Anno Accademico 2024-2025
Vol. 69, n° 2, Aprile - Giugno 2025
ECM: Il dolore in Patologia e Chirurgia Vascolare ... e non solo
25 marzo 2025
ECM: Il dolore in Patologia e Chirurgia Vascolare ... e non solo
25 marzo 2025
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La Medicina Rigenerativa è una disciplina polispecialistica che ha il suo punto di congiunzione con la Chirurgia Vascolare nell’ambito del trattamento delle arteriopatie ostruttive degli arti inferiori e delle ulcere venose o di altra origine.
L’importanza di trovare nuovi trattamenti e soluzioni per la cura delle ulcere deriva anche dal dato epidemiologico di invecchiamento della popolazione, con incremento della relativa disabilità. La necessità di dover trattare precocemente queste lesioni deriva dai dati di incidenza di amputazione. Ne sono state registrate circa 120-500 per milione di abitanti con incremento annuale nell’ultimo decennio del 23%.
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| Tab. 1. Fattori di crescita impiegati in Medicina Rigenerativa. |
I trattamenti rigenerativi che abbiamo a disposizione possono essere impiegati come coadiuvanti nelle rivascolarizzazioni o nei fallimenti oppure essere valutati come alternativa nei pazienti no option o con gravi comorbidità che controindicano gli interventi chirurgici.
Vengono utilizzati a tale scopo i fattori di crescita che sono riportati nella Tab. 1.
Riportiamo la nostra esperienza riguardante il trattamento di pazienti affetti da arteriopatia ostruttiva degli arti inferiori e sottoposti a impianto e iniezioni di cellule mononucleate derivanti da sangue periferico (PBMC). Viene impiegato un filtro polarizzante che è in grado di concentrare le PBMC e i fattori di crescita (Fig. 1).
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| Fig. 1. Materiali impiegati, modalità di concentrazione attraverso il filtro e trattamento intraoperatorio. |
Scopo di questa presentazione è riportare i risultati di questa tecnica con particolare riguardo all’efficacia sul trattamento del dolore.
Le PBMC sono una componente fondamentale del sistema immunitario, e comprendono linfociti e monociti che svolgono ruoli essenziali nella risposta dell’organismo a lesioni e infezioni. La ricerca si è sempre più concentrata sul potenziale delle PBMC di modulare il dolore, in particolare nelle patologie croniche in cui le strategie tradizionali di gestione del dolore possono rivelarsi inefficaci. La capacità delle PBMC di secernere diverse citochine e fattori di crescita suggerisce che potrebbero non solo contribuire al contrasto dei processi infiammatori, ma anche offrire opportunità per interventi terapeutici volti ad alleviare il dolore.
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| Tab. 2. Criteri di inclusione. |
Tra il Febbraio 2014 e il Marzo 2025 tra i pazienti afferiti al Policlinico Tor Vergata con diagnosi di arteriopatia ostruttiva cronica sono stati valutati 22 pazienti, definiti elegibili secondo i criteri riportati in Tab. 2, e sono stati eseguiti complessivamente 53 trattamenti. Sono stati valutati il dolore prima del trattamento e al termine della terapia, nonché i risultati immediati, il salvataggio d’arto e il tipo di amputazioni.
Con un follow-up medio di 36,5 mesi non abbiamo osservato mortalità correlata alla patologia vascolare. La riduzione del dolore è stata del 91% (20/22) e una stazionarietà della sintomatologia algica del 9% (2/22). Sono state eseguite tre amputazioni minori 13% (3/22) e due amputazioni maggiori (2/22). Il salvataggio d’arto completo è stato del 77,3% (17/22) (Fig. 2).
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| Fig. 2. Aspetto preoperatorio e postoperatorio di lesioni ulcerative e necrosi trattate con procedure di Medicina Rigenerativa. |
Studi recenti hanno evidenziato diverse scoperte promettenti riguardo il ruolo delle PBMC nella cura dal dolore. Un’area di interesse è stata l’effetto immunomodulatore delle PBMC, in particolare la loro capacità di influenzare le vie del dolore attraverso il rilascio di citochine antinfiammatorie. La ricerca ha dimostrato che le PBMC possono contribuire a ridurre l’iperalgesia e l’allodinia nei modelli animali di dolore cronico, modulando l’ambiente infiammatorio locale. Inoltre, alcuni studi clinici hanno esplorato l’uso di terapie derivate da PBMC, come trattamenti cellulari e infusioni di citochine, che hanno dimostrato diversi gradi di efficacia nell’alleviare il dolore in pazienti affetti da patologie come l’artrite reumatoide e la fibromialgia. Questi risultati suggeriscono che le PBMC possano rappresentare una risorsa preziosa per lo sviluppo di nuove strategie di gestione del dolore.
Le PBMC svolgono quindi un ruolo significativo nella gestione del dolore mediando le risposte immunitarie e influenzando i processi infiammatori. Sono costituite principalmente da linfociti (come i linfociti T e i linfociti B) e monociti, che possono produrre una varietà di citochine che modulano la percezione del dolore e le risposte infiammatorie. Nelle condizioni di dolore cronico, la disregolazione di queste cellule immunitarie può portare a una maggiore sensibilità al dolore e a un’infiammazione persistente. I nostri risultati e i dati della letteratura suggeriscono che le PBMC possono essere utilizzate in strategie terapeutiche, sia attraverso la somministrazione diretta che sfruttando le loro molecole di segnalazione, per alleviare il dolore e migliorare la qualità della vita dei pazienti affetti da sindromi dolorose croniche, come quelle caratteristiche dei pazienti arteriopatici al 5 e 6 stadio secondo Rutherford.
La prospettiva terapeutica derivante dall’impiego di queste tecniche porta all’elaborazione di un nuovo paradigma in cui, dal concetto di rivascolarizzazione con un aumento della portata dei vasi mediante interventi di rivascolarizzazione, si passa ad un aumento del numero dei vasi creando quindi angiogenesi.
LimitiLa ricerca sulle PBMC per la guarigione dell’ulcera e la cura dal dolore ha diverse limitazioni e deve ancora affrontare sfide significative. Una sfida importante è l’eterogeneità delle PBMC, che può portare a risultati incoerenti negli studi a causa della diversa composizione dei tipi di cellule immunitarie tra gli individui. Inoltre, i meccanismi attraverso i quali le PBMC esercitano i loro effetti sul dolore non sono ancora pienamente compresi, il che complica lo sviluppo di terapie mirate. Un’altra limitazione è la difficoltà di tradurre i risultati dai modelli animali alle applicazioni cliniche sull’uomo, pur ormai di numero rilevante, poiché i meccanismi del dolore possono variare significativamente tra le specie.
ConclusioniL’impiego delle tecniche di Medicina Rigenerativa è sempre di più una metodica impiegata, anche nel trattamento delle arteriopatie. I buoni risultati conseguiti necessitano di ulteriori valutazioni con campioni di popolazioni più ampie e studi randomizzati.
Prof. Andrea Ascoli Marchetti, Dott. Fabio Massimo Oddi, Dott.ssa Giulia Cannizzaro, Dott. Eugenio Martelli, Chirurgia Vascolare, Università di Roma Tor Vergata
Per la corrispondenza: ascolimarchetti@med.uniroma2.it
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