Anno Accademico 2025-2026

Vol. 70, n° 1, Gennaio - Marzo 2026

Conferenza: Medicina di prevenzione, cronicità, territorio: il modello “prevenzione cardiovascolare di comunità”

20 gennaio 2026

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Medicina di prevenzione, cronicità, territorio: il modello “prevenzione cardiovascolare di comunità”

A. Boccanelli


L’evoluzione della epidemiologia

Nel corso degli ultimi 50 anni si è assistito ad un incredibile aumento dell’attesa di vita. Nel 1974 l’attesa di vita alla nascita in Italia era 69 anni per l’uomo e 71 per la donna. Oggi, a distanza di 50 anni, l’attesa media di vita per il maschio è di 82 anni e per la femmina 851. Questo significa un notevole incremento della popolazione anziana che, insieme con la riduzione della natalità, sta modificando profondamente la popolazione destinataria della organizzazione dell’assistenza e delle modalità di erogazione della stessa. Nel 2050, in Italia, la quota di anziani sarà del 30 – 40% della popolazione. Già ora le malattie croniche costituiscono circa il 75 – 80% di tutte le patologie e assorbono il 70% dei costi diretti della sanità. La principale causa di mortalità e morbilità fino a qualche decade fa erano le malattie dovute all’aterosclerosi. L’introduzione dei farmaci antiipertensivi e antidislipidemici si è tradotta in una drastica riduzione dell’ictus e dell’infarto miocardico. A questo, si è aggiunto il miglior trattamento dell’infarto miocardico (ruolo delle Unità Coronariche e della rivascolarizzazione precoce) e dello scompenso cardiaco.

Nello stesso tempo, durante questi anni di vita aggiunti, hanno avuto modo di manifestarsi in misura epidemiologicamente rilevante altre patologie cardiovascolari di origine degenerativa, come lo scompenso cardiaco a funzione sistolica preservata, le malattie valvolari (principalmente mitralica e aortica), la fibrillazione atriale. L’aumento dell’attesa di vita è stato più rapido della capacità di adattamento e della sensibilità della classe medica verso malattie divenute molto più diffuse del passato a causa dell’invecchiamento. Ne nasce un atteggiamento definito “ageismo”, che discrimina, separa, stigmatizza o comunque porta svantaggio agli adulti anziani sulla base dell’età cronologica. Questo fa parte di un retaggio culturale che attribuisce all’età che avanza un decadimento ineluttabile e tale da non giustificare azioni correttive ritenute futili2. Si tratta di una discriminazione oggettiva, ma che si accompagna anche ad una accettazione soggettiva, che potremmo definire di “autoageismo”, ovvero una rassegnazione da parte dell’individuo che ritiene inevitabili e non meritevoli di correzione le progressive perdite di funzione di organi e apparati. Questo è vero non solo per il decadimento fisico, ma anche per il ruolo sociale rivestito da ciascuno. Si perde così da parte dell’individuo la possibilità di veder migliorare la propria qualità di vita e della società di servirsi di forze intellettuali non solo vivaci, ma anche rinvigorite dall’esperienza. Questo comporta, ad esempio, una mancata adesione alla terapia nel 50% dei pazienti.

Oltre alla dismetria tra nuova epidemiologia e organizzazione dell’assistenza, si manifesta in modo sempre più evidente il ruolo della possibilità di accesso alle cure legato allo stato sociale ed economico. Esiste una correlazione molto stretta tra “fragilità sociale” e fragilità clinica, legata a problemi culturali, sociali ed economici3.

Si sente pertanto l’esigenza di nuovi paradigmi assistenziali (multidimensionalità, multiprofessionalità, globalità dei bisogni assistenziali, gestione integrata e proattiva) e di riorganizzazione della Sanità Territoriale e dell’offerta sanitaria proposta al cittadino. Questo comporta una rivisitazione critica degli attuali percorsi assistenziali e dell’organizzazione della Medicina territoriale, con un approccio complesso, sistemico e integrato alla cronicità, condizionato dalla sostenibilità finanziaria e organizzativa del sistema.

Il Chronic Care Model come forma di organizzazione

Sulla base delle considerazioni precedenti, si rende necessario un salto di qualità nel programmare e gestire la salute dei pazienti. Il modello di Sanità per affrontare in maniera sostenibile l’epidemia della cronicità deve basarsi su servizi territoriali profondamente rinnovati per programmazione, governo, produzione ed erogazione dei servizi da parte del SSN.

I criteri di appropriatezza del processo di gestione della cura del paziente4 sono fondamentalmente quattro:
• accessibilità;
• continuatività;
• completezza;
• coordinazione.

Le comunità, intese come aree omogenee di aggregazione (un paese, un quartiere, un circolo, una parrocchia) costituiscono una solida base all’interno della quale si possono stabilire saldi collegamenti con le risorse interne: gruppi di volontariato, gruppi di auto aiuto, centri per anziani autogestiti, organizzazioni sociali. Questo al fine di affiancare e sostenere politiche che migliorino l’assistenza al paziente. Una nuova modalità di gestione delle malattie croniche dovrebbe diventare una priorità degli erogatori e dei finanziatori dell’assistenza sanitaria, una chiara scelta politica e un investimento di risorse.

In questo contesto, diviene fondamentale il livello di consapevolezza del paziente, affinché divenga il protagonista attivo dei processi assistenziali. La gestione delle malattie croniche può essere insegnata alla maggior parte dei pazienti e un rilevante segmento di questa gestione – la dieta, l’esercizio fisico, il monitoraggio (della pressione, del glucosio, del peso corporeo, etc.), l’uso dei farmaci – può essere trasferito sotto il loro diretto controllo. Il supporto all’auto-cura significa aiutare i pazienti e le loro famiglie ad acquisire abilità e fiducia nella gestione della malattia, procurando gli strumenti necessari. La gestione della cronicità nel territorio viene affidata alle Unità Complesse di Cure Primarie (UCCP), che sono forme organizzative multiprofessionali, che erogano prestazioni assistenziali tramite il coordinamento e l’integrazione dei medici, delle altre professionalità convenzionate con il SSN, degli infermieri, delle professionalità ostetrica, tecniche, della riabilitazione, della prevenzione e del sociale a rilevanza sanitaria.

Gli obiettivi sono:
• passare da una medicina di attesa ad una medicina di iniziativa;
• operare per PDTA (per percorsi di cura personalizzati);
• avere gestione proattiva delle cronicità, delle complessità e la tutela del paziente fragile.

In realtà, le cosiddette Case della salute, deputate al presidio del territorio, stentano a decollare soprattutto per carenza di personale, per cui è molto importante trovare forme di sinergia con altre realtà attive nel territorio, come le Università mediche.

Scopo del nostro progetto PREVASC è quello di creare un modello che affianchi i presidi territoriali che fanno capo al SSN con la terza missione dell’Università, secondo un modello di Prevenzione di Comunità.

La terza missione dell’Università

Le università di Medicina sono sparse in tutto il paese e in Europa e la loro cooperazione può essere ottenuta nel contesto della loro "Terza Missione", che si riferisce all’impatto economico, sociale e culturale che le attività dell’Università hanno sulla società, insieme alle sue due missioni tradizionali, vale a dire l’insegnamento e la ricerca. L’impegno sociale delle Università mediche è ulteriormente potenziato dalle loro iniziative di Terza Missione, che si traducono in progetti concreti a supporto dei più vulnerabili e a sensibilizzazione sui temi della prevenzione e del valore della cura. Allo stesso tempo, i progetti di Terza Missione possono introdurre i risultati della ricerca innovativa nell’ambito imprenditoriale, migliorare l’alfabetizzazione sanitaria e contribuire allo sviluppo di nuovi prodotti e servizi. La Terza Missione funge quindi da ponte, da strumento per la concreta realizzazione delle finalità istituzionali perseguite dalle Università nelle diverse declinazioni del sociale, essendo essa stessa una finalità istituzionale decisiva.

La capacità di creare un legame con la realtà e di saperla interpretare con senso critico e visione d’insieme fanno sì che la Terza Missione sia un pilastro nella costruzione di una società più equa e sostenibile.

Le due Università mediche coinvolte nella esperienza di prevenzione sul territorio, UniCamillus e Tor Vergata, hanno impiegato la Terza Missione per mettere a disposizione del territorio su cui insistono le proprie competenze. Così, Tor Vergata ha messo a disposizione gli studenti del Corso di Infermieristica per la somministrazione dei questionari alla popolazione esaminata e UniCamillus il Dipartimento di Sociologia. Al personale infermieristico veniva riconosciuto per all’esperienza sul campo il valore di crediti formativi.

 
Fig. 1. Manifesto di invito al controllo cardiologico.  
Metodo di lavoro

Nella nostra prima esperienza5 le comunità prescelte erano costituite da Comuni di piccole dimensioni, in cui la istituzione promotrice era rappresentata dal Consiglio Comunale e dal Sindaco. L’esperienza attuale si è svolta presso due Centri anziani, una parrocchia e il VI Municipio di Roma. Quest’ultimo è costituito da circa 260.000 abitanti e l’iniziativa ha visto la collaborazione delle due Università, della Fondazione Longevitas, della Onlus Salute e Società e della Società Italiana di Cardiologia Geriatrica. La parte più rilevante si è svolta a cura del VI Municipio. Il Municipio ha provveduto alla divulgazione della iniziativa, alla disponibilità dei locali presso un grande Centro Commerciale e alla organizzazione degli appuntamenti (Fig. 1). Le Fondazioni collaboranti hanno provveduto alla fornitura di materiale di consumo, mentre le apparecchiature ECG ed ecocardiografiche sono state messe a disposizione da aziende sponsor.

Le persone venivano sottoposte a un questionario generale sullo stato di salute e su eventuali farmaci assunti, ad uno relativo all’indice di vulnerabilità sociale e uno riguardante la scala del self care nelle malattie croniche. I questionari venivano somministrati dagli studenti di Scienze Infermieristiche con la supervisione di un tutor didattico. Veniva quindi praticata una visita cardiologica ed un ecocardiogramma secondo un protocollo uniforme di rilevazione delle immagini. Al soggetto esaminato veniva rilasciato un rapporto per il proprio medico curante. Tutti i dati venivano inviati al laboratorio centrale di raccolta presso il Dipartimento Cardiotoracovascolare dell’Università di Firenze.

Dati preliminari

Lo screening si è concluso il 14 Dicembre 2025. Nella Tab. 1 sono elencati i numeri dei soggetti esaminati e nella Tab. 2 il livello di scolarità. Il livello di gradimento rilevato dalle persone esaminate è stato molto elevato, soprattutto per l’efficienza della organizzazione e la qualità delle prestazioni. Gli studenti hanno molto apprezzato la possibilità di entrare nel vivo della realtà extraospedaliera, potendo verificare il terreno in cui si possono sviluppare le acuzie cardiovascolari.

 

 
Tab. 1. Casistica esaminata.     Tab. 2. Livello di scolarità del campione esaminato.

  

 Sono in corso le analisi dei dati e l’indagine iniziale sarà rivolta a verificare nella popolazione esaminata:
• disfunzione ventricolare sinistra in una popolazione senza cardiopatia nota;
• prevalenza di valvulopatie;
• fibrillazione atriale nota e non nota;
• distribuzione dei fattori di rischio (ipertensione, tabagismo, diabete, ipercolesterolemia-se nota, BMI) e correlazione con scolarità/stato sociale ed economico;
• aderenza alle terapie e stato sociale ed economico;
• multimorbosità, scolarità e stato sociale ed economico;
• ruolo della terza missione nello screening della popolazione;
• formazione sul campo in ambito di prevenzione di medici e infermieri.

Conclusioni
• L'evoluzione epidemiologica sta creando nuove esigenze sanitarie, a partire da adeguate politiche di prevenzione.
• Nell'esperienza PREVASC abbiamo utilizzato un modello di prevenzione di comunità: i nostri risultati indicano che il modello è altamente efficace nell'incoraggiare la partecipazione del pubblico.
• È ampiamente riconosciuto che un basso status socioeconomico costituisce un fattore di rischio significativo per le malattie cardiovascolari, principalmente a causa della limitata consapevolezza e delle barriere all’accesso ai servizi sanitari.
• Di conseguenza, è essenziale identificare strategie coordinate che migliorino le misure di prevenzione cardiovascolare e generali, in particolare nelle regioni con uno status sociale ed economico più basso.
• Le Università di Medicina sono sparse in tutto il paese e in Europa e la loro cooperazione può essere ottenuta nel contesto della loro “Terza Missione”, che si riferisce all’impatto economico, sociale e culturale che le attività dell’Università hanno sulla società, insieme alle sue due missioni tradizionali, vale a dire l’insegnamento e la ricerca. Le Università mediche possono offrire un valido supporto alla sorveglianza sanitaria della popolazione, affiancando il Servizio Sanitario Nazionale.
• La formazione dei futuri professionisti sanitari in materia di prevenzione è obbligatoria per preparare i futuri medici e infermieri al problema crescente delle malattie croniche.

BIBLIOGRAFIA

  1. ISTAT: Rapporto annuale 2025. La situazione del Paese. https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/05/Rapporto-Annuale-2025-integrale.pdf.
  2. Boccanelli A. Ageismo: tra discriminazione e cultura della rassegnazione. UniCamillus Magazine; Dicembre 2025.
  3. Yusuf S, Joseph P, Rangarajan S, et al. Modifiable risk factors, cardiovascular disease, and mortality in 155 722 individuals from 21 high-income, middle-income, and low-income countries (PURE): a prospective cohort study. Lancet 2020;395:795-808.
  4. Foo C, Surendran S, Jimenez G, Ansah JP, Matchar DB, Koh GCH. Primary Care Networks and Starfield's 4Cs: A Case for Enhanced Chronic Disease Management. Int J Environ Res Public Health 2021;18:2926.
  5. Carrabba N, Amico MA, Busi G, et al. The PREVASC study: Prospective REgistry of Valve disease in Asymptomatic Italian elderly SubjeCts. Aging Clin Exp Res 2025;37:98.

 

 

Prof. Alessandro Boccanelli, UniCamillus, International Medical University in Rome

Per la corrispondenza: boccanelli.alessandro@gmail.com