Anno Accademico 2024-2025

Vol. 69, n° S. 1, Dicembre - Dicembre 2025

Convegno: Medicina, Psicoanalisi, Filosofia: convegno di studi in onore del Prof. Vito Cagli

07 ottobre 2025

Copertina Atti Quarto Trimestre 2025 Supplemento per sito.jpg

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Presentazione del Convegno

L. Gasbarrone

Questa giornata non vuole essere una “commemorazione” di Vito Cagli, nostro Accademico, ma una riflessione condivisa sulla sua figura e sul suo pensiero con Accademia Lancisiana e FADOI che, consentitemi di dire, per Vito Cagli erano due famiglie. Lo facciamo insieme alla Società Psicoanalitica Italiana, a cui Cagli era particolarmente legato. In Accademia Lancisiana e in FADOI Vito Cagli usava intrattenere un rapporto “familiare” con tutti gli associati, non eravamo considerati solo colleghi di lavoro, ma “persone” amiche, familiari, con cui poteva condividere o discutere idee, prospettive e scopi delle due Associazioni. Entrambe avevano ed hanno come fini istituzionali la formazione e l’aggiornamento dei medici; Vito Cagli intendeva la “formazione del medico” non solo come aggiornamento professionale ma come figura che a 360 gradi deve saper dialogare e accompagnare il paziente nel percorso di malattia.

 
Fig. 1. Lettera del Prof. Vito Cagli.  

In Accademia Lancisiana Cagli è stato a lungo presente fin dal 1965, è stato Accademico dal 1992, membro del Consiglio Direttivo per oltre dieci anni, componente di alcune Commissioni. Ha sempre accettato con entusiasmo l’invito a tenere conferenze o organizzare simposi. Come unico esempio ricordo quando, in occasione degli eventi per celebrare i 300 anni dalla fondazione dell’Accademia Lancisiana nell’Anno Accademico 2014-2015, gli fu affidato il compito di tenere una conferenza su “Il medico secondo Giovanni Maria Lancisi”, figura di cui condivideva molti aspetti, disse che avrebbe fatto di Lancisi “il suo compagno dei prossimi mesi per preparare al meglio il compito che mi è stato affidato” (Fig. 1). Nella conclusione della sua conferenza Cagli affermava che “Lancisi è un uomo moderno”, non mostra chiusure a preconcetti, il medico deve essere un assiduo studioso, deve frequentare gli ospedali sotto la guida di ottimi maestri, esercitare con impegno e comportamento irreprensibile, saper parlare e saper tacere, evitare la litigiosità con i colleghi…

Cagli considerava i colleghi “persone amiche” con cui dialogare, non solo medici, perché vita personale e vita professionale si sovrappongono, siamo gli uni e gli altri insieme, la personalità di ciascuno si esprime nella professione in modo personale e individuale; questo è tanto più vero nella professione del medico, dove l’uomo o la donna, l’umanità, i sentimenti, l’empatia entrano a pieno titolo nel rapporto con l’altro.

E noi oggi qui vogliamo ricordare Vito Cagli come persona-uomo-medico con una giornata di riflessione sul suo pensiero, sul suo essere uomo, sul suo essere medico, rivisitando il suo pensiero e “sentirlo ancora tra noi” come lui disse quando, per ricordare Pier Luigi Prati, suo carissimo amico cardiologo che tutti avete conosciuto, parlò dell’ultimo libro di Prati “Lettere a Prati”.

In quella occasione, Cagli riporta testualmente una frase di cui afferma di non conoscere l’autore: “Sembrano morti eppure vivono, muti parlano, interrogati rispondono”. L’autore di questa affermazione che riporto qui di seguito in originale è Francesco Petrarca: “[I libri] Ora questi, ora quelli io interrogo, ed essi mi rispondono, e per me cantano e parlano; e chi mi svela i segreti della natura, chi mi dà ottimi consigli per la vita e per la morte, chi narra le sue e le altrui chiare imprese, richiamandomi alla mente le antiche età. E v'è chi con festose parole allontana da me la tristezza e scherzando riconduce il riso sulle mie labbra; altri m'insegnano a sopportar tutto, a non desiderar nulla, a conoscer me stesso, maestri di pace, di guerra, d'agricoltura, d'eloquenza, di navigazione; essi mi sollevano quando sono abbattuto dalla sventura, mi frenano quando insuperbisco nella felicità, e mi ricordano che tutto ha un fine, che i giorni corron veloci e che la vita fugge. E di tanti doni, piccolo è il premio che mi chiedono: di aver libero accesso alla mia casa e di viver con me, dacché la nemica fortuna ha lasciato loro nel mondo rari rifugi e pochi e pavidi amici”.

In casa di Vito Cagli moltissimi libri avevano trovato “rifugio”, perché Cagli aveva un rapporto speciale con i libri, e questo rifugio ora, grazie alla generosità della figlia dott.ssa Irene Cagli che ha voluto donare alla Biblioteca dell’Accademia una grandissima parte di quella biblioteca, si è trasferito qui in Accademia Lancisiana ed ha arricchito la nostra biblioteca: sono più di 800 volumi su argomenti vari di Medicina, in particolare Clinica Medica, Cardiologia, Nefrologia, Ipertensione Arteriosa, Psichiatria, Psicoterapia, Psicosomatica, Psicologia, ma anche argomenti diversi e molti suoi scritti monografici.

Vito Cagli aveva con i libri questo rapporto speciale, “i libri parlano”, i libri ci parlano e ci ricordano le persone e il loro pensiero, i libri di Vito Cagli parleranno per lui!


Laura Gasbarrone, Presidente dell’Accademia Lancisiana

Per la corrispondenza: gasbarronelaura@gmail.com