Anno Accademico 2025-2026
Vol. 70, n° 1, Gennaio - Marzo 2026
Simposio: Cuore Polmone - IX Edizione
27 gennaio 2026
Simposio: Cuore Polmone - IX Edizione
27 gennaio 2026
Versione PDF dell'articolo: Download
La povertà sanitaria si definisce come la difficoltà e l’impossibilità di accedere alle necessarie cure mediche a causa di un reddito troppo basso. Sono un milione e 470mila le famiglie residenti in Italia che vivono in condizioni di povertà assoluta; si tratta di 4 milioni e 102mila persone pari al 6,8% dell’intera popolazione del Paese (“Rapporto sulla povertà in Italia”, Istat 2016). La povertà assoluta è sostanzialmente stabile anche sul territorio, si attesta al 4,2% al Nord, al 4,8% al Centro e all’8,6% nel Mezzogiorno.
Nonostante la Costituzione Italiana riconosca la tutela della salute come un diritto fondamentale dei cittadini (Art 32: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”) e il SSN (Riforma sanitaria: Legge n. 833 del 23 dicembre 1978) abbia un’impronta universalistica, ancora oggi molti cittadini incontrano ostacoli nell’accesso alle cure. Nel 2024, secondo l’Istituto Nazionale di Statistica, quasi 1 cittadino su 10 (il 9,9% della popolazione; circa 5.8 milioni di persone) ha dovuto rinunciare a prestazioni sanitarie ritenute necessarie (visite specialistiche, esami diagnostici come radiografie, ecografie, risonanze magnetiche, ecc.), con un trend in crescita, passando dal 2.8% del 2019, al 4.5% del 2023 al 6.8% del 2024. Le principali cause sono riconducibili ad alcuni fattori: le lunghe liste d’attesa (indicate dal 6.8% della popolazione), i costi che molte famiglie non riescono a sostenere e le distanze troppo lunghe da percorrere per raggiungere i luoghi delle prestazioni. Questo rappresenta un segnale di un sistema che fatica sempre più a garantire prestazioni nei tempi previsti, spingendo molti pazienti a rinunciare del tutto o a rivolgersi al privato.
Come è stato recentemente evidenziato dall’attuale Presidente dell'Istat F. M. Chelli, le donne rinunciano alle cure nel 7,7% dei casi, con percentuali fino al 9,4% nella fascia d’età 45-64 anni e al 9,2% tra gli over 65. In generale la rinuncia riguarda l’8,3% degli adulti e il 9,1% degli anziani, segno che la fragilità economica e fisica si intrecciano con la difficoltà di accesso ai servizi. L’Istat fotografa anche un’Italia divisa dal punto di vista territoriale. Nel 2024 ha rinunciato a curarsi il 6,9% dei residenti nel Nord, il 7,3% nel Centro e il 6,3% nel Mezzogiorno. Numeri più che raddoppiati rispetto a cinque anni fa, che raccontano un divario sanitario crescente tra le varie regioni italiane e una capacità di risposta delle strutture pubbliche ancora troppo disomogenea e in molti casi insufficiente o non adeguata ai bisogni della popolazione. Inoltre in ciascuna Regione vi sono differenze tra le varie aree geografiche (a macchia di leopardo) e tra zone rurali e città (in primis i capoluoghi di provincia o di regione); inoltre nelle varie realtà si nota che a maggiori disuguaglianze socio-economiche corrispondono maggiori differenze di salute fra i cittadini. L’Istat avverte: “senza un intervento strutturale sul sistema delle liste d’attesa e sul potenziamento dell’assistenza territoriale, si corre il rischio che il diritto alla salute si trasformi in un privilegio riservato a chi può permetterselo”.
Quando i fattori di rischio raggiungono una distribuzione così elevata, l’azione sui singoli individui non è più sufficiente e deve essere accompagnata da azioni di comunità incisive che riguardino tutta la popolazione di ogni fascia d’età, tenendo presenti anche le condizioni climatico-ambientali in una ottica “one health”. Sono sempre le misure preventive, accompagnate da trattamenti farmacologici (quando necessari a livello individuale), in grado di contrastare i fattori di rischio e di promuovere comportamenti e stili di vita sani. Vanno corretti innanzitutto gli stili di vita: alimentazione varia e bilanciata (con pochi grassi saturi, colesterolo, sale e zuccheri e molta verdura e frutta, legumi, cereali e pesce), attività fisica (almeno 150 minuti a settimana), abolizione dell’abitudine al fumo e limitato consumo di alcool. Il Ministero della Salute nell’ambito del “Programma Guadagnare Salute”, già da anni sta portando avanti queste politiche comunitarie attraverso accordi con l’industria alimentare per la riduzione del consumo di sale, per il miglioramento della alimentazione nella ristorazione (proprio il 10 dicembre 2025, per le sue grandi qualità e i benefici sulla salute, la cucina italiana è stata proclamata dall’UNESCO “Patrimonio immateriale dell’Umanità), per l’aumento dell’attività fisica. I risultati degli studi epidemiologici longitudinali hanno dimostrato che mantenere i fattori di rischio nel corso della vita entro un profilo basso e quindi favorevole preserva dalle malattie cronico-degenerative, fa guadagnare anni di vita, migliora la qualità di vita e riduce la spesa sanitaria negli ultimi anni di vita. Il numero degli eventi che si verificano (ovviamente quelli prevenibili o curabili!) potrebbero essere molto ridotti, potrebbero presentarsi in forma meno grave ed essere posticipati in età più avanzata. Quali sono i fattori di rischio legati alla povertà?
Stile di vita: la povertà può portare a scelte di vita più rischiose per la salute cardiovascolare, come una dieta meno sana, il fumo e il consumo di alcol.Per quanto riguarda le malattie cardio-vascolari è stato dimostrato che i fattori socio-economici e psicosociali (i cosiddetti “bisogni ibridi”) influenzano il rischio di malattia in modo indipendente. Essi infatti non solo determinano un aumento del rischio di primo evento cardiovascolare e peggiorano la prognosi, ma possono ostacolare l’aderenza alla terapia e vanificare gli sforzi della prevenzione secondaria; non consentono miglioramenti dello stile di vita e vera promozione della salute e del benessere della popolazione e dei pazienti. Altri fattori concausali di rischio sono l’isolamento sociale, la mancanza di supporto sociale, lo stress lavorativo e familiare, la depressione e l’ostilità. I dati dell’Osservatorio Epidemiologico Cardiovascolare ISS e ANMCO-HCF presentati alla V Conferenza di Prevenzione cardiovascolare, che si è tenuta il 21 e 22 Settembre all’Istituto Superiore di Sanità sul tema “Bassa Istruzione, Stress e Povertà danneggiano la Salute del Cuore”, hanno ribadito che “l’inferiore livello di scolarità e il disagio sociale peggiorano la salute cardiovascolare, anche dopo la correzione dei fattori di rischio”. Il Report ha rilevato, infatti, che anche in Italia queste differenze socio-economiche si ripercuotono sulla salute: gli ipertesi, i dislipidemici, gli obesi e i diabetici sono maggiormente concentrati nei gruppi che presentano un livello di scolarità più basso, così come certi stili di vita, quali l’inattività fisica e l’abitudine al fumo. Una tendenza iniziata 10 anni fa, che oggi si conferma in aumento. In molti paesi occidentali sono stati studiati e identificati nuovi fattori di rischio nei pazienti che potrebbero beneficiare di una prevenzione secondaria e, tra questi, l’associazione tra status socioeconomico e disturbi cardiovascolari aterosclerotici. Una ricerca del 2021 condotta in Svezia su 30.000 uomini e donne tra i 40 e i 76 anni ha evidenziato una associazione tra livello socio-economico, l’essere divorziati e l’incidenza a 4 anni di nuovi eventi cardiovascolari (circa 8% dei pazienti).
L’OMS ha definito quali sono le malattie della povertà: TBC, malaria, AIDS, malattie dell'infanzia, malattie diarroiche, infezioni respiratorie (con particolare riferimento alla polmonite). Forse andrebbero inserite anche le malattie cardiovascolari. Non ci sono statistiche precise che quantifichino gli eventi cardiovascolari legati specificamente alla povertà sanitaria, ma i dati suggeriscono un legame indiretto attraverso l’accesso limitato alle cure e ai controlli, che porterebbe ad una maggiore incidenza di fattori di rischio (ipertensione, colesterolo alto, obesità) e di mortalità. Questo si evince da alcune considerazioni:
Legame indiretto: la povertà sanitaria può portare a un accesso ritardato o nullo alla diagnosi e ai trattamenti, aumentando il rischio di sviluppare o aggravare le patologie cardiovascolari.
Fattori di rischio comuni: fattori come ipertensione arteriosa, ipercolesterolemia, obesità, sedentarietà e diabete mellito, che aumentano il rischio di eventi cardiovascolari, sono più diffusi nelle fasce di popolazione con minore accesso alla sanità.
Costo sanitario: le malattie cardiovascolari costano alla sanità italiana circa 41 miliardi di euro all’anno e rappresentano il 15% della spesa sanitaria totale, pari a 726 Euro a testa.
Mortalità: le malattie cardiovascolari sono la prima causa di morte in Italia, con circa 217.000 decessi nel 2021 (il 30,8% di tutti i decessi) e attualmente 220mila decessi/anno: 47mila decessi sono attribuibili al mancato controllo del colesterolo (circa 25 ogni ora); 70mila decessi sono causati dall’infarto miocardico.
Non esistono dati precisi e puntuali sul numero esatto di eventi cardiovascolari direttamente “legati alla povertà sanitaria” in Italia. Tuttavia, numerosi studi e rapporti (dell’ISS, ISTAT, e società scientifiche) evidenziano una forte correlazione tra condizioni socioeconomiche svantaggiate, povertà e una maggiore incidenza e mortalità per malattie cardiovascolari. Hanno particolare rilevanza: le Disuguaglianze Sociali (in Italia esistono differenze significative nell’incidenza e nella mortalità delle malattie cardiovascolari tra le diverse classi sociali e aree geografiche. Le regioni del Sud, spesso associate a maggiori difficoltà economiche e a un accesso ai servizi sanitari talvolta più carente, registrano tassi di mortalità più elevati per MCV rispetto al Nord. In ciascuna regione vi sono differenze anche tra aree rurali e città per una maggiore concentrazione di Ospedali e strutture sanitarie in quest’ultime rispetto al restante territorio) e i Fattori di Rischio (la povertà sanitaria, intesa come difficoltà ad accedere a cure, farmaci, prevenzione e stili di vita sani, influisce sull’esposizione a fattori di rischio noti, come cattiva alimentazione, sedentarietà, fumo e mancato controllo di condizioni come l’ipercolesterolemia o l’ipertensione arteriosa). Quindi la povertà sanitaria non è solo una questione di accesso alle cure, ma un insieme di condizioni socioeconomiche che aumentano il rischio cardiovascolare, portando a un numero imprecisato, ma certamente rilevante, di eventi prevenibili.
Come fronteggiare la povertà sanitaria è compito arduo, ma da tentare di svolgere in modo giusto e corretto. Sarebbe opportuno:
1. un miglioramento socio-economico e culturale della popolazione;
2. un maggior impegno economico da parte dei decisori pubblici nell’attività di prevenzione e cura;
3. una più equa ed omogenea distribuzione territoriale dei presidi di diagnosi e cura;
4. una facilitazione di accesso ai percorsi sanitari;
5. una maggiore tempestività della risposta delle strutture sanitarie, con riduzione delle liste di attesa (aumentando l’offerta di prestazioni con adeguamento degli organici, un ottimale impiego di medici ed altro personale sanitario e una maggiore appropriatezza delle richieste);
6. frequenti campagne di sensibilizzazione e di istruzione sulle corrette misure di prevenzione.
Quanto sopra in ottemperanza ai diritti garantiti dalla Costituzione ai cittadini della Repubblica Italiana.
BIBLIOGRAFIA
Alicandro G, Grande E, Sebastiani G, Frova L. The 2011 Italian census cohort for the study of socioeconomic inequality in mortality. Int J Public Health 2020;65:693-7.
CREA Sanità. 21° Rapporto Sanità. L’insostenibile staticità dell’intervento pubblico (in Sanità e oltre). https://www.creasanita.it/wp-content/uploads/2026/01/crea_rapporto-2025.pdf.
Delle Fratte C, Gerosa S, Lariccia F. Lo Castro D. Living conditions, lifestyles and self-rated health in Italy. It J Economic, Demographic and Statistical Studies 2025; 79:31-42.
ISS. Osservatorio Epidemiologico Cardiovascolare ISS, ANMCO-HCF. Bassa istruzione, stress e povertà danneggiano la salute del cuore. CS N°41/2017.
Istat. BES 2021. Il benessere equo e sostenibile in Italia. https://www.istat.it/produzione-editoriale/rapporto-bes-2021-il-benessere-equo-e-sostenibile-in-italia/.
Istat. La povertà in Italia. Anno 2016. Statistiche Report 13 luglio 2017. https://www.istat.it/wp-content/uploads/2017/07/Report_Povert%C3%A0_2016.pdf.
Istat. Rapporto annuale 2024. La situazione del Paese. https://www.istat.it/it/files/2024/05/Rapporto-Annuale-2024.pdf.
Mackenbach JP, Valverde JR, Artnik B, et al. Trends in health inequalities in 27 European countries. Proc Natl Acad Sci U S A 2018;115:6440-5.
Ministero della Salute. Piano Nazionale della Prevenzione 2020-2025. https://www.salute.gov.it/new/it/tema/piano-nazionale-della-prevenzione/piano-nazionale-della-prevenzione-2020-2025/.
OECD. European Commission. State of Health in the EU. Italy. Country Health Profile 2019. https://health.ec.europa.eu/system/files/2019-11/2019_chp_it_english_0.pdf.
OECD. Health at a Glance 2023: OECD Indicators. Paris; OECD Publishing, 2023. https://doi.org/10.1787/7a7afb35-en.
Ohm J, Skoglund PH, Discacciati A, et al. Socioeconomic status predicts second cardiovascular event in 29,226 survivors of a first myocardial infarction. Eur J Preventive Cardiology 2018;25:985-93.
Petrelli A, Frova L. Atlante italiano delle disuguaglianze di mortalità per livello di istruzione. Epidemiol Prev. 2019;43(Suppl.1):1-120.
Petrelli A, Ventura M, Di Napoli A, Pappagallo M, Simeoni S, Frova L. Socioeconomic inequalities in avoidable mortality in Italy: results from a nationwide longitudinal cohort. BMC Public Health 2024;24:757.
SEBA. INFOPARLAMENTO. Rapporto annuale 2024. La situazione del Paese. https://infoparlamento.com/rapporto-annuale-2024-la-situazione-del-paese/.
Prof. Giovanni Minardi, UPMC/SMIH, Roma
Per la corrispondenza: giovanniminardi1950@gmail.com