessare le emorragie in una atmosfera di magia. Il medico viene tenuto in gran conto e grande onore perché “il medico è un uomo che vale molte vite”.

Dal breve sguardo delle antiche civiltà si può riconoscere che la medicina ha preso origine dalla civiltà greco-mediterranea arte che è proseguita sino ai giorni nostri.

 

La Medicina nella mitologia greca

In Grecia la medicina all’inizio è sacrale: la divinità più antica è Apollo, il dio della medicina, della peste quando cessa di scagliare i suoi dardi pestiferi, considerando sempre che la divinità patogena è quella stessa che è guaritrice, in quanto nel suo dualismo solo essa può togliere il male che ha dato. Asclepio, principe della Tessaglia, noto per l’arte di saper medicare le ferite e curare con le sue figlie Gea (salute) e Panacea (colei che cura tutti i mali) e i suoi figli medici Podalirio e Macone che diverranno i sacerdoti del culto medico.

Questo culto diffusosi in tutta la Grecia divenne mito, ritenendo Asclepio (Esculapio) figlio di Apollo e Coronide che prese solo la parte buona e guaritrice paterna. Dalla famiglia degli Asclepiadi nacque Ippocrate di Kos (460-377 a.C.) capostipite della medicina occidentale che nel suo Corpus Hippocraticum ci spiega gli elementi della salute e malattia, fondamento dell’insegnamento della futura medicina.  

Nel IV secolo a.C. degli Asclepiei sorsero numerosi tempi come quello di Epidauro (380-375), con statua di oro e argento di Asclepio, quello di Pergamo, quello di Coo (375-351) dove si conservavano tavolette votive, nelle quali si narravano le malattie con le relative guarigioni ricevute, come ex voto. Furono questa specie di archivi le prime collezioni di casi clinici, origine dei primi libri medici come le celebri sentenze di Cnido e Coo. L’Asclepeio tempio, dove si raccoglievano i malati, rappresenta le attuali cliniche, dove al posto del sacerdote, dotato di arti magiche, intermediario del nume, ora sono presenti i medici con i loro farmaci nell’arte di guarire. Successivamente iniziò una nuova strada basata sull’indagine naturalistica razionale che fu chiamata filosofia della natura.

Accennando alla mitologia, consideriamo che Diana, sorella gemella di Apollo, assomiglia alla dea Artemide della mitologia greca, ma mentre Diana è protettrice delle donne e dei parti, in Artemide prevale il carattere protettivo della natura, dei boschi e degli animali. Diana, nella sua manifestazione lunare, è stata oggetto di culto nella stregoneria come riporta Charles Leland (1824-1903) giornalista statunitense e studioso del folklore americano. Nel 1899 pubblicò Aradia o il Vangelo delle streghe ripreso da una antica tradizione stregonesca toscana.

Aradia o Erodiade è la figlia messianica di Diana venuta sulla terra per insegnare ai poveri ed oppressi una religione come mezzo di reazione sociale.

Vi sono due divinità lunari: Selene che rappresenta la luna piena in relazione a svariati riti di amore, ed Ecate che è la luna nella fase in cui è invisibile e guida nel regno dei morti. Quest‘ultima triplice dea, allusione alle fasi lunari, è associata a Diana che domina sul cielo, sulla terra e sugli inferi. Per il suo legame con l’oltre tomba fu associata alla negromanzia la divinazione per mezzo dei morti.

Sempre nella mitologia greca ricordiamo Melampo complessa figura di sacerdote, indovino, mago e medico che introdusse il culto dionisiaco e suoi relativi misteri. Guaritore delle figlie del re Preto, affette da alienazione mentale e alterazioni cutanee (forse affette da pellagra), le curò con l’Elleboro, pianta appartenente alla famiglia delle ranuncolacee, che fiorisce d’inverno e le sue radici di colore nero, anche se tossiche sono state usate nella terapia della pazzia.

Lo stesso Ercole era stato curato per la pazzia da questa pianta. Paracelso lo usò per preparare l’elisir di lunga vita.

Gabriele D’Annunzio lo cita nella Figlia di Iorio “Vammi in cerca dell’Elleboro nero, che il senno renda a questa creatura”.

 

Le Streghe nell’antichità

Le antiche arti magiche femminili nell’antica Grecia consistevano nell’uso di filtri, pozioni di erbe e consultazione dei morti. Grazie alla conoscenza dei segreti dell’erbe e del potere delle pietre e dei veleni sapevano curare e lenire i dolori del corpo e dell’anima o produrre malefici e morte.

Medea

Soffermiamoci potere delle erbe o dei malefici. Medea, nella tragedia di Euripide, è principalmente una madre infanticida, la Medea nelle Metamorfosi di Ovidio è soprattutto una potente maga: una sapiente conoscitrice di erbe, con cui sa preparare efficaci pozioni magiche, è un’abile manipolatrice di ricette prodigiose, che si attivano grazie all’aiuto di divinità infere, invocate con formule vocali nei suoi riti notturni. Maga che usa i suoi sortilegi per amore o vendetta, sicuramente esperta sia nell’uccidere che guarire. Fornisce a Giasone un farmaco magico per renderlo invulnerabile nella sua avventura per la conquista del Vello d’Oro. Ridona la fertilità a Egeo, re di Atene, lancia malefici di morte alla moglie di Giasone, ringiovanisce Esone padre di Giasone poi mostrando a Pelia, fratellastro di Esone, una magia, ponendo un ariete fatto a pezzi in un pentolone bollente da cui uscì un agnello vivo. Pelia si sottopose allo stesso trattamento per ringiovanire causando così al contrario la propria morte.

Medea con lo sguardo distrugge Talo uomo di bronzo. Nelle Argonautiche di Apollonio Rodio, gli argonauti, giunti a Creta, furono atterriti dalla presenza di un mostro Telos, gigante di bronzo che scagliava rocce a chi si avvicinava. Medea ammaliò con occhi nemici l’uomo di bronzo e digrignando i denti gli mandò contro bile malefica e orribili immagini del suo furore, evocando le ombre della notte e la stella delle notti, la tremenda Ecate, così distruggendolo con il suo sguardo. Forse il malocchio (sguardo che porta male) deriva da questo mito i cui presunti effetti malefici e distruttivi sono presenti nella stregoneria. Il malocchio è una influenza maligna che procede dallo sguardo invidioso (invidia) con varie sfumature che possono influenzare la salute o addirittura la morte.

Circe

Circe (zia di Medea) nel libro X dell’Odissea rappresenta gli elementi delle streghe: pozioni magiche, una bacchetta con cui toccando trasforma gli uomini in animali. Circe, figlia del Sole, appare dominatrice degli uomini e animali. Dopo aver fatto bere del vino contenente dei filtri (pharmaka) contenenti il ciceone ai marinai di Ulisse li tocca con una bacchetta magica trasformandoli in porci. Ma Ermete dona ad Ulisse un antidoto una pozione misteriosa il “moly”, forse derivata dal bucaneve, bianco come fiore con una radice nera, che lo preserva da ogni maleficio. Così due poteri identici si annullano a vicenda. Infine Circe dona ad Ulisse i segreti per entrare nel regno dei morti, rito negromantico.

Elena di Troia

Nel libro IV dell’Odissea di Omero, Elena tornata in patria, dopo la distruzione di Troia, versa del vino a Telemaco, figlio di Ulisse, e ai suoi compagni insieme al nepente (senza dolore-tristezza) che fuga il dolore, l’ira, ed il ricordo dei malanni.

Sono state formulate varie ipotesi sull’identificazione del nepente che appartiene al genere di piante carnivore. Come droghe sono state proposte l’elenio (pianta di Elena), la buglossa, la borragine, lo zafferano, il giusquiamo, la cannabis e l’oppio. Il nepente, farmaco di proprietà ipnotico-sedative è dato da cloridrato di morfina, acido citrico sciolti in vino marsala diluito.

Stregoneria inteso come pratica magica femminile

Il concetto di stregoneria, inteso come pratica magica specificamente femminile, si è formato lentamente nella cultura europea a partire dai tre ambiti culturali: l’ebraico, greco e romano. Nel mondo ebraico le streghe erano condannate non solo per le loro conoscenze magiche, ma soprattutto perché tali conoscenze le poneva in antagonismo rispetto alla casta sacerdotale composta di soli uomini.

Venendo al mondo romano è del 33 a.C. la prima legge romana che condannava la stregoneria e magia che non erano sotto il dominio sacerdotale. Infatti prima di Costantino le leggi contro i crimini di magia avevano colpito anche i cristiani per le riunioni segrete e culto dei loro martiri, accusando lo stesso Cristo di magia per i suoi miracoli. Ma tutto mutò con le leggi dell’imperatore Costantino (280-337), riaffermate da Teodosio con il suo Codice Teodosiano (439), in cui gli imperatori romani si fecero difensori rigorosi del cristianesimo divenuto religione di stato. Si reprimeva ogni residuo di paganesimo e si inaspriva la condanna nei confronti della magia. Essendo ufficiale la religione cristiana, riti pagani con la magia e stregoneria non solo, furono messi al bando, ma rappresentarono un crimine, che nei secoli successivi fu perseguito sempre di più. Con il crollo dell’impero romano d’oriente e dopo la nascita dei regni romano-barbarici si sviluppò la lotta all’eresia.

 

Ricorderemo solo alcuni personaggi accusati di eresia.

Simon Mago (Samaria  37 d.C.)

Dagli Atti degli Apostoli (8-9-10) “in quel tempo vi era un tale di nome Simone, che già da tempo esercitava nella città arti magiche e faceva stupire la gente di Samaria, spacciandosi per qualcosa di grande. Tutti, dal più piccolo al più grande, gli davano ascolto dicendo: Questi è la potenza di Dio, quella che è chiamata la Grande”. Simone apprese l’arte della magia ad Alessandria. Cercò di comperare con il denaro dagli apostoli Pietro e Giovanni il potere d’imporre le mani per donare lo spirito santo, da qui nasce il peccato di simonia, che rappresenta il commercio dei beni spirituali. Dante lo pone nella terza bolgia infernale con i simoniaci che sono conficcati in buche scavate nella pietra a testa e busto dentro la roccia, gambe e piedi fuori bruciati dalle fiamme.

Simon mago visse a Roma durante i regni di Claudio e Nerone. Fu sfidato da Pietro e Paolo di Tarso per la sua falsa magia, e si narra che mori o perché si fece seppellire per risorgere dopo tre giorni, o perché in una dimostrazione di levitazione al foro romano davanti a Nerone, grazie alle preghiere di Pietro e Paolo di Tarso, precipitò da grande altezza e morì.

Si narra che dove cadde fu edificata la chiesa dei Santi Cosma e Damiano.

Nella basilica di Santa Francesca Romana vi sono le impronte dell’apostolo Pietro quando s’inginocchiò per invocare l’intervento divino per sconfiggere il sedicente mago. Altra legenda vuole che Simon Mago morì ad Ariccia e le sue spoglie si trovino oggi presso Villa Chigi. Inoltre, ad Ariccia è stata collocata una lapide, apposta dai nobili Savelli, in memoria dell’evento.

Simon Mago è considerato dagli eresiologi cristiani il primo degli eretici e proto-gnostici samaritani. 

Ipazia

Ipazia (eminenza) visse ad Alessandria nel V secolo. Apparteneva all’aristocrazia intellettuale della scuole Platoniche che includevano la scienza dei numeri e lo studio degli astri con risvolti esoterici. L’astronomia era uno dei segreti dell’esoterismo pagano, in cui vi era l’identificazione degli dei dell’Olimpo politeista con i corpi celesti e le costellazioni. Il potere femminile di Ipazia nella scienza e nell’insegnamento ne provocò la morte, Aggredita, denudata, dilaniata, il suo corpo smembrato fu bruciato sul rogo. È stato, da alcuni, considerato il primo esempio di caccia alle streghe dell’inquisizione cristiana voluta ad Alessandria dal vescovo Cirillo.

Su Ipazia sono fiorite molte leggende, si sono sbizzarriti molti poeti, la sua immagine ci appare dipinta da Raffaello Sanzio (1509-1511) nella Scuola di Atene, all’interno dei Palazzi Apostolici nella stanza della Segnatura, unica figura femminile del quadro, che rappresenta il concetto greco di kalokagathia, cioé eccellenza umana, che coniuga bellezza e bontà con uno sguardo di pace. Secondo alcuni critici l’immagine potrebbe essere quella di Francesco Maria della Rovere nipote di Giulio II° committente dell’opera.

Curiosità attuale: nel quartiere romano di Tor Sapienza nelle vicinanze della chiesa di san Cirillo d’Alessandria si inaugura un giardino pubblico dedicato ad Ipazia.

 

 La  Magia nel Medioevo

Nel recente libro di Giorgio Cosmacini “La medicina dei Papi” vengono descritti due papi medioevali medici e maghi. Il mito sopravanza la storia; alle loro figure reali la tradizione sovrappone una leggenda che li dice medici e maghi, in una stagione storica di lunga durata, nella quale la conoscenza della natura umana è contesa o condivisa tra medicina e magia.

Il primo papa Silvestro II (papa dal 999 al 1003) è il francese carolingio Gerberto di Aurillac. Fu un papa provvisto di troppa cultura profana, perciò imputato di commercio intellettuale con arti e scienze demoniache. Gerberto è stato un monaco, abate e vescovo, studioso e dottissimo, è un filosofo della natura, molto di più della sopra natura, è interessato alla matematica, per cui l’arabismo è l’alveo naturale degli scritti numerologici introducenti il concetto dello zero, facilitanti così i calcoli, se effettuati con numeri romani. Più che medico è cultore della scienza. I suoi detrattori lo ritengono un papa mago, negromante in combutta con il diavolo che, alla fine del millennio, si sarebbe sciolto dalle catene per portare la fine del mondo; spettatore e complice delle funeste vicende, con pestilenze e fenomeni atmosferici avversi. È stato un Papa i cui occhi sono stati usati per leggere opere di scienza più che piangere lacrime di misericordia.

Il secondo medico e mago e papa è Giovanni XXI Pietro di Giuliano, nato a Lisbona nel 1220; fu eletto papa nel 1276 detto anche Pietro Ispano che lasciò scritti su ricette mediche e raccomandazioni per la salute, bellezza e fertilità. Dopo il crollo del soffitto del palazzo papale di Viterbo morì dopo 6 giorni, forse per mano venefica. Fu detto un pazzo sapiente seduto sulla cattedra santa. Riferisce Guglielmo di Naugis (XIII sec.) che “la morte accidentale non è stato altro che il castigo divino per la sua attività medica intrisa di magia.” Maldicenze prosperate nel terreno dei pregiudizi ecclesiastici antiscientifici[1].

Influenze dell’alchimia e dell’astronomia dal Medioevo ad oggi

L’alchimia e l’astrologia rappresentano nel Medioevo e nel Rinascimento due scienze seguite studiate dai maggiori personaggi dell’epoca.

Nella civiltà e storia dal XII al XVII secolo era importante e determinante la presenza dell’astrologia, rappresentando tecniche divinatorie e magia nelle corti sia laiche che ecclesiastiche. Scriveva Tommaso d’Aquino al Generale dei domenicani “che tutti i moti naturali dei corpi inferiori siano causati dal moto dei corpi celesti”. Dall’astrologia naturale deriva l’importanza dell’oroscopo in cui è essenziale la figura celeste in un determinato momento non solo alla nascita ma in qualsiasi momento della vita. Il parere dell’astrologo di corte era decisivo ed essenziale prima di dichiarare una guerra, fondare una città o lanciare una grande riforma. Pertanto l’astrologia rappresentava una ermeneutica storica e una teologia naturale.

L’alchimia è un antico sistema filosofico esoterico che si espresse con il linguaggio di svariate discipline come la chimica, la fisica, l’astrologia, la metallurgia e la medicina. Il pensiero alchemico è considerato il precursore della chimica moderna prima della nascita del metodo scientifico moderno.

A questo proposito è necessario citare: Philippus Aureolus Theophrastus Bombastus von Hoheneim cioè Paracelso (1493-1541) noto alchemico svizzero e il maggior rappresentante del naturalismo rinascimentale. Per Paracelso i quattro pilastri della medicina sono la filosofia, l’astronomia, l’alchimia e le virtù affermando che non c’è medicina senza astrologia, non c’è medicina senza magia. I migliori insegnamenti per un medico non vengono dal passato ma dal presente. Riteneva possibile la realizzazione della pietra filosofale e di un elisir di lunga vita. La massoneria e i rosacroce utilizzeranno i suoi insegnamenti e la simbologia.

 

Le Eresie dopo il primo millennio

Per eresia si intende una scelta o prendere una dottrina o affermazione contraria ai dogmi e ai principi della Chiesa Cattolica. Quindi l’eresia è una dottrina che si oppone all’ortodossia (giusto-dritto). Le eresie medioevali si svilupparono dal XII secolo in Europa, principalmente in Francia e Italia settentrionale dove sorsero movimenti popolari che respingevano i dogmi cattolici.

Il pericolo maggiore furono i Catari (katharos: puro) detti anche Albigesi (dalla città di Albi nella Francia meridionale) che affermavano un rigore morale, in contrasto alla corruzione della chiesa. I catari ritenevano che nell’uomo convivesse una doppia natura: un’anima spirituale e luminosa assieme ad un corpo materiale, carnale e tenebroso. Pertanto proscrivevano il matrimonio, l’amore fisico, la procreazione, il consumo di carne e di uova, era praticato l’aborto e la sodomia. La loro ascesi era il suicidio raggiunto con il digiuno. A questa eresia si rispose con una crociata albigese tra il 1209 e il 1229 che fu promossa da Innocenzo III per estirpare il catarismo francese. Questa crociata si concluse con il massacro di Bèziers con 20.000 morti, denominato il primo genocidio ideologico. In Italia vennero imprigionati 170 catari che nel 1277 furono posti al rogo a Verona.

Altra dura repressione fu per i poveri di Lione ovvero i valdesi sorti ad opera del ricco mercante lionese Pietro Valdo (1149-1206) che decise di lasciare tutte le proprie ricchezze e la stessa famiglia per predicare il vangelo con la creazione di una chiesa povera, con il rifiuto della sovranità temporale del papa. Questa confraternita si atteneva ai tre voti monastici di povertà, castità e obbedienza. Il dissenso era nel sacerdozio che poteva essere anche femminile, gli unici sacramenti erano il battesimo e l’eucarestia.

Quello Valdese è l’unico movimento medioevale che esiste ancor oggi come chiesa organizzata.

Furono considerati eretici anche quei movimenti pauperistici, cioè apostoli della povertà evangelica, che non avevano accettato di sottomettersi ai dogmi e alle gerarchie della Chiesa. Un rischio simile lo avevano corso i poverelli fondati da san Francesco di Assisi (1182-1226).

 

Alcuni casi di Eresia

I Templari

Il Templari erano cavalieri come gli ospedalieri di San Giovanni (oggi Sovrano Militare Ordine di Malta). L’ordine dei Templari fu fondato nel 1120 da Hugo de Piayns detto anche Ugo di Pagani (1070-1136). Questi cavalieri difendevano i pellegrini che visitavano i luoghi santi, esprimevano voti perenni di castità, povertà ed ubbidienza, nonché di lotta contri i nemici di Dio. Bernardo di Chiaravalle (XII secolo) li considera baluardi del male. Dopo la riconquista di Gerusalemme da parte dell’Islam, i Templari si trasferirono prima ad Acri poi a Cipro infine in Europa. Grazie a lasciti testamentari e donazione si trasformarono in impresa finanziaria, la prima banca transnazionale, e questa fu la loro rovina. Nel 1312 l’ordine fu sciolto, l’ultimo maestro dell’Ordine Jacques de Molay (1243-1314) insieme a Geoffrey de Charnay dopo 7 anni di processo e torture salirono al rogo insieme ad altri 38 cavalieri accusati di diversi reati cioè di bestemmia, stregoneria, sodomia e adorazione del diavolo. Il 18 marzo 1314, nel momento del supplizio, molte legende nacquero sulle profezie del condannato J. Molay nei confronti dei re di Francia: Dio avrebbe vendicato la loro morte sino alla 13° generazione. Si narra che Il boia di Luigi XVI mormorò al condannato prima di ghigliottinarlo: sono un templare e vendico J. Molay. Infine, si dice che l’ordine dei Templari non si sia mai interrotto ma sopravvissuto nei gran maestri custodi dei segreti della Massoneria (per Massoneria si intende una società segreta riservata agli uomini, nata in Inghilterra nel XVIII secolo, ispirata al razionalismo, che poi si è affermata in vari paesi. Propugna una ideologia umanitaria, e tuttora esistente con finalità e rituali diversi).

 

La repressione dell’Eresia con l’identificazione di Maghi e Streghe

La sistematica repressione delle eresie si ebbe a partire dal 1231-1295 quando il pontefice Gregorio IX (1227-1241) istituì il Tribunale dell’Inquisizione nel 1233 che doveva scoprire e condannare alla tortura e spesso al rogo tutti gli eretici equiparati  ai maghi e streghe.

L’inquisizione fu affidata ad un ordine di predicatori mendicanti i domenicani (ordine fondato da san Domenico Guzman 1170-1221), poi affiancato dai francescani infine dai gesuiti. I papi spesso invitarono i giudici dell’inquisizione alla moderazione, come raccomandava San Tommaso d’Aquino, domenicano e inquisitore che predicava “La virtù della misericordia”.

II fenomeno della caccia alle streghe si sviluppò tra il 1500 e 1700: circa 73000 tra uomini e donne vennero accusati di stregoneria, 40- 50000 vennero giustiziati, metà di loro in Germania, tre quarti dei condannati erano donne, vecchie e giovani, povere, spesso analfabete, che avevano dimestichezza con erbe salutari, guaritrici, spesso ostetriche. Lunga sarebbe la lista delle torturate per estorcere una confessione che le condannava al rogo.

Strega: il nome deriva forse da strix (civetta) fattucchiera che si può trasformare in uccello notturno, o da Stige uno dei fiumi infernali o saga che comprende intuitivamente tutto, sono chiamate anche strie e lame.

Lilith (signora dell’aria) figura presente nelle antiche religioni mesopotamiche e nella prima religione ebraica è la prima moglie di Adamo che, non volendogli essere sottoposta, essendo stata creata dalla terra come Adamo, fugge unendosi a Lucifero e divenendo una terribile strega. La sua figura appare nel Faust di Goethe nella notte di Valpurga con Mefistofele. Anche Primo Levi la cita nei suoi racconti.

Nella caccia alle streghe la donna per la cultura giudaico-cristiana è fonte di ogni male avendo assaggiato il frutto proibito.

Nel De planctu ecclesina, redatto nel 1330 dal francescano Alvaro Pelay, le donne trascinano gli uomini negli abissi della sessualità, possono accoppiarsi con le bestie o con il diavolo, sono indovine, gettano il malocchio (occhio che getta male), autrici di incantesimi, malefici, provocano la sterilità, favoriscono l’aborto ed impediscono la procreazione, rappresentando una netta saldatura tra eresia e adorazione del diavolo.

Sotto il pontificato di Giovanni XXII nel 1320 fu scritto dal domenicano francese Bernardo Gui (1261-1331) il primo manuale per gli inquisitori Practica Inquisitionis haereticae privitalis. Bernardo Gui fu inquisitore a Tolosa dal 1308 al 1323 ed è un personaggio del romanzo di Umberto Eco “Il nome della Rosa” dove appare come il perfido inquisitore.

Altro inquisitore di tutta la Spagna e colonie fu Tomàs de Torquemada domenicano (1420-1498) durante l’epoca dei Re Cattolici. Confessore di Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona, discendente da una famiglia ebrea convertita.

Istituì processi molto duri nei confronti dei conversos, detti anche marranos, ossia degli ebrei che si convertivano al cristianesimo non per loro volontà, si accanì anche sui musulmani e sulle donne accusate di stregoneria. Durante questo periodo si celebrarono in Spagna 20.000 processi con 2000 esecuzioni.

Quando nacque l’età rinascimentale, si sviluppo una demonofobia, dopo l’epidemia di peste del 1348 che crebbe progressivamente e giunse ai massimi livelli nel cinquecento. In realtà il Rinascimento fu un’epoca di guerre, pestilenza e di aspri scontri religiosi essenzialmente nei confronti di eretici, di dissidenti intellettuali, alienati mentali e diversi di vario genere, incluse le streghe. Fu l’epoca in cui la caccia alle streghe si allargò a macchia d’olio in tutta l’Europa occidentale, raggiungendo dimensioni ancor oggi imprecisate. Durante le guerre di religione si videro scontrarsi i cattolici con i seguaci delle chiese protestanti, solo ricordiamo la strage degli Ugonotti del 23 agosto 1572, la notte di San Bartolomeo. La povertà, la fame, le epidemie come la peste, le disgrazie, e l’ignoranza acuivano sempre di più la necessità di trovare e punire un colpevole. Proprio nel saggio storico di Alessandro Manzoni, la Colonna Infame, legato al periodo storico in cui è ambientato il romanzo I Promessi Sposi, si narra del processo a Milano, durante la peste del 1630, contro due presunti untori. Questi erano ritenuti responsabili del contagio della pestilenza tramite misteriose sostanze. I due Guglielmo Piazza e Gian Giacomo Mora furono giustiziati con il supplizio della ruota. Dove era la casa del Mora abbattuta e bruciata a ricordo fu poi posta una Colonna a dimostrazione dell’Infamità.

Nel 1487 fu stampato il Malleus Maleficarum (il martello del diavolo) ad opera dei due domenicani Heinrich Institoris (1430-1505) e Jubob Sprenger (1431-1495) che raccoglie e codifica un vasto insieme di credenze, fornendo l’immagine definitiva della stregoneria, che si tramanderà per secoli, riaffermando la donna l’artefice della stregoneria  e che le perfidie  maggiori in questo senso vengono esercitate delle ostetriche perché uccidono i concepiti nell’utero, fanno abortire ed offrono i bambini al diavolo. Il Malleus Maleficarum è anche un manuale contro le droghe, usate e trasmesse da madre in figlia dalle levatrici. Queste infatti usavano l’ergot (segale cornuta) prodotto dal claviceps purpureo, ascomiceta cioè fungo che prosperava sulle graminacee e che oltre che avere un effetto utero tonico, poteva favorire il parto, e prevenirne le successive emorragie. Gli alcaloidi contenuti nell’ergot, chiamata anche molecola del bene e del male, avevano effetti anche allucinogeni, pensando che LSD l’acido lisergico appartienente a questa categoria di farmaci.

Gli unici dati sui processi alle streghe in Europa ci sono forniti dagli atti processuali, come già accennato, riguardanti, quasi esclusivamente donne, guaritrici, levatrici che conoscevano le capacità terapeutiche delle erbe. Nei rari processi dello stato pontificio ricordiamo alcuni casi in particolare.

Nel 1424 a Roma sulla piazza del Campidoglio fu messa al rogo Finnicella accusata di 30 infanticidi per poterne bere il sangue ancora caldo. Ma in realtà era un’ostetrica che dava la vita ai neonati e non la morte.

Nel 1428, inquisitore san Bernardino da Siena, per stregoneria fu posta al rogo a Todi una certa Matteuccia di Francesco per le sue doti di medichessa e arti demoniache, che per prima accennò al sabba e relativi voli a Benevento.

Confermata poi nel 1528 da Bellezza Orsini di Fiano Romano che, suicidatasi in cella, riferì di aver partecipato alle riunioni delle streghe al noce di Benevento recitando la formula: “ Unguento unguento/portami al noce di Benevento/sopra l’acqua e sopra il vento/e sopra ogni altro maltempo.”

 

Il noce di Benevento

La città di Benevento, legata alla cultura pagana e riti mistici, fu abitata prima dai sanniti, poi dai romani, infine dai longobardi, che nel VII secolo ne fecero la capitale di un ducato. La leggenda vuole che quando i longobardi, che adoravano Odino, giunsero a Benevento si riunivano sotto un albero di noce dove appendevano pelli di montone che colpivano con lance e frecce mentre le loro donne urlavano incitandoli. Questo spettacolo grazie alla fantasia e superstizione dei cittadini spaventati li portò a scambiare gli uomini per demoni e le donne per streghe, trasformando tutto ciò che era pagano in satanico. Si ritenne l’albero di noce l’incarnazione del diavolo. Per questo su consiglio di san Barbato fu estirpato. Successivamente sotto il noce ricresciuto la leggenda vuole si svolgessero riunioni di streghe.

Sempre a Benevento c’erano le così dette janare (janua porta) che diventando incorporee come spiriti potevano entrare nelle case passando sotto l’uscio. Per impedire il loro accesso si poneva dinanzi alla porta una scopa di saggina e un sacchetto di sale che costringeva la strega a contare i fili di saggina e i grani di sale giungendo così l’alba, momento della loro scomparsa. Il noce è ritenuto un albero sacro a Giove di aspetto ambivalente sia diurno che notturno, i suoi frutti si ritenevano curativi per la fertilità, il suo guscio è affine alla gonade maschile, mentre l’interno ricorda il cervello umano, curativo per il mal di testa.

 

Il Sabba

Il Sabba (dal latino sabbatum), da mettere in relazione all’antisemitismo medioevale per i riti ebraici del sabato, è una riunione di donne, che, avendo istituito un patto con il demonio, per averne favori e potere, verrebbero di notte trasportate per aria in luoghi determinati come celebre il noce di Benevento per compiere riti orgiastici e unirsi carnalmente con i demoni.

Il rito del sabba iniziava la sera specie di mal tempo fino all’alba, era presieduto da satana nelle sembianze di un caprone (retaggio dell’antichità mesopotamica: più corna aveva la divinità più era potente) mentre per i cristiani rappresentava l’anticristo e l’anti-divinità. I nuovi adepti del sabba dovevano convertirsi, ovvero rinunciare alla fede cristiana con un battesimo che li purificava dal precedente, cioè annullando quello cristiano, quindi rinunciare alla fede cristiana e dichiarare devozione al diavolo. Un interessante libro su questa materia è “Storia Notturna. Una decifrazione del Sabba” di Carlo Ginzburg.

 

Altri casi celebri di accusa di Eresia e stregonerie

Tra le tante accuse di Eresia e stregoneria ricordiamo:

Giovanna D’Arco la strega di Domremy in Lorena, nata nel 1412: fin da giovane, cristiana devota e caritatevole, subì a tredici anni un processo per eresia riferendo di sentire voci celestiali con visione di arcangeli e santi. È da considerare che i fenomeni di misticismo e quelli di stregoneria presentano talvolta delle caratteristiche simili da rendere difficili tracciare i confini fra i due tipi di manifestazioni. Era in atto la guerra di cento anni fra francesi ed inglesi, Giovanna, spinta dalle voci che sentiva, sostenne Carlo di Valois e l’esercito francese vittoriosi nelle numerose battaglie. Catturata e venduta agli inglesi nel 1431, iniziò a suo carico un processo per eresia ed stregoneria. Dopo la condanna al carcere a vita, anche se avesse abiurato i suoi errori, tra cui vestire abiti maschili, il 30 maggio 1431 fu condotta al rogo nella piazza del mercato di Rouen, le sue ceneri furono gettate nella Senna. Fu riabilitata dopo 25 anni nel 1456, santificata nel 1920 da Benedetto XV.

Gilles de Rais (1405-1449) capitano dell’esercito francese nella guerra dei cent’anni, compagno d’armi di Giovanna d’Arco, nominato maresciallo di Francia più che per le sue pratiche alchemiche e occulte è conosciuto come un mostro per aver torturato e stuprato almeno 200 bambini che uccise. Scoperti i suoi delitti fu impiccato a Nantes nel 1440. Forse il personaggio di Gilles de Rais ha ispirato lo scrittore francese Charles Perrault per la fiaba del 1687 Barbablù.

Giacomo Savonarola (1452-1498) domenicano, politico, predicatore e fustigatore della corruzione e decadenza della Chiesa, ricordiamo i roghi della vanità.  Fu condannato per eresia e impostura dal papa Alessandro VI Borgia, fu prima impiccato poi il corpo fu bruciato a Piazza della Signoria a Firenze e le ceneri gettate in Arno. Nel 1997 è iniziata la pratica per la beatificazione.

Ricordiamo Giordano Bruno (Nola 1548-Roma 1600) filosofo, scrittore, monaco appartenente all’ordine domenicano. Fu accusato di eresia dagli inquisitori di cui faceva parte Roberto Bellarmino. Lo stesso Giordano Bruno dopo una disponibilità all’abiura decise di rifiutarla, per cui fu condannato il 17 febbraio 1600 con la lingua in giova (morsa sulla lingua per non poter parlare). Venne portato in piazza Campo de’ Fiori, denudato e legato ad un palo ed arso vivo. Le sue ceneri furono gettate nel Tevere.

Nel 1619 Katharina di fede luterana, madre dell’astronomo Giovani Keplero, viveva a Leomberg piccola città tedesca vicino a Stoccarda. Fu accusata di eresia e stregoneria, si salvò per la attenta e scientifica difesa e determinazione del figlio, che la sostenne nel suo lungo processo, durato sei anni. Quando arrivò il momento della sentenza, Katharina fu sottoposta ad una durissima prova, per vedere se si pentiva e confessava, ma, lei giurò con forza e coraggio di non essere colpevole, cadde in ginocchio recitando una preghiera. Fu dichiarata libera nel 1622.

 

Dalla leggenda  all’attualità

I nati albini  

Guendalina Malatesta nasce nel 1370 nel castello di Montebello di Torriana presso Rimini. Purtroppo è albina, ritenuta in quell’epoca figlia del demonio e strega. Viene isolata e per le tinture dei suoi capelli bianchi, questi prendono un colore azzurro da cui il suo soprannome Azzurrina. Sparisce morendo il 21 giugno 1375 all’età di 5 anni, in una notte di tempesta, cadendo nelle segrete del castello o uccisa e murata nello stesso maniero. La leggenda vuole che di notte si odano lamenti e grida dello spirito di Azzurrina. Per cui si effettuano attualmente visite guidate del castello con registrazioni dei lamenti di Azzurrina.

Attualmente nascere albini in Africa, in particolare in Tanzania e in Camerun, è un grandissimo problema per via di numerose discriminazioni. Si ammalano frequentemente, per la carenza di melanina, di tumori della pelle per le intense radiazioni solari, spesso sono cechi. Ma l’aspetto drammatico è che, in questi paesi, sono considerati portatori di poteri magici e per questo perseguitati o addirittura vengono uccisi. I loro organi soprattutto i genitali, ma anche gambe ed orecchie oltre che il sangue sono ricercatissimi da streghe e stregoni che li ritengono indispensabili per le loro magiche pozioni, che assicurerebbero ricchezza e salute.

 

Dal 1700 ai giorni nostri

Due personaggi diametralmente opposti del ‘700 italiano riguardo alla magia sono: Raimondo di Sangro principe di Sansevero (Torremaggiore 1710-Napoli 1771) è stato esoterista, anatomista, alchimista, produsse farmaci portando a guarigione molti personaggi, grande inventore delle tecniche e delle arti. La sua fama è nata e permane legata alla Cappella Sansevero a Napoli, contenente statue barocche come il Cristo Velato, la Pudicizia e il Disinganno. Massone gran maestro della loggia nazionale di Napoli. In risposta all’Inquisizione romana che aveva posto all’indice un suo libro Lettere d’una Peruana per rispetto alla sua posizione De Quipu scrisse in sua difesa una Lettera apologetica. Interessanti sono le macchine anatomiche, scheletri nei quali è visibile l’intero sistema artero-venoso. Tante le leggende su tale personaggio riportate anche da Benedetto Croce e Salvatore Di Giacomo.

Giuseppe Balsamo detto anche Alessandro conte di Cagliostro (Palermo 1743- San Leo 1795). Alchemico, guaritore, disegnatore, grande viaggiatore, sposa a Roma nel 1768 Lorenza Serafina Feliciani che l’accompagnerà nelle sue avventure. Fondò la prima loggia massonica di rito Egiziano. Goethe, che lo conobbe, considera Cagliostro “un briccone e le sue avventure delle ciurmerie”. A Roma accusato di eresia fu condannato al carcere a vita, imprigionato morì nella fortezza di San Leo.

Tra i maghi e occultisti più famosi del secolo scorso che pretenderebbero di controllare le forze della natura con poteri occulti ricordiamo Harry Houdini (1874-1926) famoso per la capacità di liberarsi da qualsiasi tipo di manette e dalle catene, indiscusso re delle evasioni. Ha combattuto e spesso smascherato lo spiritismo. Prima di morire disse: se è veramente possibile a qualcuno tornare dall’aldilà, Harry Houdini lo farà”. La moglie ogni anno, nella ricorrenza di Halloween, ha atteso invano segnali convenuti da parte del marito.

Altro illusionista nato nel 1956 è David Copperfield che detiene il titolo di illusionista del millennio. Ha fatto sparire la Statua della Libertà, è passato attraverso le pareti della Grande Muraglia Cinese.

In generale, è pericoloso fare l’illusionista: si riportano più di 19 morti in modo casuale o per numeri eccessivamente rischiosi durante le loro esibizioni.

 

Influenze della Magia e della stregonerie ai giorni nostri

Esaminiamo ora come la dilagante globalizzazione abbia cancellato l’origine storica di alcune ricorrenze e ricreato moderni maghi e streghe, diversi da quelli delle antiche fiabe.

Sperando che rimanga valido il termine Metastoria introdotto dallo storico Aldo Ferrabino nel 1937 che indica “la sfera di ciò che pur non sovrastando la storia permane costante nel fluire di questa”, è ciò che costante e duraturo permane oltre i mutamenti contingenti.

Forse in questo mondo in rapido cambiamento, è necessario, se possibile, ricostruire una metastoria, a partire dalla quale ogni pratica magica spesso legata alle antiche usanze legate alle stagioni e alla fertilità dei campi dell’inizio della primavera e dell’inizio dell’autunno riceva una leggibilità ed efficacia.

L’attuale festa di Halloween ha origine celtica detta Semhain (festa di fine estate) trasferitasi in Irlanda, coincide con il capodanno celtico del 31 ottobre. In questo passaggio stagionale si riteneva che potesse entrare in comunicazione il mondo dei vivi con quello dei morti. I cristiani istituirono il primo novembre la festa di Ognissanti il due novembre quella dei morti. Per la carestia dell’ottocento molti Irlandesi emigrarono in America trasferendovi le loro tradizioni fra queste la festa di Halloween che successivamente si è diffusa in Europa. Con il dilagante e successivo consumismo perse il suo significato originario. Si è radicato l’uso di abiti carnevaleschi, con propensione al macabro e grottesco. Si calcola che per gli addobbi e costumi gli americani spendano annualmente circa tre miliardi di dollari. Padre Gabriele Amorth, esorcista della diocesi cattolica di Roma, affermava: “festeggiare la festa di Halloween è rendere osanna al diavolo, il quale se adorato, anche soltanto una notte pensa di vantare dei diritti sulla persona”. Anche padre Francesco Bamonte, presidente della associazione internazionale degli esorcisti, afferma: per gli esorcisti la festa di Halloween è sfruttata dai satanisti e dall’occultismo e può divenire una alternativa al cristianesimo. Don Aldo Bonaiuto sacerdote esorcista coordinatore generale del servizio antisette della comunità Papa Giovani XXIII, fondata da Don Oreste Bensi, afferma “Halloween  è esaltazione dell’ occultismo”.

L’usanza dei bambini nel giorno di Halloween di dire “dolcetto scherzetto” (in inglese trick o treat offerta o maledizione) deriva da una usanza medievale dei mendicanti di chiedere elemosina il giorno di ogni santi, in cambio della promessa di pregare per i defunti del donatore, vi è anche la leggenda del malvagio Jack, negato dal paradiso e dall’inferno, che se non gli viene offerto qualcosa procura terribile e macabri scherzi.

Anche nota era secondo la leggenda germanica la notte di Valpurga perché si svolgeva presso la tomba di santa Valpurga (monaca dell’VIII sec.) nel Brocken in Germania. Ricorda una antica celebrazione pagana che avviene la notte tra il 30 aprile e 1 maggio e rappresenta l’inizio della primavera, con balli e falò dove si bruciavano le cose vecchie per far spazio alle nuove. Tale celebrazione è stata ritenuta una riunione di streghe.

Nel 1997 J. K. Rowling dopo ripetuti rifiuti degli editori riuscì a far pubblicare il suo manoscritto Harry Potter e la pietra filosofale in 500 copie (ora preziose). A distanza di vent’anni, la saga di 7 libri di Harry Potter ha venduto 350 milioni di copie tradotto in 79 lingue, tra cui in latino e greco antico, con un giro di affari di sette milioni di euro. Questi libri rimangono il più grande successo editoriale degli ultimi anni. Intorno al maghetto Harry Potter, nella scuola di magia di Hogwaris, incontriamo maghi buoni e cattivi, streghe ed insegnanti di pozioni ed arti oscure. Vicino all’entusiasmo generale si sono sentite voci discordanti come quella della critica letteraria tedesca Gabriel Kurby che scrive “il libro nuoce al rapporto dei giovani con Dio” che lo stesso papa Ratzinger ritiene “siano subdole seduzioni”. Lo stesso Odifreddi riporta “le pagine di matematica di questi libri sono dannose perché propagandano visioni superstiziose che spengono la lucidità alla verità scientifica”. Al contrario molti ritengono il maghetto un eroe contemporaneo che non può essere solo, Albus Silente, il potentissimo mago, insegna a Harry Potter di “non aver pietà di coloro che vivono senza amore”. Come nella nemesi storica gli anni in cui esplode il fenomeno rowlinghiano sono gli stessi di grandi tensioni politiche, atti terroristici, problemi economici, tutti problemi umani che la pietà che emana dalle pagine di questa saga ha reso più vivibile per i bambini di ogni età e di tutto il pianeta. Infatti, la magia nasce per riparare la realtà con la fantasia per cui il maghetto rimarrà contemporaneo per molto tempo. Proprio su questo si sta svolgendo a Londra una grande mostra alla British Library che celebra i 20 anni della saga potteriana che si trasferirà poi a New York. La Rowling con i suoi libri, con una mirabolante e preveggente fantasia creativa, è riuscita a vivificare tutto un mondo di leggende, miti, personaggi, che stanno attorno a noi, e che forse comprensivamente avvertiamo e a renderle credibili e presenti, in una storia, che non smette mai di mischiare reale e fantastico. Perché noi umani siamo fatti di storie, di meraviglie ed incanti. Quando si esce da questa mostra come direbbe Paolo Conte “ti senti fradicio di magia”. La prima formula magica che tutti conosciamo è abracadabra usata da maghi e streghe, La prima attestazione scritta è nel Liber Medicinalis di Quintus Serenus Sammonicus (II° sec.) scienziato dell’imperatore Caracalla. Questa formula veniva usata per curare la malaria da un manoscritto di Canterbury del XII sec.

 

La magia oggi

Ricordiamo nel 1970 lo slogan femminista che si udiva nelle strade italiane “tremate, tremate le streghe sono tornate”.

Nuove religioni

Nei primi decenni del 1800 vi fu uno straordinario revival dell’occultismo con la nascita di numerose fratellanze e sorellanze magiche come il Wicca il cui simbolo è il pentacolo stella a cinque punte. Questa forma di rinnovato paganesimo fu opera di Gerald Gardner (1884 1964) che si proclamò lo stregone del museo delle streghe nell’isola di Man. Sempre Gardner indicò per i wiccan i tre gradi iniziatici (apprendista, compagno, maestro) analoghi a quelli della massoneria. Nel 1951 il Parlamento inglese abrogò la legge contro la stregoneria del 1736.  Inoltre Gardner nel 1954 si dedicò a promuovere la stregoneria che egli definiva Wicca. Sacerdotessa del Wicca divenne poi Doreen Valiente (1922-1999) autrice del libro “Magia Naturale” ritenuta la madre della moderna stregoneria. Il Wicca è una forma di paganesimo in cui il punto di riferimento è la triplice Dea (bambina, madre, vecchia) vista come il simbolo religioso più elevato di una antica civiltà scomparsa, contemporaneamente il punto di riferimento per una  nuova società, con richiami a pratiche divinatorie e credenze magiche, che stridono con il razionalismo della civiltà post industriale. È una forma mentis che, assieme alla cultura ecologista e ambientalista, va vista come ribellione al consumismo, che va a distruggere il corpo della Dea ovvero la Madre Terra. Dopo la morte di Gardner il suo posto fu presso da Alex Sanders (1926-1988) che si proclamò re delle streghe. L’esplosione del Wicca nel mondo anglosassone è il risultato della sovrapposizione di tendenze sociali e di mode culturali differenti dal variegato movimento hippy alle associazioni per la liberalizzazione delle donne. Questa stregoneria moderna è nel legame individuale con la natura e le sue energie. Wicca definita dianica pone l’accento sulla figura della dea lunare Diana e sul culto della grande madre Gea ovvero la Terra. Questa nuova religione rifiuta ogni dogma, dà completa libertà ai suoi adepti di seguire ogni pratica, in ogni parte del mondo. La cultura ambientalista è un elemento fondamentale dei Wiccan che riconoscono la sacralità della natura in quanto il pianeta in cui viviamo e l’universo intero rappresenta il corpo della dea.

Rispettare la natura significa rispettare la grande madre dell’universo, la fecondità e la fertilità della terra. Si ritiene che alla Wicca aderiscano trecentomila persone specialmente in Inghilterra e negli Stati Uniti d’America.

 

Conclusioni

Le attuali conquiste scientifiche e ancor più quelle prospettate nel futuro oggi non ci stupiscono, anzi le attendiamo sempre nella illusoria speranza di una salute e giovinezza eterna per combattere definitivamente anche la fine della vita.  Certo nei secoli scorsi queste ricerche sarebbero state considerati magia e stregoneria, sicura opera del maligno o chi per lui.

Ora al di là delle utili e indispensabili pratiche di prevenzione e terapia della salute, possiamo trovare in rete sotto la voce: magia, esoterismo, ritualistica, astrologia e cartomanzia l’indirizzo di tanti personaggi che assicurano massima serietà e competenza in queste materie, senza incorrere in condanne, solo sperando di non andare incontro a false aspettative o pericolose conseguenze, come spesso denunciate dalla cronaca. Numerose sono le librerie di esoterismo e magia con materiale, amuleti e corsi di iniziazione.         

La lettura dei libri di Ernesto De Martino (1908-1965) storico delle religioni, antropologo, etnologo e profondo conoscitore della religione del meridione italiano, in particolare della Lucania, ci fa partecipe della sopravvivenza di alcune pratiche di magia cerimoniale, quali la fascinazione stregonesca, la possessione, l’esorcismo e la fattura, analizzando la struttura delle tecniche magiche, la loro funzione psicologica e le ragioni che le favoriscono, sempre considerando che ogni pratica magica è leggibile ed efficace se  inserita in quella civiltà, in quell’epoca e in quell’ambiente storico dove quella comunità  ne condivide i valori.

Dopo aver raccolto delle storie, dei secoli scorsi, su magia e stregoneria, è necessario tentare una interpretazione che abbracci la condizione dell’uomo, che, immerso a volte nella precarietà e contingenza, necessita di quella forma protettiva che è la magia, che potremmo estendere alla mitologia, alla religione e alla stessa ragione.

L’alternativa fra magia e razionalità è uno dei grandi temi da cui è nata la civiltà moderna.

Il vocabolo magia lo ripetiamo frequentemente per associarlo a tutto ciò che ci appare bello, fantastico e desiderabile, ma è necessario considerare che la magia è intorno a noi, ma solo dobbiamo acquisire la capacità e abilità di vederla, capirla ed applicarla, per poter vivere nel migliore dei modi.


[1] Nota di attualità: una recente esortazione è giunta a Papa Francesco Bergoglio come “correzione filiale in ragione della propagazione di eresia” stilata da 45 studiosi cattolici in riferimento all’esortazione cattolica Amoris Laetitiae (Gioia dell’Amore) dell’8 aprile 2016 su matrimonio, vita morale e recezione dei sacramenti (comunione ai divorziati e risposati) e discernimento e ruolo del confessore. Si richiama il dovere di attenersi alla dottrina per non allontanarsi dalla tradizione e dal magistero, ripudiando degli elementi che possano essere intesi in maniera contraria alla fede e alla morale cattolica. Forse ogni rinnovamento per l’ortodossia è sempre inadatto e pericoloso. Forse nella storia dei Papi si sono alternati professori di teologia e pastori.