Anno Accademico 2025-2026
Vol. 70, n° 2, Aprile - Giugno 2026
Simposio: Santi e Medicina
10 marzo 2026
Simposio: Santi e Medicina
10 marzo 2026
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Questo lavoro nasce con l’intento di descrivere e trasferire una serie di incontri indiretti, con alcuni Santi riferiti alla Medicina.
Si tratta di testimonianze che l’autore ripercorre nella sua lunga attività lavorativa circoscritta nell’ambito archeologico, antropologico e storico medico.
- Santi Cosma e Damiano. Agli inizi degli anni ottanta, nel corso delle indagini esplorative presso la Basilica di Santa Maria Antiqua, al Foro Romano, avevo modo di conoscere gli affreschi del VI sec. d.C. dei quali uno in particolare rappresenta i Santi della Medicina. Si tratta della cappella dei Santi Medici posta alla destra del presbiterio ornata dalle immagini dei guaritori cristiani; in questo luogo si praticava il rito dell’incubatio: qui dormivano i malati, come avveniva già in antico nei templi pagani nella speranza che i Santi portassero loro conforto in sogno. Si riconoscono San Cosma e Damiano, Leonzio, Antimo, Euprepio.Non da meno, sempre al Foro Romano lungo la Via Sacra dove insiste il tempio di Romolo, si erge con ingresso da Via dei Fori Imperiali la Basilica di San Cosma e Damiano.
Ecco quindi due luoghi di oggettivo interesse riferiti a Santi della Medicina, in particolare San Cosma e Damiano. I due fratelli gemelli (III sec. d.C.), medici dell’antica Roma, vantano una notorietà di guarigioni e miracoli tali da essere considerati i protettori dei medici e dei farmacisti.
Inoltre, due studi singolari di ricognizione medico antropologica ebbi modo di espletarle sul finire degli anni novanta a Bari presso la Basilica di San Nicola che custodisce le reliquie di San Nicola, (valutazione dei resti).
Trasferite da Myra nel 1087, diventeranno nel tempo un importante centro di pellegrinaggio per cattolici e ortodossi.
Mentre un altro studio fu fatto per San Giulio presso la cappella sita al Castello di Udine (valutazione dei resti umani custoditi nella teca trasparente).
L’elenco che segue comprende i Santi ausiliatori legati ai disturbi della salute dell’uomo. Per alcuni di essi il riscontro di diretto interesse è dimostrato per i seguenti:
- Sant’Agazio (emicrania dolore testa), si tratta del Santo patrono di Squillace. In questa piccola cittadina nel 2003 è stato condotto uno studio antropologico inerente i cosiddetti guerrieri di Squillace, successivamente nel 2008 esposti in un tecnologico allestimento nelle vecchie prigioni del Castello.Di altri Santi ausiliatori non ci sono esperienze vissute da vicino, ma vale la pena comunque menzionare i santi che completano l’elenco.
Santa Barbara (fulmini, febbre, morte improvvisa), Santa Caterina d’Alessandria (malattia della lingua), Sant’Eustachio (pericolo del fuoco), Sant’Egidio (contro la pazzia), San Giorgio (malattia pelle), Santa Margherita d’Antiochia (parto), San Pantaleone (infermità da consunzione).
Ancora dal sisma Marche 2016-2017Una corrispondenza di coinvolgimento, la merita San Nicola da Tolentino (protettore dei terremoti e calamità naturali). Una sua bella statua è stata salvata dalla chiesa di Sant’Agostino ad Offida (AP) nel 2017.
- San Carlo Borromeo, in un dipinto recuperato dal sisma 2016-17 nella chiesa di san Francesco presso Arquata del Tronto, località Borgo. In questa chiesa era custodita l’unica copia dell’originale lenzuolo della sindone.Di Carlo Borromeo possiamo dire che il suo nome rimarrà per sempre legato a una delle pagine più drammatiche e nobili della storia italiana: la peste di Milano. Nel 1572, mentre la città veniva travolta dal contagio, i nobili e i potenti fuggivano. San Carlo, invece, tornò tra il suo popolo. Camminava a piedi scalzi per le strade deserte, organizzava soccorsi, celebrava messe per i moribondi, portava l’Eucaristia agli appestati. Non ebbe paura di nulla. La sua fede fu più contagiosa della peste stessa. E quando la carestia colpì dopo l’epidemia, vendette i mobili dell’arcivescovado e si indebitò pur di sfamare i bisognosi.
In qualità di curatore del Museo di Storia dell’Arte SanitariaAl complesso monumentale del Santo Spirito si possono citare le seguenti testimonianze per:
- San Camillo de Lellis. La cronaca ci dice che il 7 marzo del 1571 un uomo gigantesco, alto più di due metri, varcava il portone dell’Ospedale di San Giacomo degli Incurabili, che si trovava, come oggi, a due passi da porta del Popolo, a Roma. Si chiamava Camillo de Lellis e doveva farsi curare una piaga all’altezza della caviglia destra che continuava a suppurare. Guarito diverrà inserviente e guardarobiere del San Giacomo fino al 1579, poi come amministratore decide di fondare una sua società nel 1582, successivamente diverrà sacerdote, presterà i suoi servigi al San Giacomo sino al 1585, quando si trasferisce al Santo Spirito per affrontare contro tutto e tutti la riforma ospedaliera. Sisto V concederà a Camillo l’approvazione della nuova compagnia dei ministri degli infermi.
Lui era il primo a dare l’esempio nonostante l’ernia e le piaghe alla gamba, cui s’aggiunsero negli ultimi anni due grossi calli sulla pianta dei piedi, una colica renale e la formazione di calcoli. Subito dopo la messa si recava al Santo Spirito, leggeva la relazione sull’arrivo dei nuovi pazienti e sulle condizioni di quelli già in ospedale; ispezionava la cucina e talvolta cucinava egli stesso dei manicaretti per i pazienti difficili o convalescenti; poi si dedicava ai casi più gravi fino all’ora di cena quando tornava alla Maddalena. Dopo aver detto le sue preghiere e sbrigato qualche faccenda urgente, si recava di nuovo al Santo Spirito dove spesso trascorreva tutta la notte dedicandosi ai casi più gravi, sollevando chi non riusciva più ad alzarsi, nutrendo quelli che non potevano più servirsi delle mani. La sua tenerezza nasceva dalla sua visione del malato come immagine del Crocifisso. Scaldava i piedi degli infermi prima di metterli a letto e li spidocchiava pazientemente, faceva loro il bagno completo in acqua tiepida profumandoli poi con erbe aromatiche. L’igiene era una sua preoccupazione: raccomandava che i gabinetti fossero sempre lindi, le corsie alte, luminose e bene arieggiate, che i letti fossero mantenuti puliti, che i pazienti avessero un berretto per mantenere tiepido il capo nelle notti invernali.
Riscontri diretti e oggettiviPresso il Museo di Storia dell’Arte Sanitaria a Roma è possibile osservare le filacce usate da San Camillo de Lellis per la cura della sua piaga. Sono contenute in una piccola urna in legno, vetro e carta; le filacce sono in busta di carta plastificata chiusa da nastro rosso e due bolli di ceralacca, con autentica della Curia dei Ministri degli infermi (dono del Padre Mario Vanti di Roma), cm. 11x17,5x5.
Inoltre, un dipinto del 1746 celebra la canonizzazione di Camillo de Lellis, fondatore nel 1591 dell’Ordine dei Ministri degli Infermi. Al culmine del successo, durante il pontificato di Benedetto XIV, l’autore il pittore Pierre Subleyras descrive il drammatico episodio della vita del Santo con una commovente e sobria interpretazione dei sentimenti di misericordia e partecipazione alla sofferenza umana. Dimensioni: 172 x 248 cm, Roma (Collezione privata Munoz Antonio fino al 1960).
Di San Rocco possiamo evidenziare oltre alla ferita sulla coscia, forse una piaga, quindi un elemento di malattia. Giunto a Roma, nel periodo compreso tra il 1367-68, vi rimase tre anni curando gli ammalati all’Ospedale Santo Spirito. Nella città eterna curò anche, fino a ottenerne la guarigione, un cardinale non meglio individuato che lo presentò in udienza al pontefice, che rimase ammirato da quel giovane. Ebbene, le antiche Corsie Sistine sono oggetto frequente di spiegazioni e lezioni condotte dallo scrivente.
- San Giobbe. Stessa considerazione per il dipinto esposto nell’altare del Palladio, sempre alle Corsie Sistine, che rappresenta San Giobbe. Sotto al Tiburio si trova l’altare dedicato a san Giobbe, coperto successivamente da un Ciborio a forma di tempietto, costituito da un fregio in marmo sorretto da colonne e pilastri. Il pregiato complesso artistico è attribuito ad Andrea Palladio, unica sua opera romana. La pala d’altare, eseguita con la tecnica della pittura ad olio su tela, raffigura San Giobbe ed è attribuita a Carlo Maratta (1625-1713 nato a Camerano). San Giobbe è una figura centrale nella Bibbia e nella tradizione cristiana, noto per la sua vita di giustizia e fede.Durante le sue prove, Satana infligge a Giobbe piaghe dalla testa ai piedi, simbolo della sofferenza e del dolore. La rappresentazione di San Giobbe con piaghe è un simbolo di perseveranza e di resistenza alle avversità, rappresentando la capacità di sopportare le difficoltà e di mantenere la fede in Dio.
Riscontro da collezioneUn dipinto, olio su tela della fine del settecento di proprietà dello scrivente di autore ignoto, riproduce Isacco e Rebecca con i due figli gemelli, Esaù e Giacobbe. La benedizione paterna e la rivalità tra i due fratelli rivestono un ruolo cruciale nella storia biblica. Il riferimento medico consiste nel fatto che Isacco, malato e cieco, è rappresentato steso sul letto nell’atto di benedire Giacobbe, convinto che sia il primogenito Esaù. Giacobbe, anche noto come Israele, divenne uno dei patriarchi centrali delle dodici tribù di Israele, portando avanti la promessa divina di Abramo.
Prof. Gaspare Baggieri, Conservatore del Museo dell’Accademia di Storia dell’Arte Sanitaria
Per la corrispondenza: gasparebaggieri@gmail.com