Anno Accademico 2025-2026

Vol. 70, n° 3, Luglio - Settembre 2026

Settimana per la Cultura

14 aprile 2026

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Scribonia Attice: una Ostetrica dell’Antica Roma

G. Baggieri

È esattamente l’anno VII dell’era fascista che nel luglio del 1929 nel corso dei lavori di sbancamento e livellamento di alcune dune di sabbia su un grosso appezzamento terriero appartenente all'Opera Nazionale dei Combattenti, nel cuore dell'Isola Sacra ad Ostia, venne scoperto che quei rilievi naturali altro non erano che strati di sabbia che coprivano antichi edifici. Gli scavi successivi, condotti dalla Direzione degli Scavi di Ostia, allora afferente alla Direzione Generale alle Antichità del Ministero alla Educazione Nazionale, già della Pubblica Istruzione, portarono alla luce una necropoli romana databile al II-III secolo d.C. La scoperta suscitò meraviglia e stupore, con sorpresa ci si rese conto di essere di fronte ad una necropoli dall’architettura cimiteriale ritenuta esclusiva della Roma aristocratica del II-III sec. Essa riprende alla stessa maniera le tombe della Via Latina, denotando un impianto ben progettato sulla distribuzione delle strade e degli edifici. La composizione delle cappelle e dei mausolei, presenta ornamenti di fregi marmorei con scolpite figure e con incise scritte, pitture, mosaici, denotando un ceto di appartenenza esclusivo che riservava tombe monumentali per sé stesso e per la propria famiglia. Monumenti funebri che custodivano  deposizioni ad inumazione e ad incinerazione con tanto di urne ben riposte nei loculi di alloggiamento. Il resto del cimitero presentava le classiche tipologie di sepolture, a cappuccina, sarcofago in pietra e sarcofago in terracotta.

Questa area fungeva da cimitero anche per famiglie di liberti, come confermano le iscrizioni riportanti i loro nomi incisi sulle epigrafi funerarie. Le tombe edificate in opera laterizia, erano arricchite da cornicioni in marmo, iscrizioni commemorative e pavimenti a mosaico. Ebbene, tra queste si distingue la tomba n. 100, sebbene tra quelle più danneggiate, particolarmente interessante perché appartenente ad una levatrice, cioè ad un’ostetrica. Al tempo della scoperta, la struttura consisteva in una sepoltura a cremazione che aveva conservato olle funerarie con relativi coperchi e resti ossei combusti. Sull’architrave era ancora visibile l’iscrizione funeraria, mentre sulla facciata d’ingresso della tomba comparivano due bassorilievi in terracotta. Questi ultimi, di manifattura piuttosto semplice e realizzati probabilmente senza l'uso di stampi, erano costituiti da una sola lastra di cotto con cornici sagomate formate da pezzi separati. L’epigrafe funeraria riporta il seguente testo: H.M.D.M.A D.M. SCRIBONIA ATTICE AMERIMNO FECIT SIBI ET M. ULPIO AMERIMNO CONIUGI ET SCRIBONIAE GALLITICHAE MATRI ET DIOCLI ET SUIS ET LIBERTIS LIBERTABUSQUE POSTE RISQUE EORUM PRAETER PANA RATUM ET PROSDOCIA H.M.HE.N.S. Dall'iscrizione si deduce che la tomba apparteneva a Scribonia Attice Amerimno, la quale l’aveva fatta costruire per sé, per il marito M. Ulpio Amerimno, per sua madre Scribonia Gallitichae, per Diocle e per i propri familiari, nonché per i liberti della famiglia e citando  anche  due altri individui: Panarato e Prosdocia.

Dei due bassorilievi in terracotta, quello posizionato a destra rispetto a chi entra rappresenta proprio un’ostetrica nell’atto di assistere una donna durante il parto. La scena raffigura tre figure: la partoriente che è seduta su una sedia dotata di braccioli, sui quali poggia le braccia, ed uno schienale basso che permette a un’assistente, doula, di stare in piedi alle sue spalle. Quest’ultima aiuta la partoriente sostenendola con il braccio sinistro e premendo con la mano destra il basso ventre per facilitare il parto. La partoriente si presenta con le gambe aperte mentre l’ostetrica, seduta su uno sgabello basso davanti a lei, tiene la mano sinistra sul proprio ginocchio e con la destra sembra essere intenta a compiere una manovra ostetrica. Indossa una tunica lunga con maniche corte o arrotolate per agevolare i movimenti. La sedia da parto ricorda nel suo design una sedia da bagno, con forme più ampie per facilitare il parto e l’accoglimento del neonato. La scena è descritta nei dettagli anche dagli scritti di Sorano d’Efeso.

Un modellino di seggiola da parto è possibile osservarlo presso il Museo Archeologico etrusco di Villa Giulia. Contrariamente a quanto viene riportato da altri autori il foro della seggiola ha il solo scopo di far defluire tutti i liquidi espulsi nel corso del parto, comprese le feci.

Il secondo bassorilievo è diviso in due parti. Sul lato destro sono rappresentati strumenti chirurgici, mentre a sinistra si vede un medico impegnato a curare o operare un paziente. Quest’ultimo è seduto su uno sgabello, indossando una tunica corta fino alle ginocchia con maniche corte o arrotolate; afferra la propria gamba destra all’altezza del ginocchio tenendo il piede immerso in un bacile sul quale defluisce il sangue. Purtroppo, la testa del paziente non è più visibile a causa di un danneggiamento del bassorilievo. Anche il chirurgo è seduto su uno sgabello basso; indossa una tunica che lascia scoperti il petto e le braccia ed è raffigurato di fronte. Ha la barba; le mani, all’altezza della gamba destra, trattengono la destra una spugnetta, o forse una pezza, la sinistra una benda arrotolata o forse meglio uno strumento chirurgico. È stata fatta quindi l’ipotesi che si tratti di un atto propriamente chirurgico, nello specifico dell’intervento di salasso sulla safena. Secondo questa ipotesi, il chirurgo potrebbe aver appena inciso la safena con la lancetta, che ancora tiene nella mano sinistra, mentre con la destra tenta di pulire con la spugna lo sbocco di sangue che ha provocato. Il piede poi, secondo questa ipotesi, sarebbe immerso nell’acqua calda del catino sottostante proprio per facilitare l’afflusso del sangue. Non si può comunque escludere che sia solo la raffigurazione di un atto di cura, quindi durante la medicazione il medico trattiene nella mano destra del cotone e nella sinistra semplicemente una fascia.

Sulla destra, come dicevamo, sono raffigurati degli strumenti chirurgici contenuti in una busta chirurgica aperta. Gli strumenti sono contenuti in una custodia di legno, separati in due per parte. Sono strumenti di tipo tagliente con lama in ferro e manico in bronzo. La presenza di una ostetrica e di suo marito medico, informazioni dateci dalle due lastre, ci dà una percezione sulle cure attese prestate nella Ostia tra il I ed il III secolo. Dai recuperi di corredo sono anche pervenuti strumenti medici e oggetti come unguentari, flaconi contenenti medicamenti, vasi per creme, ed altro ancora. Molto di questo materiale è andato distrutto, altro disperso nei vari musei senza la precisa provenienza, come ad esempio un recupero avvenuto una decina di anni fa da parte dei carabinieri del NPT, di trecento strumenti medico chirurgici consegnati al museo di Monterotondo. Una bella lastra marmorea in rilievo appartenente alla necropoli di porto è oggi esposta a New York e rappresenta un medico nel suo studio.

Le terrecotte a lastra con immagini raffiguranti scene della vita quotidiana presenti nella necropoli sono diverse, segnaliamo per ciò che concerne il nostro interesse alcune lastre che rappresentano due botteghe: una di coltellinaio ed una di strumenti medici; un’altra che raffigura una donna con un recipiente per l’acqua (a dimostrazione della importanza dell’acqua da bere e come terapia recuperata da sorgenti o da cisterne apposite). Ed infine una terracotta singolare che descrive un mulino con la presenza di un uomo ed un serpente ben vigoroso nella sua figura. Questa terracotta, può avere diversi significati, ad esempio il fatto che ci sia un serpente ci può autorizzare ad associarla ad una rappresentazione di Esculapio. Segnaliamo, la presenza di una bella raffigurazione di medici con il loro strumentario in una lastra con cornice esposta presso i musei vaticani.


BIBLIOGRAFIA

Baggieri G. Alcune memorie di medicina da oggetti antichi. Il setaccio di MelAMI, 2025.

Baggieri G. Antichi Strumenti Chirurgici. In Nell’Arte Ritrovata, La Guardia di Finanza a Tutele dei Beni Culturali. Roma: Arco, 2003:75-82.

Baggieri G. Il pensiero medico nell’antica Roma. Il Setaccio di MelAMi, in press.

Baggieri G. La Tomba dell'ostetrica. Lazio ieri e oggi 2017;615:293-5.

Baggieri G. Mater: Incanto e disincanto d’amore. Roma: Ministero Beni e Attività Culturali, 2000.

Baggieri G. Strumenti per piccola chirurgia osservati in un recente rinvenimento, appartenenti ad un periodo a cavallo dell’alto medioevo. Rivista di Storia della Medicina 2003;XXXIV:169-82.

 

 

Prof. Gaspare Baggieri, Curatore del Museo dell’Accademia di Storia dell’Arte Sanitaria

Per la corrispondenza: gasparebaggieri@gmail.com