Anno Accademico 2024-2025
Vol. 69, n° S. 1, Dicembre - Dicembre 2025
Convegno: Medicina, Psicoanalisi, Filosofia: convegno di studi in onore del Prof. Vito Cagli
07 ottobre 2025
Convegno: Medicina, Psicoanalisi, Filosofia: convegno di studi in onore del Prof. Vito Cagli
07 ottobre 2025
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L’ipertensione arteriosa rappresenta uno dei campi di maggior interesse di cui si occupò il Prof. Vito Cagli e al quale egli dette un grande contributo con una lunga e proficua attività professionale e con i suoi innumerevoli studi scientifici. Egli ne parlava con competenza ed entusiasmo e dispensava ai pazienti e ai suoi allievi e collaboratori i frutti della sua esperienza e delle sue acute riflessioni. Nel 2022 rilasciò una intervista a Bianca Gualandi in cui raccontò l’inizio della sua attività professionale nel settore della Ipertensione arteriosa: “Io cominciai ad occuparmi delle malattie, quando entrai nel ‘Centro per lo Studio e la Cura dell’Ipertensione Arteriosa e delle Malattie Renali’ di Roma. Nel 1966 a Roma venne istituito il ‘Centro per lo Studio e la Cura dell’Ipertensione Arteriosa e delle Malattie Renali’, annesso al VII Padiglione del Policlinico Umberto I, di cui era primario Sirio Lentini, che fungeva anche da direttore del Centro. Io venni a sapere che cercavano un vice-direttore e quindi mi presentai e accettai l’incarico. Lo feci perché avevo capito che il tempo della Clinica Medica intesa come Medicina in grado di affrontare in modo adeguato tutte le malattie internistiche era giunto al termine. Alcune specialità stavano già nascendo nonostante l’opposizione dei clinici medici, che erano gelosi del loro potere, e quella era la nuova strada da percorrere. Fui quindi assunto come vice-direttore (in realtà, ero io che mandavo avanti l’istituzione mentre Lentini metteva le firme) e tale vi rimasi fino alla pensione perché nel frattempo l’Università aveva acquisito tutto il Policlinico”. A conferma di quanto detto da Cagli va ricordato come la Medicina Interna si stava evolvendo e modificando a quel tempo: Vittorio Puddu iniziava la Cardiologia in Italia nel 1956 al San Camillo e creava la prima UTIC nel 1964; Giuseppe Giunchi promuoveva la nascita e lo sviluppo delle Malattie Infettive, diventando in seguito Direttore della III Clinica Medica e della Cattedra di Malattie Infettive alla “Sapienza”; Mario Coppo diventava Cattedratico ed Esperto mondiale della Epatologia a Modena; Luigi Gedda iniziava l’Ambulatorio dei Gemelli, rivelandosi un precursore della Genetica etc. Continuava l’intervista a Cagli: “Partimmo da zero e feci delle cose che mai avrei pensato di dover fare. A quel tempo non c’era il SSN ma diversi tipi di mutua e io dovetti fare il giro di queste, a partire dall’INAM, per arrivare a stipulare la convenzione che il direttore avrebbe poi firmato. In sei mesi passammo da zero a diverse centinaia di pazienti, cosa che fu considerata un notevole successo. La notizia di questo Centro si sparse poi in tutto il Lazio e nelle zone vicine. Oltre all’attività amministrativa svolgevo anche un’intensa attività clinica, di laboratorio e di ricerca, insieme con Enrico Bologna, Alfredo Bossini e altri. Pubblicammo diversi articoli, alcuni di revisione, altri con risultati originali, sia in riviste nazionali che internazionali e una monografia”. Questi furono alcuni dei contributi allo studio della Ipertensione Arteriosa:
• Bologna E, Bossini A, Cagli V. Valore del test di Kaplan e Silah all’angiotensina nella diagnosi etiologica dell’ipertensione arteriosa. Policlinico Prat 1968;75:549-64.
• Cagli V, Colace F. L’ipertensione arteriosa nei soggetti di età inferiore a 40 anni (rilievi clinico-statistici). Policlinico Sez Prat 1970;77:101-9.
• Cagli V. Valutazione dell’effetto anti-ipertensivo dello spironolattone: sperimentazione del trattamento associato spironolattone-alfa-metildopa. Clin Ter 1976;76:253-60.
• Cagli V, Marquez JR, Sanguigni D. Gli spironolattoni nel trattamento della ipertensione arteriosa essenziale: analisi dei risultati ottenuti in 306 pazienti. Boll Soc Ital Cardiol 1978;23:1749-56.
• Cinotti GA, Bossini A, Cagli V, et al. Studio clinico multicentrico sull’attività antiipertensiva del Lisinopril. Minerva Med 1989;80:53-63. J Clin Hypertens 1987:3:144-52.
• Muiesan G, Alicandri C, Agapiti-Rosei E, Buoninconti R, Cagli V, et al. A multicenter trial of low dose captopril administered twice daily in patients with essential hypertension unresponsive to beta blocker-diuretic treatment. J Clin Hypertens 1987;3:144-52.
• Bossini A, Di Veroli C, Cavallotti G, Cagli V, et al. Felodipine ER formulation in the treatment of mild hypertension: efficacy and tolerability vs placebo. Br J Clin Pharmacol 1990;50;587-71.
• Cagli V. The four seasons of anti-hypertensive therapy. Clin Exp Hypertens 1993;Suppl 1:211-20.
• Cagli V, Ferrucci A, Germanò G. L’Essenziale su l’Ipertensione Arteriosa. Roma: Verduci, 1988.
• Cagli V. Alla scoperta dell’ipertensione arteriosa: una storia lunga alcuni secoli. Roma: CIC Edizioni Internazionali, 2010.
• Cagli V. L’invenzione dell’Ipertensione arteriosa. It J Med 2011;5:2-5.
Vito Cagli in alcuni suoi articoli e libri ha ripercorso i diversi passaggi scientifici che hanno fatto la storia dell’ipertensione. Attraverso il racconto di piccole e grandi curiosità ha anche evidenziato quali e quanti preconcetti ed errori hanno permeato la cultura medica nel corso degli anni e come, con l’evoluzione e l’apposizione delle conoscenze (“mattone su mattone”) e con l’ausilio delle nuove tecnologie, si sia giunti ai concetti fisiopatologici attuali e al relativo inquadramento nosografico. L’Ipertensione arteriosa aveva avuto una storia difficile, che iniziava con la scoperta della circolazione sanguigna (Harvey, 1628) e proseguiva fino all’invenzione di strumenti maneggevoli e adatti a misurare la pressione nei vasi (Riva-Rocci, 1896)) e infine terminava con le attuali scoperte della genetica e delle terapie mediche ed interventistiche. Nel lungo percorso si era passati dalla ipertensione come “segno” alla ipertensione come “malattia”, seppure basata inizialmente sul riscontro di un solo segno anomalo (elevati valori pressori). Successivamente si era passati all’inquadramento nosografico come ipertensione arteriosa essenziale, per arrivare al concetto di fattore di rischio per lo sviluppo di complicanze e di altre malattie e infine alla individuazione delle varie cause e quindi di terapie più mirate ed efficaci. Nell’Anno Accademico 2010-2011 dell’Accademia Lancisiana, il Prof. Cagli fece una brillante relazione sull’Ipertensione Arteriosa ponendosi interrogativi e dando delle risposte, attraverso un excursus sulla storia della Ipertensione Arteriosa: Che cos’è l’ipertensione? È una malattia? È qualcosa di concreto, un oggetto reale, come ipotizzavano i medici della più lontana antichità? È una malattia pre-esistente rispetto al momento in cui viene individuata (cioè è una scoperta?), oppure è il fatto stesso di averla individuata che la crea (cioè è una invenzione?). In uno dei suoi libri affermava: “Oggi, possiamo considerarci ‘figli’ di Abelardo, in quanto riteniamo che la malattia esista soltanto come costrutto mentale e non come qualcosa di concreto. Una delle conseguenze di accettare la malattia unicamente come costrutto mentale è quella di accettare anche che essa muti nel tempo, differenziandosi da altri processi morbosi o confluendo in essi e che questa costruzione sia in rapporto al collettivo di pensiero, cioè agli orientamenti, alle opinioni, alle conoscenze di un determinato contesto sociale in una data epoca. Bisognerebbe considerare il concetto dell’ipertensione arteriosa in quanto malattia come un ‘avvenimento della storia del pensiero’, secondo l’insegnamento di Fleck”. Riportava inoltre come nel 1911 era emerso il concetto di IPERTENSIONE ARTERIOSA ESSENZIALE (IAE) definita come espressione di un aumento persistente della pressione senza una causa identificabile. Infatti Frank, nel 1911, aveva proposto il termine Essentielle Hypertonie; da allora tale concetto aveva cominciato a diffondersi e la condizione patologica veniva chiaramente riconosciuta, fino a diventare una delle diagnosi più frequenti nel panorama della Medicina. Ma era possibile concepire una malattia costituita da un unico segno? Era accettabile che un unico segno costituisse una malattia? Fino ad allora ogni malattia era stata concepita come una “combinazione costante di sintomi” e cioè come una “sindrome”. In realtà la malattia costituiva qualcosa di diverso e di meglio precisato rispetto alla sindrome, sebbene potesse essere connotata da un insieme di sintomi.
Il fatto che l’espressione clinica fosse caratterizzata dall’assenza di elementi indicativi di lesioni anatomiche e fosse limitata al rilievo di un valore di pressione arteriosa superiore a quello considerato normale, costituivano senza dubbio due elementi che ponevano l’IAE al di fuori della definizione di sindrome o malattia. Il confine tra normale e patologico era difficile da tracciare! E così per l’ipertensione arteriosa si era sentito il bisogno di introdurre categorie come “pre-ipertensione” (PA 120-139/80-89mmHg), come “pressione ottimale” (PA < 120/80), pressione “normale-alta” (130-139/85-89), e tra esse collocare la cosiddetta “pressione normale”. In seguito si era passati a considerare l’IAE come un “fattore di rischio cardiovascolare”. Essa, quindi, non era più una malattia nel senso in cui, Morgagni, definiva questa condizione (lesione d’organo e causa), ma diventava il “preannuncio” di malattie possibili, anzi più probabili. Dalla certezza di una malattia in atto si passava così alla “probabilità” di un evento morboso futuro. La stretta parentela tra malattia e fattore di rischio si basava su alcuni elementi:
Il Prof. Cagli concludeva: “Quindi l’IAE può considerarsi una MALATTIA, di cui molti eventi cardio-vascolari costituiscono una complicanza. L’IAE resta come la casella nosografia di una malattia della quale sappiamo molto, ma non ancora abbastanza perché questo suo appellativo ‘essenziale’ possa essere sostituito da qualcosa di più concreto. Se, sulla strada della patogenesi, si giungerà a distinguere diversi quadri morbosi nell’ambito dell’IAE, risalterà con ancora maggiore chiarezza il fatto che un’entità nosografia si costruisce intorno a diversi elementi (anatomici, fisiologici, anatomo-patologici, isto-patologici, microbiologici, biochimici, immunologici, genetici etc.) e che questa costruzione muta di volta in volta l’aspetto e i confini della malattia, strutturandola secondo gli elementi e i paradigmi propri di un dato tempo”. Il Prof. Cagli, sposando in pieno quanto affermato dal Prof. A. Murri all’inizio del 1900, considerava la diagnosi “un processo morboso in un determinato soggetto con le caratteristiche che gli sono proprie” e spostava l’attenzione dalla malattia al malato e alla diagnosi basata sul malato, con tutte le variabili e le incertezze che finiscono per comporre un insieme complesso e con la individuazione di quel “preannuncio di malattia” che sono i fattori di rischio. Anch’egli vedeva il pericolo della nascente tecnologia applicata alla diagnosi medica in modo acritico, prescindendo dalle caratteristiche tipiche e peculiari della persona malata. “La tendenza a ricorrere a categorie logico-statistiche è un segno del malessere della Medicina di fronte alla complessità dei problemi diagnostici spesso proposti dalla clinica. Così dicasi per l’EBM in quanto metodo che pretende di fondare la diagnosi, come la terapia, su dati il più possibile certi, risultanti dalle indagini più ampie, accurate e metodologicamente corrette consegnate alla letteratura scientifica internazionale (vedi le Linee Guida). Non bisogna però dimenticare i limiti di tale impostazione, sia perché non sempre disponiamo di sicure ‘evidenze’, sia perché esse vanno applicate con spirito critico nel singolo paziente. Anche il ricorso a sistemi esperti, all’ausilio del computer e attualmente all’Intelligenza Artificiale, testimonia lo spirito dei tempi: rapidità, fiducia nella tecnica ma, purtroppo, anche eccessiva delega alle macchine da parte dell’uomo. Sullo sfondo è già una realtà perentoria e pervasiva: la diagnosi genetica. La sua diffusione potrà cambiare profondamente il nostro modo di accostare l’uomo sano all’uomo malato: ci porterà forse ad un modo diverso di percorrere il cammino verso la diagnosi. Gli attuali ausili tecnologici e strumentali non sono strumenti per fare, ma strumenti critici utili a fare una analisi del nostro “modus operandi”; perciò quando esaminiamo un paziente riflettiamo sui dati raccolti e poi arriviamo ad una diagnosi. Ciò che dobbiamo augurarci è che, quali che possano essere in futuro i cambiamenti nella scienza e nell’arte di diagnosticare, come in quella di curare, l’uomo, capace di pensare (con la sua ‘intelligenza naturale’), mantenga un suo ruolo centrale, perché soltanto la sua riflessione costituisce la migliore garanzia per una Medicina tecnicamente corretta ma anche umanamente accettabile”. Questi sono gli insegnamenti sempre attuali e condivisibili lasciati in eredità dal Prof. Cagli, che ho avuto il piacere e l’onore di conoscere e ascoltare in tante occasioni e riunioni scientifiche.
Prof. Giovanni Minardi, SMIH-UPMC, Roma
Per la corrispondenza: giovanniminardi1950@gmail.com
BIBLIOGRAFIA
Cagli V, Ferrucci A, Germanò G. L’Essenziale su l’Ipertensione Arteriosa. Roma: Verduci, 1988.
Cagli V. Elogio del metodo clinico. Roma: Armando Ed, 1997.
Cagli V. Viaggio intorno al mio studio. Milano: Editmabi, 1999.
Cagli V. Malattie come racconti. Roma: Armando Ed, 2004.
Cagli V. Alla scoperta dell’ipertensione arteriosa: una storia lunga alcuni secoli. Roma: CIC Edizioni Internazionali, 2010.
Cagli V. L’invenzione dell’Ipertensione arteriosa. It J Med 2011;5:2-5.
Cagli V. La strana scienza. Riflessioni sulla medicina e sulla sua complessità. Roma: Amando Ed, 2020.