Anno Accademico 2024-2025
Vol. 69, n° S. 1, Dicembre - Dicembre 2025
Convegno: Medicina, Psicoanalisi, Filosofia: convegno di studi in onore del Prof. Vito Cagli
07 ottobre 2025
Convegno: Medicina, Psicoanalisi, Filosofia: convegno di studi in onore del Prof. Vito Cagli
07 ottobre 2025
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Incontrai per la prima volta il Dott. Vito Cagli, tanti anni fa, a Foligno, in un convegno sul diabete organizzato dal Dott. Mario Timio. Da quell’incontro nacque una lunga e profonda amicizia e una vivace e intensa discussione.
Ci telefonavano ogni sera, e commentavamo le notizie politiche del giorno, gli avvenimenti accademici più deludenti, senza tralasciare di parlare della sua e della mia salute.
Era molto legato a sua moglie Anna, anche lei medico, della quale parlava sempre come una “persona meravigliosa”, affabile e forte, una roccaforte della famiglia senza la quale nemmeno la sua attività di medico e di scrittore sarebbe stata così feconda e ricca. Vito era della ferma opinione che Anna “dove passava seminava amore”.
Vito aveva un sacro rispetto per gli altri, a cominciare dalle scelte e opinioni dei suoi figli: Nora, che lavorava in India, Alessandro che era a Bruxelles e che scrisse una vivace e aggiornata storia di famiglia, Irene che sempre con intelligente affetto gli è stata vicino.
Grandi erano i suoi interessi per la letteratura e per l’arte, concepite da Cagli forme di conoscenza come riteneva il filosofo, fisico, epistemologo e direttore di una Galleria d’Arte a Boston, Nelson Goodman; era questo un tema su cui amavamo spesso discutere.
Mi incuriosiva la sua attività sportiva; in tempi passati aveva giocato a tennis. Amava la musica classica, perché, come la letteratura, parlava e raccontava le pene e la gioia degli uomini.
Era un medico sempre attento alla persona del malato, ai suoi bisogni psichici oltre che ai suoi mali fisici; le sue diagnosi andavano sempre oltre i sintomi fisici della malattia, convinto che molti sintomi erano da ricondurre a disagi interiori.
Era legato ai suoi maestri, specialmente a Cesare Frugoni di Roma: non c’era scritto o intervista che non lo nominasse con gratitudine e ammirazione; ma aveva un bel ricordo anche di Giuseppe Giunchi, famoso clinico nato a Recanati. Negli ultimi anni lo vidi colloquiare anche con l’allievo di Giunchi, il Dott. Pietro Serra, sul problema mente-corpo.
Aveva affetto per i suoi allievi, sempre pronto ad ascoltarli e a orientarli; mi parlava spesso del Dott. Claudio Santini, medico di Pannella, e del Dott. Dario Manfellotto.
È stato un maestro per la Medicina italiana, sia per i suoi libri ed articoli sia anche per le sue lezioni e conferenze.
Vito Cagli prestava molta attenzione alla storia della Medicina e a suo avviso ogni medico doveva avere una buona conoscenza del passato, in quanto la Medicina, come tutta la scienza, progredisce eliminando gli errori in cui inciampa. Con un altro marchigiano, e cioè con Augusto Murri, ripeteva che nella Facoltà di Medicina non si studia il manuale più importante, cioè il manuale degli errori.
Cagli volle essere un medico, ma fu anche un filosofo perché cercava di risolvere i problemi filosofici che fioriscono dalla Medicina e che nascono dalle vicende della vita.
Discutevamo spesso, con vivacità, sui temi della metodologia scientifica e della Psicoanalisi. Cagli sosteneva la fecondità del metodo induttivo, contrariamente alle mie argomentazioni a difesa del metodo ipotetico-deduttivo. Sulla Psicoanalisi il dibattito era sempre vivacissimo: io, d’accordo con Popper, sostenevo che la Psicoanalisi non può essere considerata una scienza perché infalsificabile; Cagli invece la difendeva e ne ha parlato in molti suoi scritti. Furono specialmente queste vivaci discussioni che ci indussero a scrivere insieme il libro, pubblicato da Armando nel 2008, “Dialogo sulla diagnosi. Un filosofo e un medico a confronto”, con una illuminata introduzione di un esperto come Massimo Baldini.
Più volte abbiamo discusso della “grande domanda”, della domanda filosofica sul senso della vita. E Vito richiamava idee di Spinoza e anche di Platone. Comunque, restava sempre legato al suo “laicismo”. Altri autori richiamati nelle nostre conversazioni furono, oltre Popper, Cartesio e Rosmini, ma anche Ugo Spirito e Guido Calogero che Vito aveva conosciuto personalmente. Nel corso degli anni, l’antisemitismo costituì spesso l’argomento delle nostre conversazioni a cui a volte parteciparono anche altri amici. Vito sapeva ascoltare.
L’amicizia di Vito Cagli è stata per me una benedizione e penso che la stessa cosa avrebbe detto anche un comune nostro amico, Massimo Baldini.
Grazie Vito.
Prof. Dario Antiseri, Emerito di Filosofia della Scienza, Luiss Guido Carli, Roma