Anno Accademico 2024-2025
Vol. 69, n° 2, Aprile - Giugno 2025
Simposio: Osteoporosi: una ladra silenziosa
11 marzo 2025
Simposio: Osteoporosi: una ladra silenziosa
11 marzo 2025
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Introduzione
Con grande piacere ho accettato l’invito dell’Accademia Lancisiana a co-presiedere una riunione divulgativa da essa organizzata, il giorno 11 marzo 2025 a Roma nella sua aulica e prestigiosa sede sul tema: “Osteoporosi: una ladra silenziosa”.
Come Presidente della Fondazione per l’Osteoporosi e dell’Accademia di Medicina di Torino, ho molto apprezzato questa iniziativa che si colloca nel filone della divulgazione scientifica, rivolto cioè alla popolazione in generale e non strettamente ai Medici, al fine di illustrare con competenze scientifiche molto qualificate i benefici della prevenzione di una malattia come l’Osteoporosi che progredisce in modo silenzioso e subdolo, che manifesta i suoi effetti, le fratture, soltanto quando la resistenza ossea indotta dalla malattia ha raggiunto un limite critico, rendendo lo scheletro poco resistente anche a minimi traumi.
L’incidenza della Osteoporosi è estremamente elevata, come documentato dall’ISTAT che nel 2020 ha diffuso dati piuttosto allarmanti, in quanto il 13,5% delle femmine e il 2,3% dei maschi ha dichiarato di essere affetto da Osteoporosi con una prevalenza che aumenta progressivamente con l’avanzare dell’età fino a raggiungere il 47% delle donne e il 10,3% dei maschi di età superiore ai 74 anni.
Nonostante questi dati, insieme eloquenti ed allarmanti, nel nostro Paese non è presente un’adeguata consapevolezza della malattia nella popolazione, ma soprattutto la sua gestione non è sempre appropriata, in quanto è stato evidenziato che in Italia soltanto il 25% circa dei pazienti fratturati riceve una terapia corretta ed in linea con le Linee Guida delle Società Scientifiche di riferimento, e di questi una parte non indifferente la sospende entro pochi mesi, talvolta a fronte di effetti collaterali, ma più spesso per la mancanza di benefici soggettivamente rilevati.
Per questi motivi, la Fondazione per l’Osteoporosi che da anni persegue lo scopo di divulgare la coscienza della malattia nella popolazione soprattutto femminile, organizza periodicamente in tutta Italia riunioni aperte a tutti, nel corso delle quali gli esperti richiamano con oggettivi dati scientifici l’importanza di corretti stili di vita, come il mantenimento del peso corporeo, l’adeguata attività fisica, il compenso di eventuali squilibri ormonali, l’astensione dal fumo o da altre sostanze nocive, la corretta e misurata esposizione alla luce solare. In questo modo auspichiamo di poter ridurre nei prossimi anni la prevalenza dell’Osteoporosi e delle fratture ad essa correlate che, considerando anche il probabile incremento della popolazione anziana, è destinata ad incidere sempre più sulla qualità di vita e sulle spese socio-sanitarie necessarie a gestire problematiche complesse e non sempre facilmente risolvibili.
Nel corso della riunione, svoltasi davanti a un pubblico partecipe ed attento, i Medici esperti di osteoporosi hanno trattato i suoi diversi aspetti in modo completo ed esaustivo, puntualizzando le possibilità diagnostiche e terapeutiche della patologia, ma anche il modo per prevenirla; non è mancato un apprezzato intervento “di testimonianza” reso dalla Presidente della Associazione “MAMOG - MAMme con Osteoporosi Gravidica”, su un aspetto molto raro e particolare, ma spesso trascurato, come l’Osteoporosi che si verifica in gravidanza, peraltro non ben nota nei suoi aspetti fisiopatologici, ma che è anch’essa gestita non sempre in modo adeguato.
Nel ringraziare l’Accademia Lancisiana ed in particolare la Presidente Laura Gasbarrone e l’amico Giovanni Minisola, plaudo vivamente all’iniziativa e auspico in futuro ulteriori forme di collaborazione, sia con la Fondazione per l’Osteoporosi che con l’Accademia di Medicina di Torino.
Prof. Giancarlo Isaia, Presidente dell’Accademia di Medicina di Torino.
L’Osteoporosi: una malattia diffusa, prevenibile e trattabile
La prevenzione primaria dell’Osteoporosi e delle fratture da fragilità ad essa correlate e conseguenti è chiaramente un tema molto importante che andrebbe applicato a tutta la popolazione. La prevenzione può essere fatta e deve essere fatta sin dalla giovane età e i cardini della prevenzione sono ben standardizzati nell’ambito delle malattie metaboliche dello scheletro, in particolare dell’Osteoporosi.
Ciò che serve, soprattutto in giovane età, per acquisire il picco di massa ossea è praticare costantemente un’adeguata attività fisica e fornire al nostro organismo un adeguato apporto di calcio, vitamina D e proteine. Se si riescono ad applicare questi corretti stili di vita, sicuramente si riesce a influenzare positivamente il raggiungimento del picco di massa ossea per la quota non addebitabile alla genetica e si riesce a fare esprimere al massimo l’informazione genetica. Questo è ciò che deve essere fatto nelle prime decadi di vita.
Quando la donna arriva nel periodo perimenopausale e immediatamente dopo la menopausa, e nell’uomo intorno ai 50-60 anni, occorre cercare con i mezzi che abbiamo di individuare le persone che hanno un maggior rischio di andare incontro a fratture. L’individuazione di queste persone ci consente di prevenire le fratture utilizzando, oltre alle misure prima citate, anche farmaci con finalità di prevenzione primaria.
Quando si verifica una frattura – le principali fratture sono quelle omerali, vertebrali, femorali e del radio distale – è necessario continuare il trattamento farmacologico con finalità di prevenzione secondaria al fine di evitare ulteriori fratture.
È importante ricordare e sottolineare che chi si frattura ha un’alta probabilità di rifratturarsi e quindi non può essere dimesso senza che gli venga indicato un percorso terapeutico appropriato. Nessuno esce dall’Unità Coronarica senza una terapia ma, purtroppo, non è la stessa cosa per quanto riguarda le fratture di femore. I soggetti che vanno incontro a una frattura non possono essere trascurati e non trattati. Occorre dire chiaramente che nel nostro Paese c’è una sottovalutazione della frattura e delle sue conseguenze.
Andare incontro a una frattura di femore non deve essere considerato un evento ineluttabile dell’invecchiamento. In un mondo in cui l’età media si allunga, si devono mettere in atto tutte le opzioni che abbiamo a disposizione per vivere bene e per cercare di prevenire l’Osteoporosi e la sua conseguenza più temibile, la frattura, specie se a carico del femore.
La cultura della prevenzione purtroppo non è ampiamente diffusa e, probabilmente, in alcuni campi è molto più sentita rispetto a quello delle malattie metaboliche dello scheletro: mi riferisco, in particolare, alle malattie cardiovascolari. Purtroppo, il problema delle malattie metaboliche dell’osso è trascurato e c’è poca cultura del problema.
È necessaria una maggiore consapevolezza della gravità delle fratture sia in termini di peso sociale ed economico che in termini di mortalità.
Nelle nuove linee guida vengono introdotti alcuni concetti che sono quelli determinati dalla rapidità dell’azione della somministrazione dei farmaci in pazienti che hanno subito una frattura di femore.
Poiché il periodo immediatamente dopo la frattura è un periodo molto critico in cui aumenta considerevolmente il rischio rifratturativo, occorre somministrare tempestivamente farmaci in grado di ridurre considerevolmente il rischio di ulteriori fratture. Si tenga presente che per i pazienti ad alto rischio di rifrattura c’è una nuova modalità di somministrazione dei farmaci: è bene cominciare con un farmaco anabolizzante e poi far seguire la terapia con un farmaco antiriassorbitivo.
Queste sono nozioni fondamentali e di riferimento che dovrebbero indirizzare le scelte e le indicazioni terapeutiche.
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) ha un ruolo fondamentale per migliorare il percorso di prevenzione, diagnosi e cura per favorire una maggiore partecipazione dei Medici del territorio nella gestione dei malati con Osteoporosi o con frattura da Osteoporosi. A tale scopo è necessario e doveroso creare una “rete del territorio”, collegata ai Centri di riferimento. In quest’ottica il ruolo delle case della salute sarà cruciale.
Se il PNRR ottimizzerà le risorse assistenziali del territorio, come è previsto, lo stesso territorio avrà un ruolo predominante perché al suo interno si potranno accelerare alcune pratiche diagnostiche e prescrittive che ora sono confinate solo ad alcuni Centri.
Il PNRR, se correttamente applicato, è una enorme possibilità da sfruttare per migliorare il percorso di prevenzione e la cura. Un modello ideale vede i Centri per l’Osteoporosi, attualmente limitati e sovraffollati, deputati alla gestione dei casi difficili e complicati, mentre le Case della Salute potranno essere i punti di riferimento per i casi più semplici sul territorio.
Sollecito una maggiore consapevolezza da parte delle Autorità rispetto all’Osteoporosi e alle sue conseguenze fratturative, in termini di prevenzione, trattamento appropriato e costi socio-economici. Auspico, infine, che i decisori politici rispondano ai bisogni dei soggetti con Osteoporosi - in Italia sono 4 milioni (e non solo donne) - molto più concretamente ed efficacemente di quanto hanno fatto finora.
Prof. Giovanni Minisola, Direttore Scientifico della Fondazione San Camillo-Forlanini, Roma.
La diagnosi strumentale dell’osteoporosi
La diagnosi strumentale di questa importante patologia sociale rappresenta un momento essenziale nel complesso iter diagnostico della Osteoporosi, in quanto offre al medico di famiglia e allo specialista alcuni punti fermi per poter giungere ad una corretta terapia.
Come è noto lo scopo della terapia è quello di ridurre il rischio di frattura, soprattutto di quella femorale, è pertanto importante studiare la massa ossea poiché essa è responsabile fino al 70% del rischio di fratturarsi.
L’esame strumentale fondamentale per la diagnosi di osteoporosi è dato dalla MOC (Mineralometria Ossea Computerizzata) che permette la classificazione dei soggetti nelle tre classi diagnostiche principali: normale, osteopenia, Osteoporosi, ben definite dal T score che è il parametro di riferimento per la donna in postmenopausa e per l’uomo di età superiore ai 50 anni. Per le categorie donna fertile e uomo di età inferiore viene considerato invece lo Z score.
L’esame MOC è di semplice esecuzione, non invasivo e caratterizzato da un bassissimo livello di radiazioni, simile a quello presente nell’ambiente e nella nostra vita quotidiana.
Può pertanto essere ripetuto secondo le indicazioni dello specialista con tranquillità per valutare l’andamento della patologia nel tempo e/o la risposta alle terapie effettuate.
Esso viene effettuato abitualmente sulla colonna lombare e sul femore prossimale. L’esame total body dovrebbe essere riservato allo studio della composizione corporea (massa magra e grassa) poiché non correla con il rischio di frattura.
L’esame MOC, come detto, ci fornisce dati quantitativi sulla massa ossea, ma da alcuni anni è accompagnato dalla valutazione TBS (Trabecular Bone Score) che ci permette di studiare la microarchitettura ossea e quindi ci fornisce una valutazione qualitativa del tessuto osseo. Il TBS è anche utile per valutare lo stimolo meccanico esercitato dal soggetto (il livello di attività fisica).
È intuitivo che l’associazione delle due misurazioni offre al Clinico un quadro più preciso del benessere osseo e quindi è fortemente consigliata.
Quando abbiamo una situazione di osteopenia associata ad un basso valore del TBS o di Osteoporosi viene consigliato opportunamente un approfondimento dato dalla Morfometria Vertebrale. Questo esame ci permette di valutare eventuali deformità iniziali delle vertebre, di classificare le suddette deformità in fratture e di indicarne il grado. Questo dato è estremamente importante per il Bone Specialist che orienterà la sua terapia anche in base alle presenza/assenza di fratture vertebrali e che gli permetterà di inserire il paziente nella nota 79 per la prescrizione dei farmaci a carico del SSN.
La morfometria vertebrale può essere eseguita con la metodica tradizionale a raggi X convenzionali ma anche con la metodica DEXA, cioè con la macchina della MOC.
Le ultime DEXA si caratterizzano per un’elevata definizione d’immagine e sono pertanto da preferire, salvo opportune eccezioni, alla radiologia tradizionale per il limitato apporto delle radiazioni.
I principali vantaggi della morfometria vertebrale DEXA sono dati dalla già ricordata ridotta esposizione radiologica (40 µSv, invece di 600 µSv), dal fatto che i raggi sono sempre perpendicolari alle vertebre, e che è possibile eseguirla nella stessa seduta dopo la MOC semplicemente girando sul lettino il paziente. La bassa dose di radiazione consente inoltre controlli più frequenti delle fratture vertebrali.
In alcune situazioni, tuttavia, la MOC DEXA presenta dei limiti, tra i quali ricordiamo la relativamente limitata diffusione delle apparecchiature validate scientificamente e la non sempre univoca interpretazione dell’esame, l’impossibilità di portare l’esame al letto del paziente fragile, lo studio in determinate condizioni cliniche che controindicano l’utilizzo dei raggi x, ad esempio in gravidanza.
Recentemente, anche per rispondere alle suddette esigenze, è stata introdotta una nuova tecnica diagnostica basata sugli ultrasuoni e quindi non invasiva: la tecnologia Rems (Radiofrequency Echographic Multi Spectrometry), prodotto dell’ingegneria italiana.
In realtà gli ultrasuoni sono stati utilizzati anche in passato per la diagnosi di Osteoporosi ma potevano esaminare solo sedi ossee periferiche. La REMS invece viene utilizzata per lo studio dei distretti centrali, similmente alla MOC classica.
Sebbene la MOC DEXA rappresenti ancora oggi il gold standard della diagnosi strumentale dell’Osteoporosi, la Rems va diffondendosi come esame di screening per la patologia e può essere utilmente associata alla DEXA soprattutto nella valutazione delle osteoporosi secondarie ad altra patologia.
Un limite attuale della Rems è che non è stata ancora inserita come indagine diagnostica nella nota 79 e pertanto non permette la prescrizione dei farmaci a carico del SSN.
In conclusione la diagnostica strumentale dell’Osteoporosi si avvale di tecniche consolidate nel tempo e di nuove tecniche che consentono di definire con precisione il rischio di frattura e, al Bone Specialist ma anche al Medico di Famiglia, di formulare una corretta diagnosi e di seguire nel tempo l’andamento della patologia.
Ovviamente va sempre ricordato che le metodiche strumentali sono di supporto alla valutazione clinica del Medico e non possono sostituirla nella pratica clinica quotidiana.
Prof. Vincenzo Ortore, Responsabile dell’Ambulatorio per la Diagnosi dell’Osteoporosi AIED - Associazione Italiana per l’Educazione Demografica.
Come trattare appropriatamente l’osteoporosi
Abbiamo molti farmaci per il trattamento di pazienti affetti da Osteoporosi la cui efficacia e sicurezza è stata dimostrata in studi multicentrici internazionali.
L’osso è un tessuto in continua trasformazione, infatti la sua unità funzionale cellulare, chiamata BMU (Bone Mineral Unit) è costituita da osteoclasti che hanno la capacità di riassorbire osso, osteoblasti che invece formano nuovo osso e da osteociti che dirigono l’attività di queste cellule in base alle esigenze del tessuto. L’Osteoporosi avviene quando l’attività di queste cellule non è in equilibrio e l’attività degli osteoclasti è più elevata di quella degli osteoblasti.
In base al meccanismo d’azione possiamo dividere i farmaci per l’osteoporosi in farmaci:
— antiriassorbitivi;
— anabolizzanti.
Questi farmaci agiscono inibiscono gli osteoclasti, quindi rallentano il riassorbimento osseo. Rientrano in questa classe di farmaci:
1. bifosfonati: alendronato, risedronato, zoledronato, clodronato;
2. denosumab.
I bifosfonati non sono tutti uguali ma la loro efficacia, azione a lungo termine e sicurezza dipendono dalla forza del loro legame con l'idrossiapatite; a causa di questo legame hanno dosaggi e vie di somministrazione differenti per cui è possibile scegliere un trattamento personalizzato in base alle esigenze del paziente. Un altro vantaggio è il basso costo della terapia orale che la rende accessibile anche a pazienti con scarse risorse economiche.
Alendronato: è stato il primo bifosfonato ad essere approvato dalla Food and Drug Administration statunitense per la prevenzione e il trattamento dell'Osteoporosi postmenopausale e indotta da glucocorticoidi e dell'Osteoporosi maschile. Ha dimostrato di aumentare la densità ossea e ridurre le fratture vertebrali e dell'anca nelle donne in postmenopausa con bassa densità ossea in diversi studi controllati. Aumenta inoltre la densità ossea negli uomini e nelle donne che assumono glucocorticoidi e negli uomini con Osteoporosi idiopatica. I dati sull'efficacia dell'alendronato sono i più grandi attualmente disponibili per qualsiasi farmaco utilizzato nel trattamento dell'Osteoporosi.
Risedronato: l'efficacia nella prevenzione delle fratture vertebrali è stata dimostrata in uno studio internazionale condotto su 2.458 donne osteoporotiche postmenopausali. Lo studio HIP (Hip Intervention Program) ha riscontrato una riduzione del 30% delle nuove fratture dell'anca nelle donne che assumevano risedronato. Oltre all'indicazione per la prevenzione e la terapia dell'Osteoporosi postmenopausale, il risedronato è anche approvato per il trattamento dell'Osteoporosi indotta da steroidi.
Ibandronato: è un bifosfonato di terza generazione attualmente disponibile a 150 mg una volta al mese. È risultato efficace sulla prevenzione delle fratture vertebrali mentre solo la formulazione endovena è risultata efficace nel migliorare la densità ossea del femore.
Zoledronato: è il bifosfonato più potente tra quelli attualmente disponibili in Medicina clinica. Viene somministrato per via endovenosa a frequenza annuale; è attualmente approvato per il trattamento dell'Osteoporosi, dell'ipercalcemia da neoplasia maligna, delle metastasi ossee. Lo studio Horizon ha dimostrato una riduzione del 40% nei pazienti trattati con zoledronato rispetto al placebo per le fratture dell'anca, raggiungendo oltre il 50% per le fratture vertebrali. I trattamenti con zoledronato sono anche associati a una riduzione del 30% della mortalità. Importanti analisi secondarie dimostrano l'efficacia anche per la riduzione del rischio di malattie cardiovascolari e mortalità. L'uso dello zoledronato è limitato all'ambiente ospedaliero e dai sintomi di reazione acuta.
Clodronato: si somministra per via intramuscolare con dosaggio di 200 mg a settimana. Importanti analisi secondarie ne dimostrano l'efficacia. Il clodronato non inibisce la mineralizzazione ossea nelle dosi raccomandate per la terapia dell'Osteoporosi. Trova indicazione nell’osteopenia e nell’algodistrofia.
Gli eventi avversi dei bifosfonati sono:
− comune: reazioni avverse del tratto gastrointestinale superiore con somministrazione orale; possibile una reazione di fase acuta con somministrazione endovenosa;
− non comuni: dolore osseo, articolare e muscolare;
− rari: infiammazione oculare, fratture della diafisi femorale o sottotrocanteriche con caratteristiche radiografiche atipiche, osteonecrosi della mandibola;
Controindicazioni: ipersensibilità, ipocalcemia; farmaci orali: anomalie esofagee che ritardano lo svuotamento, incapacità di rimanere in posizione eretta; acido zoledronico: funzionalità renale compromessa (clearance della creatinina inferiore a 35 mL/min); avvertenza: i pazienti con grave compromissione renale devono usare i farmaci orali con cautela.
Aspetti su cui porre attenzione. Poiché la loro struttura chimica è acida, i bifosfonati sono irritanti per la mucosa esofagea se il contatto è prolungato. Questo problema può essere superato assumendo il farmaco con 100-200 ml di acqua in posizione eretta per 30-40 min.
Un'importante osservazione sulla gestione terapeutica sui pazienti che assumono bifosfonati è che il rischio di frattura deve essere rivalutato dopo 3-5 anni:
− il rischio è ancora alto: il paziente deve continuare la terapia;
− il rischio è diventato basso-moderato: il paziente deve essere preso in considerazione per una sospensione temporanea dei bifosfonati (vacanza terapeutica).
La sospensione dei bifosfonati richiede una rivalutazione del rischio di frattura a intervalli di 2-4 anni e la valutazione della ripresa della terapia per l'Osteoporosi prima di 5 anni (declino significativo della BMD, una nuova frattura, altri fattori).
2. DenosumabDenosumab è un anticorpo monoclonale che agisce legandosi ad un recettore (Rank ligando) presente sugli osteoclasti, riducendo l'attivazione di queste cellule e quindi l'azione osteopenizzante. Questo farmaco ha quindi un meccanismo d'azione completamente diverso da quello dei bifosfonati e non si lega all'osso; proprio per questo è risultato più efficace dei bifosfonati nella prevenzione delle fratture non vertebrali.
Gli effetti del denosumab sul rimodellamento osseo, riflessi nei marcatori del turnover osseo, si invertono dopo 3 mesi fino a 6 mesi, quindi può essere somministrato solo due volte all'anno.
Gli effetti positivi del trattamento con denosumab sulla BMD continuano per 10 anni e non ci sono maggiori effetti avversi. I vantaggi del denosumab per i pazienti con frattura dell'anca sono che può essere somministrato durante l'ospedalizzazione nei pazienti costretti a letto, non ostacola la riparazione della frattura, non ha rischi di tossicità nei pazienti affetti da insufficienza epatica e renale cronica (anche nel dializzato). La necessità in Italia della prescrizione di un piano terapeutico richiede un supporto familiare o sociale per effettuare una visita specialistica annuale.
Eventi avversi:
− non comuni: rash cutaneo;
− rari: cellulite, fratture della diafisi femorale o sottotrocanteriche con caratteristiche radiografiche atipiche, osteonecrosi della mandibola.
Le controindicazioni all'uso del denosumab sono l’ipocalcemia, la gravidanza, l’ipersensibilità; attenzione: si sono verificate fratture vertebrali multiple quando denosumab è stato sospeso.
Aspetti su cui porre attenzione: non è raccomandata una sospensione del farmaco con denosumab, la somministrazione non deve essere ritardata o interrotta senza successiva terapia antiriassorbitiva per prevenire un rimbalzo nel turnover osseo e quindi il rischio di frattura.
Farmaci anabolizzantiI farmaci anabolizzanti sono raccomandati nelle donne in postmenopausa ad altissimo rischio di frattura, come quelle con fratture gravi o multiple. La terapia osteoanabolica ha il potenziale di ripristinare la microstruttura scheletrica e trasformare in modo unico l'osso osteoporotico verso la normalità. Abbiamo 2 classi di farmaci anabolizzanti: agonista del recettore dell'ormone paratiroideo e l’anticorpo anti-sclerostina.
TeriparatideLa sicurezza e l'efficacia degli agonisti del PTHr non sono state stabilite oltre i due anni di trattamento, quindi la durata massima della terapia nell'arco della vita di un paziente è di 24 mesi.
Nello studio di registrazione la riduzione della frattura dell'anca per entrambi gli agenti non è stata statisticamente significativa, probabilmente perché il numero di fratture dell'anca era piccolo e gli studi non erano adeguatamente potenziati per questo endpoint; tuttavia è stata segnalata una maggiore resistenza ossea nell'anca con un trattamento a lungo termine.
Questi agenti sono molto più costosi di altri farmaci antiosteoporotici, per questo motivo vengono utilizzati solo nel trattamento secondario.
Teriparatide è un frammento di PTH a lunghezza intera; è raccomandato per le donne in postmenopausa con Osteoporosi ad altissimo rischio di frattura (fratture gravi o multiple). Negli studi di confronto, teriparatide è risultato significativamente più efficace nel:
− proteggere le donne in postmenopausa con osteoporosi dalle fratture vertebrali rispetto al risedronato;
− prevenire nuove fratture vertebrali nell'osteoporosi indotta da glucocorticoidi rispetto all'alendronato.
Il suo uso è limitato a 24 mesi a causa di un aumento significativo dell'osteosarcoma nei ratti trattati con il farmaco per un periodo più lungo di questo periodo, ma, dall'introduzione del teriparatide nel 2002, in più di 1 milione di pazienti il tasso di osteosarcoma non è stato maggiore del previsto.
Abaloparatide è un analogo proteico correlato al PTH (PTHrP). Ha un meccanismo d'azione simile al teriparatide, ma ha mostrato un'efficacia leggermente maggiore nel prevenire le fratture non vertebrali rispetto al placebo ed eventi avversi più lievi rispetto al teriparatide. Abaloparatide è disponibile da gennaio 2025.
Eventi avversi:
− comuni: nausea, capogiri, crampi muscolari, aumento del calcio sierico o urinario o dell'acido urico sierico;
− non comuni: ipotensione ortostatica. Abaloparatide causa meno ipercalcemia ma causa palpitazioni.
Controindicazioni: ipercalcemia, ipersensibilità, nefrolitiasi.
Avvertenze: non deve essere usato nei bambini o negli adolescenti con epifisi aperte o nei pazienti con malattia di Paget delle ossa, precedente radioterapia esterna o impianto che coinvolga lo scheletro, metastasi ossee, storia di neoplasie maligne scheletriche, altre malattie metaboliche delle ossa o disturbi ipercalcemici.
Romosozumab è un anticorpo monoclonale che lega e inibisce la sclerostina. Esercita un duplice effetto sull'osso: aumenta la formazione ossea e diminuisce il riassorbimento osseo. La sequenza di romosozumab seguita da una terapia antiriassorbitiva può fornire benefici significativi per il trattamento dell'Osteoporosi nelle donne ad alto rischio di frattura. Un altro studio dimostra che 1 anno di romosozumab seguito da 1 anno di trattamento con denosumab ha portato a cambiamenti della BMD simili a 7 anni di trattamento con denosumab. È stato osservato un aumento del rischio di eventi cardiovascolari rispetto all'alendronato ma non rispetto al placebo, per questo va usato con cautela in base al rischio cardiovascolare.
Eventi avversi: reazione al sito di iniezione (dolore (1,6% dei pazienti), eritema (1,3%), prurito (0,8%), emorragia (0,5%), eruzione cutanea (0,4%) e gonfiore (0,3%).
Controindicazioni: ipersensibilità.
Aspetti su cui fare attenzione per gli agenti anabolizzanti: nei pazienti che hanno completato un ciclo di agenti anabolizzanti è raccomandato un trattamento con terapie antiriassorbitive per mantenere il guadagno ottenuto sulla densità ossea.
L’Osteoporosi è una patologia cronica come l’ipertensione, l’ipercolesterolemia e il diabete. Pertanto anche l’assunzione di farmaci per curarla è cronica, possiamo solo cercare di iniziare con il farmaco più appropriato alle esigenze fisiche e psichiche dei pazienti e gestire il percorso con la sequenzialità più opportuna!
Prof.ssa Laura Tafaro, Ricercatrice Sapienza Università di Roma.
Vorrei ringraziare il Presidente dell’Accademia Lancisiana ed il Professor Minisola per aver mostrato sensibilità verso la patologia e aver dato voce all’associazione dei pazienti.
Questa malattia durante la gravidanza e l’allattamento si caratterizza per una fragilità complessa, che va oltre le fratture vertebrali. È una malattia che impatta sulla madre, sul bambino, sulla famiglia.
Il ritardo diagnostico ha portato tante donne a fratturarsi fino a 14 vertebre.
MAMOG (MAMme con Osteoporosi Gravidica) nasce da questo dolore non ascoltato, e dal non far sentire più nessuna donna con l’Osteoporosi gravidica sola.
Il rischio di riportare fratture da fragilità durante l’ultimo trimestre di gravidanza o nei primi mesi dopo il parto è reale, può capitare alla prima, alla seconda o alla terza gravidanza, con gli stessi segnali, gli stessi sintomi e gli stessi strascichi.
La nostra associazione è nata da poco più di anno, e abbiamo unito più di 170 donne con la patologia solo in Italia, mentre la letteratura scientifica parla ancora di 200 casi nel mondo.
Il nostro obiettivo associazionistico prioritario è diffondere la conoscenza della patologia per favorire una diagnosi precoce ai primi sintomi e per poter immediatamente intervenire, al primo dolore invalidante, per evitare il più possibile le fratture vertebrali, che sono la devastante conseguenza dell’Osteoporosi gravidica.
È vero che le cause scatenanti della patologia non sono ancora chiarite, ma è necessario provare a definire un profilo di rischio per l’Osteoporosi gravidica, da monitorare da parte del ginecologo per indirizzare le pazienti al medico specializzato in Osteoporosi.
Sintomo comune a tutte le donne colpite da questa patologia è il dolore alla colonna che non passa con i comuni antinfiammatori in gravidanza e in allattamento.
Ridurre il rischio di fratture in gravidanza è possibile solo attraverso l’aiuto della collettività e siamo certe che oggi abbiamo fatto un ulteriore passo in avanti.
Dott.ssa Rosa Puca, Presidente MAMOG – MAMme con Osteoporosi Gravidica.
La condizione clinica di fragilità scheletrica associata all’Osteoporosi si è negli ultimi anni arricchita di nuove conoscenze fisiopatologiche, diagnostiche e terapeutiche.
Il quadro della fragilità scheletrica che affronta oggi il Bone Specialist si declina in una complessità crescente che necessita inevitabilmente di un continuo aggiornamento per poter fornire al paziente una valutazione veramente specialistica.
Al di là dei problemi socio-economici posti dalla mancata o tardiva diagnosi, la gestione appropriata dell’Osteoporosi oggi richiede non solo un aggiornamento costante, ma anche un rinnovamento culturale come, ad esempio, l’adozione di algoritmi per la più appropriata definizione del rischio fratturativo e l’identificazione dei soggetti a rischio imminente di frattura. Di conseguenza anche la strategia terapeutica andrà adattata con sequenzialità e combinazioni di farmaci, oggi resa possibile dalla disponibilità, mai avuta in passato, di terapie con meccanismi di azione e timing di efficacia diverse tra loro.
In ogni caso, e a prescindere dal trattamento farmacologico impiegato, occorre tenere presente che è necessario assicurare sempre un adeguato apporto di calcio e vitamina D per ottimizzare i risultati del farmaco utilizzato per il trattamento dell’Osteoporosi.
Inoltre, in considerazione dell’elevata frequenza in Italia di una condizione di ipovitaminosi D, è necessario che nei soggetti verosimilmente a rischio di tale condizione venga effettuato il dosaggio della vitamina D e intraprendere prontamente, se necessario, l’indispensabile supplementazione.
Per la corrispondenza: gminisola@hotmail.com
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