Anno Accademico 2025-2026
Vol. 70, n° 1, Gennaio - Marzo 2026
Simposio: Cuore Polmone - IX Edizione
27 gennaio 2026
Simposio: Cuore Polmone - IX Edizione
27 gennaio 2026
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Introduzione
Riprenderemo in questo articolo un argomento che in forme diverse abbiamo già iniziato a trattare da qualche tempo. Rinviamo quindi, anche all’articolo, disponibile online, pubblicato su questa rivista “Atti della Accademia Lancisiana” lo scorso anno (Terzo trimestre 2025): “Il fine vita nel paziente respiratorio e cardiaco. L’Etica e l’era della Tecnica”.
Riprendiamo quanto detto allora: quella che viviamo oggi viene definita sovente l’era della Tecnica.
Già Einstein sosteneva che se l’uomo non dominerà la tecnica, la tecnica sovrasterà l’uomo. E il grande genio non si riferiva solo alla bomba atomica, che per la prima volta ha reso l’uomo capace di distruzione globale di sé stesso e del pianeta, ma si riferiva più in generale alla perdita del senso del limite, in definitiva al rischio quindi della perdita del senso stesso dell’umanità. Del senso del bello e del semplice.
Nell’era della tecnica, cruda, per la Medicina è necessario trovare un nuovo umanesimo.
Leonardo da Vinci sosteneva: “La semplicità è l’estrema perfezione”. E invece perché, è evidente, vi è oggi la tendenza all’eccesso tecnologico? Perché anche nell’insegnamento, ad esempio, si tende a mettere in secondo piano la Clinica, rispetto all’uso della tecnologia complessa, sia essa diagnostica o terapeutica? Si tratta anche in questo caso di disumanizzazione e la risposta resta il ripristino dell’umanesimo medico.
E per chiarire questi concetti e le loro implicazioni pratiche nell’attività clinica bedside, al letto del paziente, proprio dal semplice occorre partire.
DiscussioneOvviamente semplice non significa semplicistico. Cerchiamo di comprendere quindi perché per comprendere la complessità bisogna partire dal semplice.
La figura di San Francesco d’Assisi è una delle maggiori rappresentazioni della assoluta semplicità.
“Il Cantico delle Creature”, conosciuto anche come “Il cantico di Frate Sole e Sorella Luna”, è la prima poesia scritta in italiano. Il suo autore è appunto Francesco d’Assisi che la compose nel 1226, precedendo di una ventina d’anni il siciliano Cielo D’Alcamo (Rosa fresca aulentissima…), altro fondatore della poesia italiana.
D’altronde Francesco è stato definito il primo italiano che, insieme a Dante, rappresenta l’Uomo che esce dal Medioevo, che scopre il sé stesso in quanto uomo.
E certamente sono queste le fonti, anche se non uniche, dell’Umanesimo che, dall’Italia e non solo, ha posto le fondamenta della modernità che viviamo. Cerchiamo di comprendere quindi perché per comprendere la complessità bisogna partire dal semplice. Due osservazioni ci possono aiutare.
San Francesco è una delle maggiori rappresentazioni della assoluta semplicità. Le sue prediche, le sue poesie sono semplicissime, eppure aprono la vista all’Infinito:
Laudato sie, mi’ Signore, cum tutte le Tue
creature, spetialmente messor lo frate sole,
lo qual è iorno, et allumini noi per lui. Et ellu
è bellu e radiante cum grande splendore: de
Te, Altissimo, porta significatione.
Con parole semplicissime si evocano risposte umane che portano a una comprensione dell’ineffabile, della trascendenza, alla complessità assoluta, se volete.
“La semplicità è l’estrema perfezione”, diceva Leonardo da Vinci. E veniamo quindi a Leonardo da Vinci, pensatore straordinario, con la caratteristica principe di comprendere come la connessione tra tutte le cose sia il mezzo per comprendere.
Un testo fondamentale per comprendere la vastità e la complessità del genio di Leonardo è quello, edito nel 2023, di Fritjof Capra. Partendo dagli studi di botanica e passando per la fluidodinamica, l’anatomia e l’embriologia, Capra ci spiega perché Leonardo può essere considerato un pensatore sistemico, ossia un uomo capace di connettere tra loro osservazioni e sapere di discipline diverse. Leonardo (1452-1519) può essere considerato di fatto l’inventore del metodo scientifico.
Leonardo infatti, in anticipo su Galileo di circa due secoli, afferma: “La sapienza è figliola della sperienza”. Bisogna osservare più volte un fenomeno e collegarlo con altri fenomeni per poterlo comprendere e per comprenderlo bisogna “usare le matematiche”.
Successivamente, certamente Galileo farà un ulteriore passo avanti fondamentale, con la teorizzazione della riproducibilità dell’esperimento in laboratorio. Ma comunque l’intuizione di Leonardo è straordinaria.
D’altronde nell’enorme materiale dei suoi scritti e dei suoi disegni scientifici, si trova la descrizione e la comprensione di fenomeni fisici, di scoperte anatomiche, di scoperte botaniche che solo diverso tempo dopo saranno “riscoperti”.
Facciamo qualche esempio particolarmente significativo, tra le centinaia di scoperte di Leonardo, solo successivamente riscoperte nell’immensa quantità di scritti leonardeschi:
1. Natura ondulatoria della luce: riscoperta nel 1678 da Huygens (qui e oltre cit. testo Capra);
2. Anelli di accrescimento annuali degli alberi legati al clima: riscoperta nel 1937 da Douglas.
3. Atri del cuore: riscoperta di Harvey nel 1628.
4. Scoperta e spiegazione dell’arteriosclerosi; riscoperta di Lobstein nel 1833.
5. Leonardo raggiunse il concetto di qualità del tempo, in anticipo di 4 secoli. “La semplicità è l’estrema perfezione”.
Un altro concetto importante che ci fa comprendere l’importanza del semplice è quello enunciato da Aristotele, ovvero non chiedere più esattezza e complessità di quella che l’oggetto del quale tratta quella scienza richiede (Etica Nicomachea cit. da Tito Magri, Professore Emerito di Filosofia di Sapienza, Università di Roma).
A questo proposito, facciamo un esempio concreto tratto dalla Medicina pratica; oggi c’è la tendenza, in caso di problemi pneumologici (ad esempio una tosse ricorrente) ad eseguire direttamente una TAC in luogo di una semplice Rx Torace. Questo induce a una sovradiagnosi, alla possibilità di trovare reperti non significativi, come un nodulo polmonare, che poi inducono a controlli TAC ulteriori seriati nel tempo, con inutile sovraesposizione alle radiazioni. Bisognerebbe far tesoro dell’indicazione di Aristotele: attenersi a quello che è specificamente necessario nel singolo caso.
“Non l’avrei giammai creduto, ma farò quel che potrò” (Don Giovanni).
Etica Nicomachea, Libro 1, Capitolo 1. “La trattazione sarà adeguata, se avrà tutta la chiarezza compatibile con la materia che ne è l’oggetto: non bisogna infatti ricercare la medesima precisione in tutte le opere di pensiero, così come non si deve ricercarla in tutte le opere manuali. Il moralmente bello e il giusto, su cui verte la politica, presentano tante differenze e fluttuazioni, che è diffusa l’opinione che essi esistano solo per convenzione, e non per natura. Una tale fluttuazione hanno anche i beni, per il fatto che per molta gente essi vengono ad essere causa di danno: infatti, è già capitato che alcuni siano stati rovinati dalla ricchezza, altri dal coraggio. Bisogna contentarsi, quando si parla di tali argomenti con tali premesse, di mostrare la verità in maniera grossolana e approssimativa, e, quando si parla di cose solo per lo più costanti e si parte da premesse dello stesso genere, di trarne conclusioni dello stesso tipo”.
“Allo stesso modo, quindi, è necessario che sia accolto ciascuno dei concetti qui espressi: è proprio dell’uomo colto, infatti, richiedere in ciascun campo tanta precisione quanta ne permette la natura dell’oggetto, giacché è manifesto che sarebbe pressappoco la stessa cosa accettare che un matematico faccia dei ragionamenti solo probabili e richiedere dimostrazioni da un oratore. Ciascuno giudica bene ciò che conosce, e solo di questo è buon giudice. Dunque, in ciascun campo giudica adeguatamente chi ha una preparazione specifica, ma è buon giudice in generale chi ha una preparazione globale”.
Cerchiamo ancora di meglio comprendere perché, per comprendere la complessità bisogna partire dal semplice. Leggiamo questi versi, tra i più belli della letteratura universale:
“Dolce e chiara è la notte e senza vento,
E queta sovra i tetti e in mezzo agli orti
Posa la luna, e di lontan rivela
Serena ogni montagna”. (La sera del dì di festa; Giacomo Leopardi, 1820).
Noi rimaniamo incantati dalla musicalità di questi versi leopardiani, che suscitano in noi complessi sentimenti, emozioni non quantificabili. Una profonda reazione mediata dalla nostra umanità. Eppure le parole, prese una per una, sono estremamente semplici. Dalla loro semplicità e dal loro insieme, nasce la straordinarietà di questi versi. Ma solo avvicinandoci ad essi con sensibilità umana, riusciamo a comprenderli.
Ritorniamo quindi da dove siamo partiti, da Leonardo. “La semplicità è l’estrema perfezione”.
Ovviamente, come dicevamo, semplice non significa semplicistico. Un altro esempio è il rapporto tra semplice e complesso intorno al quale si sono sviluppati gli studi del Nobel Parisi sul volo degli storni.
Se chiediamo ad I.A. una risposta semplificativa di questo argomento di Fisica, estremamente complesso, abbiamo una risposta semplicistica, ma nel complesso accettabile. Giorgio Parisi, premio Nobel per la Fisica 2021, studia i sistemi complessi, dove l’apparente disordine (come nel volo degli storni, fenomeno che ha studiato) nasconde regole semplici di interazione tra molte particelle, rivelando come da interazioni elementari scaturisca un comportamento collettivo complesso, un concetto centrale anche nei suoi studi sui vetri di spin e che lui stesso indaga nel libro “In un volo di storni. Le meraviglie dei sistemi complessi”.
La sua ricerca trova un legame profondo tra il semplice (le regole di base) e il complesso (il comportamento globale), spiegando fenomeni su larga scala attraverso la fisica statistica, dimostrando come la complessità non sia assenza di ordine, ma una forma d’ordine più profonda, legata a disordine e fluttuazioni (Interrogazione alla I.A. e sua risposta). Questa è la risposta dell’I.A..
Ma in definitiva la risposta sulla qualità della risposta stessa sta a noi, al nostro intelletto umano (almeno per ora. Vedremo in futuro gli ulteriori sviluppi dell’I.A. che potrebbero essere devastanti se non sottoposti a rigide regole condivise a livello internazionale. Ma di questo non c’è sufficiente contezza).
Questi concetti sono espressi nel recente libro “Le simmetrie nascoste” del Nobel italiano Giorgio Parisi, che tratta, in definitiva, proprio del rapporto tra Semplice e Complesso: come può una struttura “semplice” come un neurone, relazionarsi con altri semplici neuroni e creare la complessità del pensiero umano?
La chiave per comprendere il rapporto tra semplice e complesso, come nei versi leopardiani, rimane l’uomo inteso nella sua interezza. E la Medicina in quanto ha questo compito precipuo, comprendere la malattia e l’uomo, è essa stessa scienza umanistica per eccellenza.
La Clinica, ovvero la gestione del paziente secondo criteri clinici (Anamnesi - Esame Obiettivo - Diagnosi - Terapia) da parte del medico è, a nostro avviso, una forma essa stessa di Umanesimo.
Per meglio chiarire i rapporti tra queste premesse teoriche e la pratica clinica quotidiana, faccio un esempio clinico di qualcosa che mi capita spesso nella mia attività pratica: la Bronchite Cronica semplice (non BPCO). Si tratta di una patologia ad alta prevalenza. In Italia, colpisce circa il 5,6% degli adulti, ma questa percentuale è più alta negli anziani, superando il 25% nella fascia di età superiore agli 80 anni. Tuttavia la percentuale di pazienti nei quali non viene diagnosticata è molto alta (sottodiagnosi). Perché?
Pazienti con tosse cronica vengono diagnosticati come affetti da reflusso (spesso inesistente) o restano senza diagnosi e terapia. La diagnosi di Bronchite Cronica si fa su base anamnestica (tosse ed espettorato per due anni consecutivi per tre mesi l’anno). E non essendoci uno strumento che la diagnostica, il medico tende a non fare diagnosi. Osservazione: il semplice non viene compreso e qui la diagnosi è semplice in quanto solo anamnestica. Nella semplicità è l’estrema perfezione.
Altro esempio. Caso clinico reale. Professoressa di Filosofia della Sapienza, anni 50; febbre e tosse. All’Rx Torace polmonite basale sinistra con importante pleurite produttiva consensuale. A distanza di un mese, nonostante un’ottima terapia antibiotica e cortisonica persistono i dati patologici. Perché?
Il mistero si risolve quando, salutando e lasciando lo studio al termine della visita, la paziente dice: “Mi scusi se devo scappare, ma i miei studenti mi aspettano per la seduta di esame”. In sostanza in un mese non aveva mai rispettato la semplice prescrizione di “stare a riposo”.
Peraltro, questo del non rendersi conto della necessità delle cose semplici e fondamentali (stare a riposo, al caldo, curare l’alimentazione) è qualcosa che in questi tempi (cupi?) di frenesia tecnologica e di consumismo sta diventando sempre più frequente. Affidare tutto alla terapia farmacologica, alla tecnica, non avere il senso della dimensione umana del corpo, non avere il senso del limite umano.
Altro esempio tratto dalla pratica clinica quotidiana. Lo accennavamo in precedenza, si sottoutilizza la Rx torace (tecnologia semplice) che sempre più si tende a non fare. Mentre c’è un eccesso di richieste TAC del Torace (alta tecnologia). La Rx presenta numerosi vantaggi: costa poco, dà circa un centesimo di esposizione rx rispetto alla TAC, è ripetibile (nei casi acuti, ad esempio in Reparto di Rianimazione, si può fare anche tutti i giorni per monitorare il paziente, in caso di ARDS o EPA ad esempio), si può fare a casa o a letto del paziente (riduzione ospedalizzazioni) e dà meno informazioni (l’eccesso di informazioni in clinica a volte è controproducente - Etica Nicomachea, citata in precedenza). Il complesso, o meglio il complicato, sostituisce il semplice.
Ripetiamo questi concetti anche per quanto riguarda l’insegnamento della Medicina. Cosa è che dobbiamo insegnare? “La semplicità è l’estrema perfezione”. Perché, è evidente, vi è oggi la tendenza all’eccesso tecnologico? Perché anche nell’insegnamento si tende a mettere in secondo piano la Clinica, rispetto all’uso della tecnologia complessa, sia essa diagnostica o terapeutica? È evidente che su questo vi è l’influenza del mercato.
Ricapitolando. Vantaggi di una Rx Torace rispetto a una TAC Torace:
1. ripetibilità (monitoraggio di una patologia, dalla Rianimazione allo Studio del MMG);
2. semplicità (utilizzabile e accessibile in ambulatorio, a letto del paziente…; evita il ricovero in Ospedale; riduce i costi della Sanità).
Ripetiamo: è evidente che su questo vi è l’influenza del mercato.
Forse ha ragione Ippocrate? Già il grande medico lo diceva più di duemila anni fa: “La vita degli uomini è cosa miserevole, come vento di tempesta l’attraversa l’incontenibile avidità di guadagno: oh, se contro di essa si fossero uniti tutti i medici per curare un male che è più grave della follia perché viene benedetto, mentre è una malattia e produce del male”.
Aggiungiamo infine alcune ulteriori riflessioni, ben consapevoli che questo rimane un campo infinito da esplorare.
Sull’Umanesimo, fondamento dell’Uomo di oggi e quindi anche della Medicina di oggi, riportiamo un contributo di Donatello Santarone, Professore di Letteratura comparata all’Università Roma Tre: “Indubbiamente l’Italia nel periodo 1300-1600 ha rappresentato uno dei luoghi più fertili nel lungo e accidentato percorso verso la modernità. Pre-umanesimo (Petrarca), Umanesimo latino e volgare (la nascita della filologia moderna con Lorenzo Valla che smonta la falsa donazione di Costantino, 1440), Rinascimento, rivoluzione scientifica galileiana hanno rappresentato l’audace tentativo di spiegare la storia, la cultura, l’universo iuxta propria principia (Bernardino Telesio, 1570). Un fenomeno naturalmente non solo italiano (basterebbero i nomi di Erasmo da Rotterdam e di Francis Bacon)”.
Un altro aspetto per me molto interessante e attuale è che tanti letterati, filosofi e scienziati di questi secoli non separavano cultura scientifica e cultura umanistica (seppure alcuni disprezzavano le vili “arti meccaniche”): oltre al grande Leonardo, voglio ricordare Galilei, il quale si cimentò in un bellissimo confronto tra Ariosto e Tasso dimostrando una capacità non comune di penetrazione dei testi.
Tutto questo è alla base del mondo contemporaneo? Direi senz’altro di sì ma con alcune precisazioni. La prima è quella di circoscrivere l’ambito geografico e temporale: siamo in Europa ma l’Europa non è tutto se pensiamo solo, ad esempio, che in Cina era fiorita da secoli una straordinaria cultura “umanistica” (Lao Tse e Confucio sono i primi nomi che mi vengono in mente) e che alcune grandi invenzioni come la polvere da sparo, l’uso della bussola per la navigazione, i caratteri mobili nella stampa risalgono all’epoca della dinastia dei Song (960-1279). Senza contare l’importanza della matematica e della astronomia. E poi come non considerare l’enorme apporto che nei secoli dell’Alto medioevo la cultura arabo-islamica ha portato in Europa facendosi mediatrice tra l’Oriente e l’Occidente e il mondo antico. Il più autorevole commentatore di Aristotele era Averroè sempre in odore di eresia per la sua (relativa) distinzione tra scienza e fede. Dante lo riconosce in pieno collocandolo addirittura nel Limbo in compagnia dei “magnanimi” antichi: “Averrois, che ‘l gran comento feo” (Inferno, IV,144).
Sulla Medicina, il suo modo di essere e curare l’uomo, aggiungiamo un contributo di Stefano Beccastrini, umanista di Laterina (Arezzo): “Personalmente sono convinto che abbia ragione Marco Biocca (medico e ricercatore esperto di Sanità pubblica presso l'Agenzia Sanitaria e Sociale della Regione Emilia-Romagna) quando scrive che, nella Medicina attuale, sta facendosi strada ‘L’usura del rapporto tra medico e paziente ed il prevalere nelle organizzazioni sanitarie di una visione tecnologica e commerciale, specialistica e aziendalistica’. Del Biocca andrebbe letto e fatto leggere ‘La comunicazione sul rischio per la salute. Nel teatro di Sagredo’ ”.
“Ho scritto recentemente”, continua il Beccastrini, “che la Medicina contemporanea soffre di due limiti: la sua disattenzione, o cronica sordità, per i cosiddetti determinanti extrasanitari della salute (che a me piace di più chiamare fattori socioambientali della sofferenza umana) e la sua scarsa capacità della, legata spesso al disinteresse per la, comunicazione con il paziente”.
L’approccio scientifico rimane indispensabile. E già Ippocrate osservava che il vero si raggiunge solo col rigore scientifico basato sull’osservazione e il ragionamento.
ConclusioniIn conclusione, abbiamo delineato un argomento estremamente complesso, che non si presta a facili e definitive conclusioni. La Clinica ha senza dubbio bisogno di un approccio etico profondo, basato sulla coscienza del singolo, sulla Deontologia medica, ma contemporaneamente anche sulla scienza e l’approccio tecnico, purché per tecnica si intenda non il freddo intervento di una macchina, ma la cosciente azione di un professionista in grado di affrontare teoricamente e praticamente questo limite estremo, ricordando che “…Iddio, compreso sotto il vocabolo di Natura, Geometrizza, …onde possano nella semplice voluta di una Chiocciola raffigurarsi i Pensieri”, Padre Filippo Buonanni gesuita nel libro “L’Osservation delle chiocciole del 1600”, cit. da Vincenzo Consolo “Il sorriso dell’ignoto marinaio”a. “Applicare le matematiche all’esperienza”b, avrebbe detto Leonardo.
a. Vincenzo Consolo: Il titolo dell’opera è internazionalmente noto come “The Smile of the Unknown Mariner”, edito da Penguin Books.
b. Leonardo da Vinci: Il riferimento finale allude al celebre concetto leonardesco del “discorso matematico” applicato ai fenomeni naturali.
BIBLIOGRAFIA
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Verghese A, Shah NH, Harrington RA. What This Computer Needs Is a Physician: Humanism and Artificial Intelligence. JAMA. 2018;319:19-20.
Si ringraziano per il loro contributo amichevole:
Prof. Tito Magri, Professore Emerito di Filosofia, Sapienza Università di Roma
Prof. Donatello Santarone, Professore di Letteratura Interculturale, Università Roma Tre
Dott. Stefano Beccastrini, Medico Umanista, esperto di Scienze Umane
Prof. Giuseppe Munafò, già Primario Pneumologo, già Docente Scuola di Specializzazione in Pneumologia, Sapienza Università di Roma; giuseppemunafopneumologo.wordpress.com
Per la corrispondenza: giuseppe.munafo@gmail.com