Anno Accademico 2024-2025

Vol. 69, n° 4, Ottobre - Dicembre 2025

Simposio: Giornata mondiale del donatore di sangue 2025

13 giugno 2025

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Dalla donazione alla terapia

S. Santinelli

Cosa succede alla sacca di sangue dopo la raccolta?

L’unità di sangue intero prelevata al donatore viene trasferita nell’Area di Produzione Emocomponenti dei Servizi Trasfusionali che hanno implementato tale settore e che hanno ricevuto specifiche autorizzazioni e accreditamenti da Enti designati, regionali e nazionali.

Presso l’Area di Produzione, nel più breve tempo possibile, l’unità viene lavorata e scomposta nei singoli emocomponenti. Questa attività si svolge tramite l’utilizzo di apparecchiature dedicate. Viene effettuata innanzitutto una centrifugazione della sacca di sangue intero tramite l’uso di centrifughe di grosse dimensioni. Questo permette ai vari emocomponenti (emazie, plasma, globuli bianchi e piastrine) di sedimentarsi per gravità all’interno della sacca di raccolta.

A questo punto, utilizzando delle apparecchiature “spremi sacca” automatiche, dette scompositori, mediante un’azione meccanica di spremitura avviene il passaggio delle varie componenti del sangue dalla sacca di partenza alle sacche satelliti collegate in maniera sterile (sistema a circuito chiuso). Gli emocomponenti che si ottengono da tale procedimento sono: emazie concentrate deleucocitate, plasma da scomposizione e buffy-coat ricco in piastrine.

Le emazie concentrate deleucocitate (cioè i globuli rossi ottenuti dalla donazione e privati della gran parte dei globuli bianchi) vengono sottoposti ad una ulteriore filtrazione così da ottenere emazie concentrate pre-filtrate, un emocomponente di alta qualità e con i requisiti previsti dalla normativa vigente. Le emazie vengono conservate in frigoemoteche alla temperatura di 4°C.

Il plasma da scomposizione viene immediatamente congelato in particolari apparecchiature che abbassano velocemente la temperatura consentendo il congelamento in tempi brevissimi, processo che consente di mantenere efficaci i fattori della coagulazione presenti nel plasma. Il plasma viene poi stoccato in congelatori ad una temperatura inferiore a - 20°C.

I buffy-coat ricchi di piastrine necessitano di una ulteriore lavorazione prima di essere utilizzati. La quantità di piastrine raccolta in un unico buffy-coat (e quindi da un'unica donazione) infatti non è sufficiente per avere una “dose terapeutica”; occorre assemblare almeno 4-5 unità di buffy-coat per ottenere un pool di piastrine che abbia efficacia terapeutica. I concentrati piastrinici devono essere conservati in appositi dispositivi che li mantengano in oscillazione continua e ad una temperatura di 22°C.

Tutti gli emocomponenti, prima di essere rilasciati per l’uso clinico, devono esser validati. La validazione avviene tramite la verifica di tutti quei parametri necessari per considerare una trasfusione sicura e trasfondibile; tra questi parametri ci sono l’esame emocromocitometrico, le transaminasi ALT e la negatività di virus trasmissibili con il sangue (HIV1/2, HCV, HBV, TPHA).

Solo successivamente alla validazione (ed eliminazione delle unità non risultate idonee) le unità di emocomponenti vengono trasferite nei rispettivi dispositivi di conservazione e resi disponibili per le necessità trasfusionali dei pazienti.

Nello specifico, le emazie concentrate trovano il loro impiego in caso di eventi eccezionali quali terremoti, disastri o incidenti, ma anche nella gestione ordinaria dell’attività sanitaria in caso di trapianti, interventi chirurgici, primo soccorso (emorragie in politraumi), terapie oncologiche contro tumori e leucemie, talassemie.

I concentrati piastrinici sono indispensabili in caso di trattamento di pazienti con emorragie clinicamente significative e severa piastrinopenia, pazienti affetti da malattie onco-ematologiche, in corso di trattamento chemioterapico, in pazienti con riduzione del numero di piastrine e che devono essere sottoposti a procedure chirurgiche, diagnostiche o terapeutiche invasive.

Il plasma per uso clinico è impiegato in caso di emofilie, deficit acquisiti e congeniti dei fattori della coagulazione, emorragie massive.

Inoltre buona parte del plasma donato viene conferito all’industria farmaceutica per essere sottoposto ad una trasformazione industriale per la produzione di farmaci plasmaderivati, quali: singoli fattori della coagulazione (fibrinogeno, Fattore VIII, IX, VII, XIII, antitrombina, etc) utilizzati per trattare e prevenire le emorragie in caso di carenze congenite o acquisite di questi fattori; inoltre dal plasma vengono estratte anche altre proteine plasmatiche, in particolare albumina, utilizzata tutte le volte in cui patologie epatiche ne riducono la produzione o in caso di malattie che ne aumentino la perdita, e le Immunoglobuline, per il trattamento di immunodeficienze e di patologie autoimmuni.

Appare quindi chiaro come il percorso che dalla donazione conduce alla terapia è un percorso che richiede conoscenze peculiari, tecnologie complesse e sofisticate, alta professionalità, formazione specifica e profonda attenzione al donatore ed al ricevente, ma che oggi come oltre due secoli fa, collega il braccio del donatore al braccio del paziente.

Per questo conoscere tale percorso e il ruolo salva-vita degli emocomponenti nell’attività clinica quotidiana aggiunge consapevolezza ad un atto di estrema generosità, ed è auspicabile che possa contribuire a rendere la donazione del sangue ancora più speciale e aiutare a diffonderne l’importanza e l’insostituibilità.


Dott.ssa Susanna Santinelli, Referente Qualità UOC SIMT e Centro di Produzione Emocomponenti ASL Roma 1

Per la corrispondenza: susanna.santinelli@aslroma1.it