Anno Accademico 2025-2026
Vol. 70, n° 2, Aprile - Giugno 2026
Conferenza: Ambiente è Salute
24 febbraio 2026
Conferenza: Ambiente è Salute
24 febbraio 2026
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La salute umana è indissolubilmente legata alla salute del Pianeta. Aria pulita, acqua dolce, suoli fertili, un clima stabile e una biodiversità ricca non sono solo risorse naturali, ma le basi biologiche che rendono possibile la vita e il benessere delle società umane. Oggi queste basi sono sempre più compromesse.
Per valutare lo stato di salute del sistema Terra, la comunità scientifica utilizza il quadro dei planetary boundaries, i limiti planetari, che individua nove processi biofisici fondamentali – tra cui il cambiamento climatico, l’alterazione dei cicli biogeochimici, l’uso del suolo, lo sfruttamento delle risorse idriche e l’inquinamento chimico – entro i quali l’umanità può operare in sicurezza. Superare i limiti planetari significa entrare in una “zona di rischio” dove i cambiamenti improvvisi e irreversibili – come il collasso degli ecosistemi – diventano più probabili, destabilizzando le basi della vita. Le più recenti valutazioni mostrano che sette di questi limiti sono già stati superati.
Parallelamente, è nato il concetto di planetary health, la salute planetaria, che evidenzia come ogni limite planetario violato e il degrado degli ecosistemi generino impatti sanitari e compromettano le condizioni fondamentali per la salute umana, influenzando tanto la diffusione di malattie infettive e non trasmissibili, quanto la sicurezza alimentare, il benessere mentale e la mortalità legata a eventi estremi. Gli effetti si manifestano già prima di superare i limiti planetari, mentre oltrepassarli può innescare punti di non ritorno che accelerano ulteriormente i rischi. Ondate di calore, diffusione di sostanze chimiche persistenti, perdita di servizi di depurazione stanno già causando un aumento di malattie cardiovascolari, respiratorie e metaboliche, oltre a milioni di morti premature ogni anno.
Tra i confini planetari più critici e meno visibili, quello delle “novel entities”, che comprende l’insieme delle sostanze chimiche di sintesi e dei materiali artificiali immessi nell’ambiente, quali pesticidi, PFAS, plastiche e microplastiche, interferenti endocrini, solventi industriali, farmaci e metalli pesanti. La loro produzione globale è cresciuta in modo esponenziale negli ultimi decenni e dal 2022 supera la capacità del Pianeta di assorbirne o neutralizzarne gli effetti. L’esposizione cronica a miscele di sostanze chimiche è ormai diffusa e avviene attraverso aria, acqua, cibo e prodotti di uso quotidiano, colpisce in modo particolare bambini, donne in gravidanza e comunità vulnerabili, amplificando rischi oncogeni, riproduttivi e immunitari. Questo “cocktail chimico” altera anche i cicli naturali del sistema Terra, rendendo gli ecosistemi più vulnerabili a cambiamenti irreversibili. Da Rachel Carson in poi gli allarmi sono chiari ma le misure sono ad oggi insufficienti e la crisi continua a peggiorare.
Per questo è necessario sviluppare valutazioni del rischio sanitario per questo limite e per ciascun processo del sistema terrestre e monitorarne in modo continuo l’evoluzione. Un approccio transdisciplinare, che unisca ecologia, scienze della Terra, epidemiologia, politiche pubbliche e scienze sociali, è indispensabile per affrontare la complessità delle interazioni tra ambiente e salute.
Peraltro gli effetti della crisi ambientale non colpiscono tutti allo stesso modo: popolazioni vulnerabili, comunità indigene, bambini e regioni a basso reddito subiscono impatti maggiori pur contribuendo meno alla loro causa. Proteggere la salute entro i confini planetari richiede equità, prevenzione e riduzione delle pressioni ambientali, affrontando anche l’iperconsumo. Molte politiche di tutela ambientale generano benefici sanitari immediati: la transizione alle energie rinnovabili riduce l’inquinamento dell’aria, la mobilità attiva migliora la salute cardiovascolare, sistemi alimentari più sostenibili riducono sia l’impatto ambientale sia il rischio di malattie croniche. Numerosi studi dimostrano che prevenire il degrado ambientale costa meno che affrontarne le conseguenze sanitarie.
Proteggere la salute umana significa stabilizzare e rigenerare il sistema Terra: riconoscere l’interconnessione tra persone e natura è il primo passo per costruire un futuro sano, giusto e resiliente. Difendere il Pianeta non è solo una scelta ambientale: è una scelta di salute pubblica e di responsabilità verso le generazioni presenti e future. WWF chiama all’azione urgente ora – o pagheremo un prezzo irreversibile per sempre.
Dott.ssa Eva Alessi, Responsabile Sostenibilità WWF Italia
Per la corrispondenza: e.alessi@wwf.it