Anno Accademico 2025-2026
Vol. 70, n° 1, Gennaio - Marzo 2026
ECM: Fondamenti di Medicina Ambientale. Interconnessioni tra Salute umana e Salute degli ecosistemi naturali
13 gennaio 2026
ECM: Fondamenti di Medicina Ambientale. Interconnessioni tra Salute umana e Salute degli ecosistemi naturali
13 gennaio 2026
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Quando prendiamo in considerazione l’inquinamento ambientale ci riferiamo a tutto ciò che viene immesso nell’ambiente sia naturalmente, polveri vulcaniche e del deserto ad esempio, sia artatamente dalle attività umane. Inoltre, quando ci riferiamo all’inquinamento ambientale è imprescindibile la considerazione che ci dobbiamo riferire non solo all’inquinamento atmosferico, quindi in esterno, ma anche ai fattori inquinanti che si sviluppano e concentrano in ambienti chiusi cioè a quello che viene definito inquinamento indoor1. In tutti i loro aspetti e con tutta la loro complessità i fattori inquinanti, sia naturalmente immessi nell’ambiente sia prodotti dalle attività umane rappresentano un fattore di rischio acclarato, ma ad oggi ancora non adeguatamente preso in considerazione, per patologie cardiovascolari, in particolare per cardiopatia ischemica ed ictus2. L’inquinamento atmosferico è rappresentato da una miscela complessa la cui composizione concentrazione variano in relazione ai luoghi, alle aree geografiche ed alle condizioni atmosferiche. Il particolato (fine, PM 2.5, Ultrafine – UFP/PM 0.1) e gli inquinanti primari quali il monossido di carbonio, l’ossido di azoto, il biossido di zolfo vengono direttamente immessi nell’atmosfera, mentre gli inquinanti secondari, l’ozono ad esempio, vengono prodotti nell’atmosfera stessa. Dal momento che l’atmosfera è assimilabile ad un unico grande ambiente la prima delle considerazioni è la seguente: tutto quello che apparentemente rappresenta un fattore inquinante lontano da noi raggiunge rapidamente ogni angolo remoto, pertanto interessa più o meno rapidamente, in relazione alla natura degli inquinanti stessi, l’ambiente in toto3. L’inquinamento indoor ha caratteristiche analoghe all’inquinamento atmosferico ma è amplificato in ambienti mal areati che in realtà hanno come background sistemi edilizi non performanti, mal ventilati e strettamente legati a contesti socioeconomici e culturali peculiari.
La stretta interconnessione tra sistema cardiovascolare e apparato respiratorio che vede una sovrapposizione di fattori di rischio per le patologie legate ai due Sistemi, rende ragione di come l’inalazione di inquinanti determini altresì un danno diretto sul sistema respiratorio ma anche, in virtù del legame imprescindibile tra i due apparati, un danno sistemico cardio – cerebro – vascolare. Inoltre l’inalazione di inquinanti, potenziando e determinando i fenomeni flogistici, incrementando la produzione di specie reattive dell’ossigeno non adeguatamente bilanciate dai sistemi antiossidanti endogeni, non solo si sovrappone ai fattori di rischio codificati per patologie cardiovascolari e cerebrovascolari ma li potenzia assumendo un ruolo fondamentale nel determinismo del rischio anche ed in particolare negli ambienti chiusi e mal ventilati4. Esiste una stretta correlazione tra inquinamento atmosferico e mortalità, questa legata in prevalenza a patologie cardiovascolari per un totale del 61.9%, includendo la cardiopatia ischemica (31.7%) e lo stroke (27.7%), mentre le patologie polmonari croniche, il diabete mellito e le neoplasie sono responsabili di un minore numero di decessi, nell’insieme di circa il 38% del totale1. Nell’insieme la riduzione globale dell’aspettativa di vita legata all’inquinamento atmosferico è pari a 2.9 anni e supera la riduzione globale dell’aspettativa di vita legata al fumo di sigaretta nei fumatori abituali che è di 2.2 anni. Dati europei mettono in evidenza un eccesso di mortalità legato all’inquinamento atmosferico nei paesi europei pari a 790.000 decessi annui, con al primo posto cardiopatia ischemica (40% dei casi) e stroke (8% dei casi), mentre le patologie respiratorie, broncopneumopatia cronica ostruttiva e polmoniti, sono responsabili rispettivamente del 6% e del 7% dei casi e le neoplasie polmonari del 7% dei casi5. I fattori inquinanti pertanto ed in particolare l’inquinamento atmosferico rappresentano il principale fattore di rischio ambientale per lo stato di salute, nonché il fattore che ha fatto virare il quadro dalla mortalità per patologie trasmissibili alla mortalità per patologie non trasmissibili e che vede al primo posto come causa di decessi le patologie cardiovascolari e cerebrovascolari.
Tra gli inquinanti inalati sono soprattutto il particolato fine (PM 2.5) ed ultrafine (PM 0.1) che, superando la barriera alveolo capillare, interferiscono sia direttamente sia indirettamente sull’omeostasi del sistema cardiovascolare e cerebrovascolare ed in definitiva sulla omeostasi di tutti gli organi e sistemi. Il particolato direttamente impatta sulle pareti dei vasi, sui miocardiociti e nell’interstizio tra cellula e cellula nonché sui sistemi emocoagulativi. Il particolato fine ed ultrafine agiscono poi indirettamente stimolando la flogosi ed aumentando le specie reattive dell’ossigeno, inducendo quindi disreattività vascolare e contribuendo alla formazione della placca aterosclerotica ed in ultima analisi, sommandosi ai fattori di rischio codificati (obesità, diabete mellito, sedentarietà, abitudine tabagica, ipertensione arteriosa sistemica, dislipidemia), al determinismo della cardiopatia ischemica in tutti i suoi aspetti e manifestazioni6.
L’inquinamento atmosferico è solo una delle componenti degli inquinanti ambientali, agisce di concerto all’inquinamento acustico e luminoso, si somma ai fattori di rischio codificati per cardiopatia ischemica, si sovrappone a questi ultimi per meccanismi patogenetici (vedi deprivazione del sonno e scarsa qualità del sonno, alterazione dei ritmi circadiani, attivazione dei sistemi neuroendocrini) ed impatta prevalentemente laddove esiste una condizione di patologia cardiovascolare, sia essa manifesta o latente, nella popolazione in età avanzata e nel sesso/genere femminile. A tale proposito è necessario sottolineare come esistano differenze tra sesso/genere maschile e sesso/genere femminile relativamente all’esposizione a lungo termine a fattori inquinanti ambientali ed in particolare al particolato fine ed ultrafine. Sono infatti numerosi gli studi che hanno indicato come la popolazione femminile se esposta ad elevati livelli di particolato, in particolare nella fase di postmenopausa, vada incontro ad un incremento del rischio cardiovascolare comprendendo ipertensione, infarto del miocardio e stroke rispetto alla popolazione maschile.
L’esposoma, ovvero tutto ciò che ci avvolge inclusi anche gli inquinanti fino ad ora considerati, va ben oltre i fattori di rischio noti soprattutto in ambito cardiovascolare, in particolare per quanto riguarda la cardiopatia ischemica, e comprende anche taluni inquinanti pervasivi e particolarmente insidiosi quali le microplastiche (1 µm – 5 mm) e le nanoplastiche (< 1 µm)7, 8. Le plastiche da innovazione relativamente recente, aspetto importante del processo di civilizzazione, materiale leggero e di lunga durata nonché a basso costo e con utilizzazione diffusa pressoché in ogni ambito rappresentano attualmente un reale problema, difficile da contenere e risolvere. Le micro e le nanoplastiche, sia originate come tali sia derivanti dalla frammentazione di elementi di dimensioni maggiori, vengono inalate, ingerite ed assorbite per via transdermica ed entrano a far parte dei nostri organi e sistemi che non hanno la capacità intrinseca di degradarle e smaltirle. Infatti sono state rinvenute in modo ubiquitario nell’organismo ed anche come parte di placche ateromasiche carotidee, condizionanti la prognosi degli individui nei quali sono state rinvenute9.
Peculiari sono gli inquinanti metallici quali arsenico, piombo, rame, cadmio e mercurio che una volta penetrati nell’organismo agiscono inducendo flogosi sistemica, disfunzione endoteliale e stress ossidativo, nonché apoptotosi con la via finale in parte propria in parte comune alla maggior parte degli altri inquinanti ed in sovrapposizione ai fattori di rischio noti per cardiovasculopatie e per patologie cerebrovascolari ed in particolare per cardiopatia ischemica capaci di indurre condizioni di patologia cardiaca o di slatentizzarne l’esistenza10.
È complesso in questo contesto mettere in opera dei concreti programmi di prevenzione delle patologie cardiovascolari così come indicato dalle linee guida internazionali, in quanto il presupposto fondamentale di tali programmi si basa sulla rimodulazione degli stili di vita intesi nella proposizione di attività fisica regolare ed alimentazione prevalentemente a base di cibi “naturali” non processati11, 12. In ambienti non idonei, ove i fattori inquinanti atmosferici siano particolarmente pervasivi, valori di PM 2.5 superiori ai consentiti, ad esempio come accade nelle aree ad elevato grado di urbanizzazione soprattutto in alcune ore della giornata ed in determinate condizioni atmosferiche, l’attività fisica può rivelarsi non più cardio-vasculoprotettiva ma deleteria e contribuire a sua volta a indurre specie reattive dell’ossigeno in eccesso e flogosi11-15.
Infine, le modificazioni climatiche esacerbano il contesto che abbiamo preso in considerazione, ed oltre a determinare un peculiare tipo di stress dell’organismo relativo alla termoregolazione con particolare impatto sul sistema cardiovascolare, condizionano il contesto e la produzione proprio di quegli alimenti che sono i più indicati per fare reale prevenzione in ambito cardiovascolare e non solo. Le modificazioni climatiche contribuiscono nella popolazione mondiale e in tutte le fasce di età a generare quella che è stata definita “ecoansia”, con impatto sui bioritmi e relativo impatto sul benessere mentale ingenerando ansia quindi e depressione, che grande legame hanno con la genesi delle patologie cardiovascolari ed in particolare con la cardiopatia ischemica13.
Tutto ciò fa parte di un processo che è stato definito antropocene accelerato e che come tale va considerato nell’insieme, non per aspetti separati quindi, al fine di rimodulare tutti quei fattori propellenti verso tutto ciò che non è fisiologico16.
A tale proposito, a fini scientifici, didattici e divulgativi la Società Italiana di Cardiologia ha costituito un gruppo di lavoro denominato “SIC for the Hearth”, per aumentare la consapevolezza della relazione esistente tra fattori inquinanti e malattie cardiovascolari e per mettere in opera programmi di prevenzione adeguati, sia a livello dei singoli sia in ambito di comunità.
BIBLIOGRAFIA
Prof.ssa Susanna Sciomer, Sapienza Università di Roma; Dott.ssa Federica Moscucci, UO Geriatria, AOU Policlinico Umberto I, Roma; Department of Clinical Medicine, Life, Health and Environmental Sciences, University of L’Aquila; Prof.ssa Anna Vittoria Mattioli, Department of Quality‑of‑Life Sciences, University of Bologna “Alma Mater Studiorum”
Per la corrispondenza: susanna.sciomer@uniroma1.it