Anno Accademico 2024-2025

Vol. 69, n° 4, Ottobre - Dicembre 2025

Comunicazione: Aggiornamenti in traumatologia della mano: il ruolo del chirurgo e del terapista della mano

20 maggio 2025

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Aggiornamenti in traumatologia della mano: il ruolo del chirurgo e del terapista della mano

N. Buzzelli

Gli esiti del trattamento delle patologie traumatiche della mano sono fortemente correlati ai seguenti elementi: la gravità della lesione iniziale; l’appropriatezza della terapia chirurgica o conservativa in termini di indicazioni, corretto timing e corretta esecuzione; la riabilitazione della mano traumatica.

La semeiotica della mano traumatica è particolarmente complessa e presuppone non solo una conoscenza adeguata della fisiopatologia di tutte le strutture anatomiche potenzialmente coinvolte, ma anche la capacità di eseguire numerosi e raffinati test clinici. Gli esami strumentali supportano ma non sostituiscono la valutazione clinica e, al contrario, per essere utili al processo diagnostico devono essere richiesti con un quesito specifico basato su un accurato esame obiettivo. Se questo è un concetto valido in generale per tutta la traumatologia, lo è ancora di più nei traumi della mano, laddove alcune situazioni, come ad esempio una scomposizione di una frattura con rotazione assiale, possono essere molto più evidenti nell’esame obiettivo rispetto all’esame radiografico. Anche gli esami strumentali di secondo livello come la risonanza magnetica sono di supporto, ma non trovano grandi applicazioni soprattutto in sede di Pronto Soccorso e la loro esecuzione non può giustificare ritardi nella diagnosi e nell’inizio di un corretto trattamento.

Il timing è fondamentale per il successo della terapia della mano traumatica che ha come target il miglior recupero funzionale possibile. La mano, in particolare le articolazioni metacarpofalangee e interfalangee prossimali, non tollerano facilmente immobilizzazioni prolungate per l’alto rischio di rigidità articolare e quindi le scelte terapeutiche vanno effettuate già in Pronto Soccorso, evitando se possibile di cambiare strategia, come spesso accade, nei controlli ambulatoriali successivi.

Occorre quindi avere e condividere dei criteri per l’indicazione conservativa o chirurgica al trattamento delle lesioni traumatiche, in particolare delle fratture. Il miglioramento delle tecniche chirurgiche e dei mezzi di sintesi permette ormai sempre di più di preferire la soluzione chirurgica a quella conservativa nelle fratture scomposte non ben riducibili e o instabili, anche per poter iniziare precocemente la riabilitazione.

Nel caso di lesioni complesse con gravi perdite di sostanza, lesioni vascolari e nervose i pazienti devono essere inviati in urgenza nei centri di secondo livello di riferimento. Le lesioni tendinee, specie dei flessori, devono essere trattate nel più breve tempo possibile, ma possono essere differite al fine di poter intervenire in condizioni ottimali, non sempre presenti in Pronto Soccorso, e quindi affidate a chirurghi esperti con la disponibilità della sala operatoria.

Il progetto riabilitativo inizia in Pronto Soccorso, non solo scegliendo subito la strategia terapeutica ma preoccupandosi anche di altri aspetti fondamentali.

Primo fra tutti la posizione di immobilizzazione della mano che deve essere tale da prevenire la rigidità delle articolazioni in atteggiamenti non funzionali, che poi renderebbero molto più difficile il lavoro del terapista della mano. Per questo fine è raccomandata in generale la posizione di sicurezza  intrinsic plus con polso lievemente esteso, articolazioni metacarpofalangee flesse a 70-90 gradi e interfalangee prossimali estese a 0 gradi. Lo specialista in Pronto Soccorso non deve poi dimenticare il trattamento medico dell’edema e del dolore, dai quali possono derivare complicanze come la rigidità articolare e l’algodistrofia.

La mano traumatica, specie se trattata chirurgicamente, dovrebbe precocemente essere valutata dal terapista della mano già nell’immediato decorso post operatorio insieme al chirurgo operatore, per porre in atto tutte le misure idonee al migliore e più rapido possibile recupero funzionale. Il rapporto di collaborazione ottimale comporta un continuo scambio di informazioni tra le due figure professionali nel rispetto delle specifiche competenze. Il chirurgo fornisce al terapista tutte le notizie inerenti la diagnosi e la tecnica chirurgica, con particolare riferimento a ciò che può essere determinante per il terapista come ad esempio la stabilità di una osteosintesi o la resistenza di una tenorrafia. Da parte sua il terapista riferirà al chirurgo sulle problematiche riscontrate nel corso del trattamento come la rigidità articolare, un eventuale nuovo deficit funzionale, la possibile insorgenza di una algodistrofia, l’aderenza del paziente al trattamento riabilitativo.

Il moderno terapista della mano si aggiorna continuamente sulle nuove procedure chirurgiche   come i nuovi mezzi di sintesi, le protesi a disposizione del chirurgo della mano e mette in atto le corrette e più recenti metodiche riabilitative, abbandonando metodi superati e controproducenti come l’uso della mitica pallina riabilitativa. L’obiettivo primario infatti è il recupero della mobilità articolare, laddove il recupero della forza sarà lo step successivo1.

Il terapista della mano si preoccupa anche del trattamento dell’edema con bendaggi Coban2 ed eventuale terapia fisica e del trattamento della cicatrice mediante massaggio connettivale ed  eventuali device al silicone3. Al terapista spetta anche la competenza della realizzazione di splint custom made4 utili a facilitare il movimento delle articolazioni in modo corretto e sicuro, proteggendo da un lato la zona di lesione e allo stesso tempo evitando vizi di posizione e schemi motori patologici (Fig. 1 e Fig. 2).

È opportuno infine che il ruolo svolto dal terapista della mano sia ben documentato come quello del chirurgo, sia tramite la cartella clinica in fase di dimissione protetta che nei controlli ambulatoriali successivi, in modo che al termine del trattamento sia ben chiaro il percorso del paziente in termini di recupero funzionale e aderenza alla terapia anche a fini medico-legali.

 

 
Fig. 1. Splint postoperatorio per lesione del tendine flessore lungo del polllice trattata con tenorrafia terminoterminale e pull out.   Fig. 2. Splint postoperatorio dopo impianto di protesi metacarpo falangea del secondo dito per correzione di deviazione ulnare.

Dott. Nicola Buzzelli, Direttore UOSD Day Surgery Ortopedico Nuovo Regina Margherita, ASL Roma 1

Per la corrispondenza: nicola.buzzelli@gmail.com

BIBLIOGRAFIA

  1. Skirven TM, Osterman AL, Fedorczyk JM, Amadio PC, Felscher SB, Shin EK.  Rehabilitation of the hand and upper extremity. Elsevier, 2021.
  2. Quinlan C, Hevican K, Kelly JL. A useful  dressing for isolated digit injuries. Eur J Orthop Surg Traumatol 2018:28:999-1000.
  3. Kim JS, Hong JP, Choi JW, Seo DK, Lee ES, Lee HS. The Efficacy of a Silicone Sheet in Postoperative Scar Management. Adv Skin Wound Care 2016;29:414-20.
  4. Schofield K, Scwartz D. Orthotic design and fabrication for the upper extremity. New York: Routledge, 2019.