Anno Accademico 2025-2026
Vol. 70, n° 1, Gennaio - Marzo 2026
Conferenza: La lenta agonia del Servizio Sanitario Nazionale: i dati dell’8° Rapporto GIMBE
11 novembre 2025
Conferenza: La lenta agonia del Servizio Sanitario Nazionale: i dati dell’8° Rapporto GIMBE
11 novembre 2025
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Il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) si trova oggi in una profonda crisi. L’8° Rapporto GIMBE sul Servizio Sanitario Nazionale (SSN)1, presentato l’8 ottobre 2025 presso la Sala Regina della Camera dei Deputati ne delinea con precisione le fragilità strutturali, ma al tempo stesso individua proposte concrete per invertire la rotta. La Fondazione, nell’ambito della campagna #SalviamoSSN2, ha denunciato fin dal 2013 un lento ma inesorabile processo di smantellamento del SSN, che rischia di trasformare il diritto alla salute in un bene di mercato. Le analisi documentano un progressivo slittamento del SSN verso un modello in cui la sanità pubblica perde terreno a vantaggio di un settore privato in continua e incontrollata espansione, trasformando il diritto costituzionale alla tutela della salute in un privilegio per pochi.
Un finanziamento sempre più deboleNel testo della Legge di Bilancio 2026 si evidenzia un boom di risorse che riguarda esclusivamente il 2026, quando il FSN crescerà di € 6,6 miliardi (+4,8%) rispetto al 2025, grazie a € 2,4 miliardi previsti dalla suddetta Manovra e, soprattutto, a € 4,2 miliardi già stanziati con le precedenti manovre, in gran parte già allocati per i rinnovi contrattuali del personale sanitario. Nel biennio successivo, invece, la crescita del FSN in termini assoluti è irrisoria: € 995 milioni (+0,7%) nel 2027 e € 867 milioni (+0,6%) nel 2028 (Fig. 1).

Fig. 1. Incrementi del Fondo Sanitario Nazionale rispetto all’anno precedente.
In rapporto al PIL, la quota destinata al FSN passa dal 6,04% del 2025 al 6,16% del 2026, per poi scendere nuovamente al 6,05% nel 2027 e precipitare al 5,93% nel 2028, delineando una tendenza in calo progressivo (Fig. 2).

Fig. 2. Fabbisogno Sanitario Nazionale in % del PIL: trend 2022-2028.
Se va riconosciuto al Governo Meloni di aver aumentato il FSN di ben € 17,7 miliardi, cifra mai assegnata da nessun Esecutivo in 4 anni, è altrettanto vero che tagliando la quota di FSN sul PIL dal 6,3% del 2022 a percentuali intorno al 6% negli anni successivi, la sanità ha complessivamente lasciato per strada ben € 17,5 miliardi (Fig. 3).

Fig. 3. Fondo sanitario nazionale effettivo vs FSN al 6,3% del PIL.
Questo trend riflette il continuo disinvestimento dalla sanità pubblica, avviato nel 2010 e perpetrato da tutti i Governi. L’aumento del FSN in valore assoluto non è che un’illusione contabile: la quota di PIL destinata alla sanità cala infatti inesorabilmente, fatta eccezione per gli anni della pandemia quando i finanziamenti straordinari per la gestione dell’emergenza e il calo del PIL nel 2020 hanno mascherato il problema. E con la Manovra 2026 si scende addirittura sotto la soglia del 6%, toccando nel 2028 il minimo storico del 5,93% (Fig. 4).

Fig. 4. Fabbisogno Sanitario Nazionale: trend 2010-2028.
Si continua a trattare la sanità come un costo da contenere, piuttosto che come un investimento strategico per il Paese. Una situazione che si scontra con un principio costituzionale ribadito recentemente dalla Corte: quello della “spesa costituzionalmente necessaria” per garantire i LEA.
Riparto del fondo sanitario lontano dall’equitàNonostante una recente revisione dei criteri di riparto, la distribuzione del Fondo Sanitario Nazionale continua a favorire le Regioni con una popolazione più anziana: gli aggiustamenti introdotti hanno prodotto solo modesti effetti redistributivi a vantaggio del Mezzogiorno, senza correggere le distorsioni strutturali. Nel 2024, la Liguria è la Regione che riceve più risorse pro-capite (€ 2.261), seguita da Molise, Sardegna (€ 2.235 ciascuna) e Umbria (€ 2.232), tutte con un indice di vecchiaia elevato. Al contrario, Regioni più giovani come Campania (€ 2.135), Lombardia (€ 2.154), Lazio (€ 2.164) e Sicilia (€ 2.166) ricevono importi inferiori alla media nazionale (€ 2.181). Alla base di queste iniquità vi è una quota fissa non pesata pari al 60%, che limita fortemente la possibilità di adeguare il finanziamento ai nuovi bisogni di salute, in particolare quelli dei giovani e delle fasce più vulnerabili. Le variabili introdotte su mortalità precoce e condizioni socio-economiche, pur rilevanti dal punto di vista epidemiologico, incidono per appena l’1,5% del riparto complessivo. Infine, la quota premiale continua ad essere assegnata in assenza di criteri trasparenti e oggettivi, svuotando di significato il principio stesso di “premialità” e trasformandolo di fatto in uno strumento di compensazione politica.
Il peso crescente sulle famiglieSecondo i dati ISTAT, nel 2024 la spesa sanitaria totale ammonta a € 185,1 miliardi: di questi, € 137,5 miliardi sono fondi pubblici (74,3%), mentre € 47,6 miliardi provengono da risorse private. In particolare, i cittadini sborsano direttamente ben € 41,3 miliardi (22,3%) di spesa out-of-pocket: in pratica, l’86,7% della spesa privata è sostenuta direttamente dai cittadini (Fig. 5).

Fig. 5. Composizione della spesa sanitaria (dati ISTAT-SHA, anno 2024).
Le conseguenze sono gravi: nel 2024 oltre 5,8 milioni di persone (9,9% della popolazione) hanno rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria. Un dato che colpisce più duramente le fasce più deboli, in un contesto segnato anche dall’aumento della povertà assoluta, che coinvolge 2,2 milioni di famiglie.
Il personale sanitario: squilibri e carenzeL’Italia è il secondo paese OCSE per densità di medici (5,4 per 1.000 abitanti), ma è tra gli ultimi per numero di infermieri: 6,5 per 1.000 abitanti, contro una media OCSE di 9,5. Le carenze sono marcate soprattutto in Sicilia, in Campania e in Lombardia. Preoccupante anche il crollo dell’attrattività della professione infermieristica: per l’anno accademico 2025/26, il rapporto tra domande e posti disponibili è sceso sotto l’unità (0,9). La Medicina territoriale soffre inoltre una grave carenza di medici di famiglia e pediatri, con oltre 6.000 professionisti mancanti a inizio 2024.
LEA, mobilità sanitaria e divari territoriali: l’Italia a due velocitàI dati 2023 confermano un quadro di profonda disomogeneità nell’erogazione delle cure: solo 13 Regioni risultano adempienti ai Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), ovvero le prestazioni sanitarie che il SSN è tenuto a garantire gratuitamente o dietro pagamento di un ticket. Nel Mezzogiorno, superano la soglia solo Puglia, Campania e Sardegna. Un indicatore eloquente delle disuguaglianze è la mobilità sanitaria: nel 2022 ha superato i € 5 miliardi. Le Regioni del Nord come Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto assorbono il 94,1% del saldo attivo, mentre ben il 78,8% di quello passivo si concentra in cinque Regioni meridionali (Abruzzo, Calabria, Campania, Puglia, Sicilia) e nel Lazio, tutte con saldi negativi superiori a 100 milioni di euro. A pagare il prezzo di questa “frattura strutturale” tra Nord e Sud sono i cittadini, spesso costretti a spostarsi per ricevere cure adeguate. Un segnale evidente di tale squilibrio si ritrova anche nell’aspettativa di vita: secondo le stime ISTAT per il 2024, la media nazionale è di 83,4 anni, ma si scende a 81,7 in Campania, contro gli 84,7 della Provincia autonoma di Trento. In tutte le otto Regioni del Mezzogiorno, l’aspettativa di vita è pari o inferiore alla media nazionale, riflettendo le gravi criticità dei servizi sanitari e l’effetto combinato di povertà, diseguaglianze e minore accessibilità alle cure.
Il privato avanza, il pubblico arretraIl Rapporto documenta un’espansione a 360° del settore privato in sanità. Oltre ai soggetti erogatori convenzionati con il SSN, crescono investitori, terzi paganti e partenariati pubblico-privati. Nel 2023, delle 29.386 strutture sanitarie censite, il 58% è rappresentato da soggetti privati accreditati. La spesa pubblica per il privato convenzionato è salita a € 28,7 miliardi (+22,8% rispetto al 2012), ma è in forte crescita soprattutto il “privato puro”: la spesa out-of-pocket presso queste strutture - rilevata dal sistema Tessera Sanitaria - è passata da € 3,05 miliardi nel 2016 a € 7,23 miliardi nel 2023 (+137%). Un segnale chiaro: sempre più cittadini, per ricevere cure tempestive, si rivolgono al mercato. Il rischio è quello di creare un “secondo binario” della sanità, riservato solo a chi può permetterselo.
PNRR: ritardi e opportunità mancateIl Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) rappresentava un’occasione unica per rafforzare la sanità pubblica. Ma a meno di nove mesi dalla scadenza del 30 giugno 2026, restano da centrare 14 obiettivi della Missione Salute. Il monitoraggio GIMBE segnala gravi ritardi in aree strategiche come l’attivazione di Case e Ospedali di Comunità e l’adozione del Fascicolo Sanitario Elettronico. Al 30 giugno 2025, solo il 4,4% (n. 46) delle Case della Comunità aveva sia servizi che personale medico-infermieristico pienamente operativo. Anche gli Ospedali di Comunità presentano forti ritardi: solo 153 risultano attivi, meno della metà dei programmati. Sul fronte della digitalizzazione, il Fascicolo Sanitario Elettronico resta incompleto: appena il 42% dei cittadini ha dato il consenso alla consultazione dei propri dati, con enormi differenze regionali.
Verso un nuovo patto per il SSNLa Fondazione GIMBE rilancia la necessità di un “Piano di Rilancio” articolato in 15 azioni concrete. Ma perché il SSN possa tornare ad essere un pilastro della democrazia e della coesione sociale, serve un nuovo patto tra politica, cittadini e professionisti sanitari. Un patto politico per garantire risorse adeguate, superare il condizionamento delle logiche partitiche e affermare la sanità come priorità strategica. Un patto sociale per educare la popolazione al valore della sanità pubblica e all’uso appropriato dei servizi. Un patto professionale per rimettere al centro le competenze e il lavoro degli operatori sanitari, valorizzandone ruolo e dignità (Fig. 6).

Fig. 6. Il Piano di Rilancio del SSN.
Il Piano di Rilancio del SSN si articola in 15 punti e rappresenta lo standard per il monitoraggio continuo da parte dell’Osservatorio GIMBE delle azioni di Governo e Regioni:
1. SALUTE IN TUTTE LE POLITICHE. Mettere la salute e il benessere delle persone al centro di tutte le decisioni politiche: non solo sanitarie, ma anche ambientali, industriali, sociali, economiche e fiscali, oltre che in materia di istruzione, formazione e ricerca (Health in All Policies).
2. PREVENZIONE E PROMOZIONE DELLA SALUTE. Diffondere la cultura e aumentare gli investimenti in prevenzione e promozione della salute, attuando l’approccio integrato One Health, che riconosce l’interdipendenza tra la salute delle persone e quella di animali, piante e ambiente.
3. GOVERNANCE STATO-REGIONI. Potenziare le capacità di indirizzo e verifica dello Stato sulle Regioni, nel rispetto dei loro poteri, per ridurre diseguaglianze, iniquità e sprechi e garantire il diritto costituzionale alla tutela della salute.
4. FINANZIAMENTO PUBBLICO. Aumentare in maniera progressiva e consistente il finanziamento pubblico della sanità per allinearlo alla media dei paesi europei, al fine di garantire il rilancio delle politiche del personale sanitario, l’erogazione uniforme dei LEA e l’equità di accesso alle innovazioni.
5. LIVELLI ESSENZIALI DI ASSISTENZA. Garantire l’aggiornamento continuo dei LEA al fine di rendere rapidamente accessibili le innovazioni e di escludere le prestazioni sanitarie obsolete, riducendo così le diseguaglianze regionali nell’esigibilità dei LEA.
6. SERVIZI SANITARI E SOCIO-SANITARI. Programmare l’offerta secondo i reali bisogni di salute della popolazione e renderla disponibile tramite reti multiprofessionali integrate, per superare la frammentazione tra ospedale e territorio e tra assistenza sanitaria e sociale.
7. PERSONALE SANITARIO. Rilanciare le politiche sul capitale umano per valorizzare la colonna portante della sanità pubblica e rendere nuovamente attrattiva la carriera nel SSN, innovando i processi di formazione e valutazione delle competenze.
8. SPRECHI E INEFFICIENZE. Ridurre inappropriatezze e inefficienze, contrastare frodi e abusi e riallocare le risorse recuperate in servizi essenziali e innovazioni, aumentando il valore della spesa sanitaria.
9. RAPPORTO PUBBLICO-PRIVATO. Favorire una sana integrazione tra pubblico e privato convenzionato, al fine di garantire un’offerta equa di prestazioni a carico del SSN e ridurre la necessità per i cittadini di ricorrere al libero mercato.
10. SANITÀ INTEGRATIVA. Rendere i fondi sanitari realmente integrativi rispetto alle prestazioni già incluse nei LEA, al fine di arginare diseguaglianze, privatizzazione, erosione di risorse pubbliche e derive consumistiche.
11. TRASFORMAZIONE DIGITALE. Promuovere cultura e competenze digitali della popolazione, in particolare di professionisti sanitari, pazienti, familiari e caregiver, rimuovendo gli ostacoli alla digitalizzazione, per non generare nuove diseguaglianze e migliorare l’equità di accesso ai servizi sanitari e l’efficienza del SSN.
12. RICERCA INDIPENDENTE. Potenziare la ricerca clinica e organizzativa e la valutazione d’impatto delle politiche pubbliche sulla salute, integrandole in un programma nazionale di ricerca e sviluppo, al fine di produrre evidenze scientifiche per informare scelte e investimenti in sanità.
13. DATI PUBBLICI E ACCESSIBILI. Rendere disponibili in formato aperto (open data) tutti i dati della sanità per favorire studi indipendenti, valutazioni comparative, partecipazione civica e decisioni politiche informate, rafforzando la trasparenza del sistema.
14. INFORMAZIONE SCIENTIFICA. Potenziare l’informazione istituzionale basata sulle evidenze scientifiche e migliorare l’alfabetizzazione sanitaria e digitale, al fine di favorire decisioni informate sulla salute, ridurre il consumismo sanitario e contrastare le fake news.
15. PARTECIPAZIONE E COESIONE SOCIALE. Aumentare la consapevolezza civica del valore del SSN e promuovere la partecipazione attiva di cittadini, comunità locali e organizzazioni della società civile alla tutela del SSN, riconoscendolo come motore di coesione sociale, equità e sviluppo.
BIBLIOGRAFIA
Dott. Nino Cartabellotta, Presidente Fondazione GIMBE
Per la corrispondenza: nino.cartabellotta@gimbe.org