Anno Accademico 2024-2025
Vol. 69, n° 3, Luglio - Settembre 2025
Conferenza: Il Manifesto della Scienza dell’Italian Scientists Association, ISA2020.EU
06 maggio 2025
Conferenza: Il Manifesto della Scienza dell’Italian Scientists Association, ISA2020.EU
06 maggio 2025
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Il Manifesto della Scienza dell’Italian Scientists Association (I.S.A., isa2020.eu) è il manifesto della comunità scientifica che si mette al servizio della società e della Nazione con il metodo scientifico e riconoscendo l’autonomia e la responsabilità degli Scienziati.
L’idea ispiratrice è il Manifesto della Scienza di Albert Einstein e di Bertrand Russell che fu presentato da quest’ultimo a Londra il 9 luglio 1955 per chiedere ai Potenti della Terra di abbandonare le armi nucleari. Era un appello di esseri umani (Scienziati) ad altri esseri umani (Potenti della Terra) per salvare l’umanità. Albert Einstein lo firmò prima di morire, nell’aprile 1955. Il documento fu firmato dagli scienziati occidentali ma non dagli scienziati cinesi e russi. Poi Bertrand Russell, filosofo e matematico, fondò le Pugwash Conferences on Science and World Affairs, a cui parteciparono anche gli scienziati cinesi e russi, premiate con il Nobel per la Pace nel 1995.
Robert Oppenheimer aveva diretto il progetto Manhattan, che era stato il gruppo più importante e numeroso di ricerca nella storia della scienza: peccato che fosse finalizzato alla costruzione della bomba atomica! Gli scienziati statunitensi avevano avvisato il Governo che la Germania si apprestava a costruire la bomba atomica ed erano convinti che la Nazione che per prima fosse riuscita a costruire la bomba atomica avrebbe vinto la guerra, cosa che poi successe veramente. In quell’epoca la libertà della scienza nello scambiare idee era ostacolata da ragioni politiche. Poi Oppenheimer si pentì di avere aiutato il Governo a costruire la bomba atomica e diventò pacifista. John Fitzgerald Kennedy gli conferì nel 1963, prima di essere assassinato a Dallas, il premio Enrico Fermi Award.
Il Manifesto della Scienza di Einstein e Russell era finalizzato alla prevenzione della guerra nucleare.
Il Manifesto della Scienza di I.S.A. ha lo scopo di parlare al Governo e alle Istituzioni della Repubblica Italiana per indicare la giusta rotta e le direzioni da seguire per fare il bene del popolo italiano. L’obiettivo è garantire un futuro migliore alle nuove generazioni. Mentre i nostri genitori avevano la fondata speranza che sarebbero stati meglio dei loro genitori, oggi le nuove generazioni non hanno la speranza che staranno meglio delle generazioni precedenti. La complessità delle società avanzate richiede analisi, conoscenza, ricerca, studio, alleanza tra Politica e Scienza.
Politica e Scienza sono libere e la libertà presuppone la responsabilità. La Politica senza la Scienza rischia di scadere nella demagogia e la Scienza senza la Politica rischia di scadere nella tecnocrazia. La competenza scientifica si unisce alla rappresentanza politica per il bene comune e l’oggettività del metodo scientifico si armonizza con la soggettività delle scelte politiche. La Scienza deve illuminare la Politica e la Politica, intesa come etica, deve dare un’anima alla Scienza.
Nell’enciclica “Fides et Ratio” del 14 settembre 1998 San Giovanni Paolo II scrisse che “la fede e la ragione sono come le due ali dello spirito umano che si innalza nella contemplazione della verità”. Anche la Politica, intesa come etica, e la Scienza sono come le due ali dello spirito umano che si eleva nella ricerca della verità.
Lo ha detto il Presidente Giorgia Meloni agli scienziati di I.S.A. il 5 aprile 2024 a Palazzo Wedekind, al meeting “La Scienza al centro dello Stato”. Il ragionamento del Presidente Giorgia Meloni si può trovare in edizione integrale sul sito del Governo.
In quell’evento, il Presidente di I.S.A. Antonio Felice Uricchio, che è anche Presidente dell’Agenzia Nazionale per la Valutazione delle Università e della Ricerca (A.N.V.U.R.), ha consegnato una sintesi del Manifesto della Scienza al Presidente Giorgia Meloni.
Il Vicepresidente Vicario di I.S.A. è il Prof. Maurizio Vichi, autorevole Ordinario di Scienze Statistiche alla Sapienza.
Il Presidente Onorario di I.S.A. è il premio Nobel per la Medicina Mario Renato Capecchi, Professore di Genetica Umana presso l’Università dello UTAH, U.S.A.
Nel 2020, con i Presidenti presenti e passati dell’A.N.V.U.R., fondai l’Italian Scientists Association, che riunisce i Top Scientists Italiani del miglior 2% mondiale con gli Ordinari delle Università Italiane che superano le “soglie” da Commissario A.S.N. al fine di istituire la categoria degli Scienziati. Se gli aventi diritto a far parte dell’Associazione sono poco più di cinquemila Scienziati, attualmente gli iscritti all’I.S.A. sono poco più di seicento, quindi il 12% degli aventi diritto. L’I.S.A. è quindi rappresentativa della categoria degli Scienziati.
Con i suoi Scienziati, l’Italia si è candidata ad ospitare l’Einstein Telescope (ET), un futuro rivelatore di onde gravitazionali di terza generazione, un interferometro del diametro di 10 km che avrà la funzione di catturare l’interferenza di due fasci luminosi per rilevare il passaggio di un’onda gravitazionale proveniente dall’epoca della radiazione cosmica di fondo.
Le onde gravitazionali sono l’eco dei più estremi eventi astrofisici che accadono nel cosmo, come la coalescenza di buchi neri o di stelle di neutroni o le esplosioni di supernove. Einstein le ipotizzò 100 anni prima della loro scoperta che avvenne nel 2015, grazie agli interferometri di seconda generazione LIGO (U.S.A.) e VIRGO (Italia), scoperta premiata con il Nobel per la Fisica nel 2017.
Dell’Universo conosciamo meno del 5% ed ET permetterà di studiare un volume di Universo 1000 volte maggiore di quello attuale.
Gli Scienziati di I.S.A. hanno contribuito al Manifesto della Scienza con idee e proposte che sono state raccolte dal Prof. Ing. Walter Lacarbonara, autorevole Ordinario di Scienza delle Costruzioni alla Sapienza e Consigliere Direttivo di I.S.A., in un libro di imminente pubblicazione.
In tema di Salute, le idee innovative riguardano la Medicina Predittiva, Preventiva, di Precisione, Personalizzata e Partecipativa.
I fattori di rischio cardiovascolare sono:
Nell’Unione Europea (UE) i fattori di rischio cardiovascolare causano 2 milioni di morti all’anno. Su una popolazione di 450 milioni di abitanti della UE a 27 stati 150 milioni soffrono di ipercolesterolemia, 150 milioni di ipertensione arteriosa e 50 milioni di diabete.
Le 5 regole fondamentali della Medicina Preventiva sono: non fumare, bere poco vino, fare attività fisica, dieta povera di grassi, dieta ricca di fibre.
La minaccia emergente alla salute pubblica più pericolosa è rappresentata dall’antibiotico-resistenza. Dai dati statistici emerge che l’8,8% dei pazienti ricoverati contrae un’infezione ospedaliera, incidenza che sale al 20% nei reparti di Terapia Intensiva. In Italia si hanno il 50% delle morti che avvengono in UE per infezioni ospedaliere da batteri resistenti agli antibiotici.
Dal 2019 al 2022 il sottoscritto è stato “Alternate Italian Representative” nella Missione Cancro della Commissione Europea. La popolazione europea è meno del 10% della popolazione mondiale, ma è gravata da più del 25% di tutti i casi di cancro nel mondo, con tendenza all’aumento dell’incidenza nel tempo. Centrale anche su questo fronte la prevenzione primaria, che si fonda sull’attività fisica quotidiana, su un’alimentazione salutare e sull’adozione di stili di vita sani.
La prevenzione secondaria ha lo scopo di diagnosticare precocemente i tumori della mammella, dell’utero, della prostata e del colon-retto mediante i programmi di screening.
Purtroppo non ci sono programmi di screening per i “big killers” come il cancro del pancreas, che soltanto nell’8% dei casi viene diagnosticato al I e II stadio e invece nel 53% dei casi viene diagnosticato al IV stadio.
Nella Missione Cancro ho lanciato il progetto “Awareness of Cancer”, consapevolezza del cancro, avente l’obiettivo del riconoscimento dei primi sintomi e segni del cancro.
Nel quadro della tutela ambientale, con particolare attenzione alla mitigazione e all’adattamento ai rischi naturali e antropici nelle aree urbane e ambientali, I.S.A. propone di sviluppare un approccio innovativo alle esigenze abitative contemporanee, con l’obiettivo primario di introdurre modelli inediti che ottimizzino gli spazi privati, collettivi e pubblici, favorendo simultaneamente l’inclusione sociale.
In questa prospettiva, si evidenzia l’opportunità di assumere un ruolo pionieristico nell’innovazione, agevolando il trasferimento delle soluzioni e delle tecnologie sviluppate in ambito universitario e nei centri di ricerca al settore delle costruzioni. Tale sinergia mira a rafforzare gli interventi di prevenzione e controllo dei rischi naturali e antropici, garantendo in modo ottimale la sicurezza delle persone e la conservazione del nostro patrimonio edilizio, pilastro fondamentale dell’identità culturale nazionale.
Le attuali e future conoscenze scientifiche sono la chiave di volta per definire strategie di mitigazione e prevenzione del rischio su tutto il territorio italiano, contemplando sia aspetti chiave relativi alla qualità degli interventi che al loro effettivo impatto su problematiche connesse, tra cui la produttività e l’efficacia degli approcci adottati fino ad ora. Inoltre, è imperativo che gli interventi per la mitigazione dei rischi siano pienamente compatibili con la necessità inderogabile di preservare l’ambiente.
È opportuno ricordare che i costi derivanti dalle calamità, come i terremoti, si ripercuotono sul bilancio dello Stato, coinvolgendo l’intera Nazione e non solo le zone direttamente colpite, riverberandosi in termini di oneri finanziari nel corso di molti decenni. Secondo una stima del Consiglio Nazionale degli Ingegneri, i costi diretti e indiretti derivanti dai terremoti degli ultimi 50 anni, dal terremoto del Belice nel 1968 fino al più recente del Centro Italia del 2016, ammontano a 1500 miliardi di euro. I costi diretti riguardano la ricostruzione delle abitazioni e delle infrastrutture, la gestione degli sfollati, mentre quelli indiretti, come quelli sociali, sono più difficili da quantificare ma hanno un profondo impatto sulla società.
Per evitare gli elevati costi delle ricostruzioni post-calamità e le profonde ripercussioni da essi derivanti, risulta essenziale implementare un nuovo piano di riqualificazione sismica, sfruttando tecnologie all'avanguardia per l'adeguamento sismico di oltre otto milioni di costruzioni secondo un programma di priorità, come proposto sia dal mondo accademico che dal Consiglio Nazionale degli Ingegneri. Si propone di incentivare tali interventi attraverso una nuova edizione del sismabonus e misure che rendano obbligatori tali adeguamenti, come l'introduzione dell'obbligatorietà delle assicurazioni contro le calamità, includendo non solo scoppio e incendio, ma anche terremoti anche agganciando il costo delle assicurazioni alla vulnerabilità dell'edificio, promuovendo così una maggiore consapevolezza e prevenzione a livello nazionale.
L'attuazione di questo percorso deve essere perseguita in stretta collaborazione tra operatori pubblici e privati che si trovano ad affrontare sfide sempre più complesse che quotidianamente interessano le città e il territorio, caratterizzandosi per un elevato grado di pericolosità e determinando impatti negativi sulle infrastrutture, i servizi, i manufatti edilizi, le attività economiche e la salute pubblica.
“È, inoltre, più che mai urgente operare interventi di adattamento e trasformazione che migliorino le prestazioni delle dotazioni e delle infrastrutture urbane insieme alla presa di coscienza che ciascun cittadino debba imparare nuovi stili di vita e comportamenti per fare in modo che le nostre città possano adattarsi per ‘resistere’ e sopravvivere anche in condizioni estreme non previste”.
Per quanto riguarda il risparmio e l’efficientamento energetico e delle risorse naturali, la crisi del modello di sviluppo basato sull’utilizzo di risorse non rinnovabili richiede un approccio più consapevole e olistico alle numerose sfide di sostenibilità che possono avere come obiettivo comune il conseguimento di un uso efficiente e ottimale delle risorse naturali ed energetiche, a partire dalle aree di maggiore consumo quali le città.
L’uso delle risorse, da favorire in un’ottica di compatibilità e sostenibilità ambientale e in ragione della domanda del contesto territoriale di riferimento, deve garantire contestualmente sia la loro fruizione migliore tra tutte quelle possibili sia la loro ottimizzazione.
“Alcuni ricercatori del settore urbanistico si stanno facendo promotori di un cambiamento di visione orientato a migliorare la qualità della vita in città anche proponendo un nuovo concetto che mette al centro i luoghi della città: l'accessibilità urbana. In altre parole, la nuova ricerca scientifica sul tema segna il passaggio dall'accessibilità intesa come possibilità di spostamento dei singoli individui verso i luoghi, all'accessibilità intesa come facilità dei luoghi ad essere fruiti e raggiunti, indipendentemente dall’età, dall’abilità, dal genere, dalle condizioni sociali di cittadini e city-users”.
Con riferimento alle politiche abitative, negli ultimi decenni, si sono verificati enormi sviluppi sociali, demografici ed economici su scala micro e macro che hanno messo a dura prova l’accessibilità economica e l’adeguatezza degli alloggi determinando un cambiamento delle modalità e delle pratiche abitative, nonostante l’esistenza di un’elevata superficie edificata pro-capite. Si potrebbe avviare un’importante riflessione che consenta ai professionisti dell’architettura di orientarsi verso soluzioni abitative che si evolvano insieme ai cambiamenti sociali, identificando politiche e linee guida per la progettazione di soluzioni in grado di rispondere adeguatamente alla domanda abitativa contemporanea. Il focus è sulla trasformazione del patrimonio esistente, anche attraverso la riconversione ad uso abitativo di edifici precedentemente adibiti ad altre funzioni (es. uffici, spazi commerciali, ex industrie, ecc.).
Con riferimento al tema energetico, l’Associazione propone di attuare strategie lungimiranti e che prevedano azioni sinergiche tra Paesi. Il soddisfacimento della fornitura energetica ad uno Stato è un tema che può impattare e non poco sulla vita di tutti perché da essa dipendono il tenore di vita e il grado di prosperità di una Nazione, tanto che esiste una sostanziale proporzionalità tra i valori pro capite del Prodotto Interno Lordo e dei consumi energetici. L’energia è una commodity e il prezzo è un fattore fondamentale perché possa essere accessibile, così come lo è il tema dei ritorni sugli investimenti, che sono ingenti e richiedono lo sviluppo di infrastrutture e quindi accesso ai capitali finanziari e la sostenibilità ambientale. La necessità di energia di un paese è un problema locale. La difficoltà di reperirne la quantità necessaria potrebbe compromettere la sussistenza di interi comparti economici del paese.
In tema di energia un esempio di lungimiranza e di innovazione per il nostro Paese è stato sicuramente quello offerto da Enrico Mattei il quale, già nel secondo dopoguerra, nel tentativo di dare un ruolo all’Italia nelle dinamiche geopolitiche mediterranee, aveva compreso l’importanza di un modello di politica “collaborativa” con i paesi erogatori di fonti energetiche, in particolare con l’Africa.
La sua visione, infatti, prevedeva un modello basato su un sistema innovativo di erogazione di materia prima in cambio di formazione utile e necessaria allo sviluppo del paese fornitore. Questo avrebbe garantito una crescita non solo per il paese beneficiario della materia prima, ma anche per quello erogatore e indubbiamente ciò avrebbe richiesto molto tempo.
Il successo dell’esperienza di Mattei ci insegna che sono necessarie, quindi, visioni di lunga prospettiva che richiedono azioni ed investimenti costanti e durevoli nonché partenariati di collaborazione tra i vari paesi. La stessa formula ideata da Mattei potrebbe essere sperimentata nella gestione dell’annoso tema dei flussi migratori governabili mediante un maggiore investimento e sviluppo sull’istruzione locale. La formazione a tutto tondo, a partire dalla costruzione di istituti tecnico-professionali fino all’insegnamento della nostra lingua, potrebbe garantire un’immigrazione “di qualità” a vantaggio dello sviluppo economico del nostro Paese.
Relativamente all’economia circolare ed energia pulita, I.S.A. propone di attuare strategie mirate a ridurre sprechi di materie prime, di energia ed acqua.
È lecito attendersi che, nei paesi che godono di maggiore benessere, la spinta al progresso sia privilegiata rispetto a quella ambientale e quindi molte scelte dovranno essere prese sulla scia della loro tendenza. Nella nostra ottica, non possiamo che basarci in primo luogo sulla neutralità tecnologica. La competizione tra le diverse tecnologie disponibili, a fronte di un obiettivo ambientale comune, è fondamentale per consentire lo sviluppo della Nazione al minor prezzo possibile e consente di diversificare anche i rischi di dipendenza geopolitica delle forniture. È necessario poter affrontare rapidamente imprevisti per garantire la competitività della fornitura energetica al nostro Paese. Quindi tenendo conto delle nostre peculiarità, riteniamo di non poter rinunciare né ai biocarburanti né al nucleare, quest’ultimo necessario per stabilizzare la naturale intermittenza di eolico e fotovoltaico e di tenere in considerazione che le transizioni richiedono tempo e investimenti.
Ricerche scientifiche hanno evidenziato che il solo uso di combustibili fossili per le richieste di energia non è più perseguibile in quanto la produzione di anidride carbonica nel mondo ha raggiunto livelli preoccupanti. È quindi necessario diminuire l’uso di combustibili fossili a favore di altri sistemi per produrre energia. Le fonti rinnovabili (biocarburanti e gli e-fuel) saranno il futuro nella produzione di energia elettrica ma, al momento sono ancora poco utilizzate.
In Italia, le fonti rinnovabili attualmente più utilizzate sono l’idroelettrico, l’eolico e il fotovoltaico: le prime due richiedono un ingente investimento per le infrastrutture, hanno un elevato impatto ambientale e dipendono dalle variazioni climatiche, mentre il fotovoltaico ha un costo minore, un impatto ambientale relativamente inferiore benché comporti la sottrazione di ampie superfici potenzialmente coltivabili e soffra dell’alternanza giorno-notte.
Nel futuro, l’utilizzo delle diverse fonti energetiche sarà diversificato tenendo conto di due parametri essenziali: il minor impatto ambientale e il rapporto tra resa energetica e costi. Le risorse energetiche rinnovabili devono essere misurate rispetto alle esigenze globali di sostenibilità per soddisfare i bisogni del presente senza compromettere le necessità delle generazioni future di soddisfare i propri bisogni.
La “Economia Circolare o Ciclica” sarebbe, pertanto, in grado di rendere disponibili soluzioni più sostenibili e prodotti durevoli nel tempo, mentre sottoprodotti e residui verrebbero recuperati e riutilizzati per fabbricare nuovi beni. Tale pratica renderebbe più proficuo l’uso delle riserve naturali di carbonio, lasciandole disponibili per le generazioni future.
Per ciò che attiene alla trasformazione digitale e formazione, l’orientamento della scienza è promuovere l'alfabetizzazione digitale e la riduzione del divario digitale, approfondendo la comprensione delle opportunità e dei limiti delle tecnologie digitali che utilizzano l’intelligenza artificiale sostituendo funzioni umane, puntando verso una società “knowledge-driven” piuttosto che “data-driven” anche attraverso il rafforzamento delle scienze umanistiche.
È, quindi, opportuno sottolineare l'importanza strategica delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC) per il futuro dell'Italia. Questo ambito, che si estende ben oltre la semplice nozione di dispositivi e software, è il fulcro dell'innovazione contemporanea e riveste un ruolo cruciale nella crescita economica, sociale e culturale del nostro Paese.
Le TIC non sono solo il motore di sviluppo tecnologico, ma anche un elemento chiave per affrontare e risolvere problemi complessi in diversi settori, dalla salute all'ambiente, dal turismo alla conservazione dei beni culturali. La loro influenza si estende dalla vita quotidiana dei cittadini fino alle più avanzate ricerche scientifiche e spaziali. Dall'efficienza dei servizi pubblici alla competitività delle nostre imprese, dalla qualità dell'istruzione alla sostenibilità ambientale, l'impatto di queste tecnologie è davvero profondo e pervasivo.
Nel processo di comprensione, la filosofia potrebbe avere un ruolo fondamentale in quanto ci stimola a pensare anche criticamente, a confrontarci e a saper argomentare su specifici contenuti costringendoci a rapportarci con altre discipline che a loro volta interagiscono con il mondo. È per questo che diventa fondamentale implementare la formazione per creare un sistema integrato e produttivo in grado di potenziare la progettualità nei processi decisionali, specifici nel sistema istituzionale, ma anche per i fruitori della formazione ovvero la società tutta.
In tema di etica e valori, si punta a rafforzare l'etica lavorativa attraverso la formazione impostata su chiari sistemi valoriali e a promuovere una formazione che prepari ad affrontare i nuovi lavori basati sulla conoscenza (soft skills).
La missione della conoscenza accomuna tutte le scienze: politica, giurisprudenza e scienza non sono così distanti né per il codice discorsivo né per il metodo. Tutte tendono a scoprire la migliore consequenzialità dei fatti per arrivare alla meta ovvero alla conoscenza della realtà da analizzare o da giudicare e, al contempo, devono costruire uno spazio pubblico idoneo alla comunicazione e al confronto reciproci, in funzione della necessità di far emergere la tesi più oggettiva.
La conoscenza consegue all’esito di una ricerca e dibattito tra competenti. I fatti istituzionali hanno un’ontologia definita, suscettibile di evoluzione che la scienza deve registrare e ridurre a forma coerente.
Per il raggiungimento degli obiettivi proposti per ciascun ambito tematico è necessario introdurre azioni finalizzate a proteggere l'integrità della ricerca scientifica dando maggiore valore alla qualità della ricerca e alle virtù intellettuali e morali dei ricercatori piuttosto che ai parametri numerici che si prestano a manipolazioni volte al mero raggiungimento di parametri-soglia. Le virtù, infatti, hanno un ruolo importante nel distinguere le buone pratiche di ricerca da quelle cattive e sono appropriate ai diversi ruoli che i ricercatori svolgono in base alle proprie competenze ed esperienze. I principi di integrità della ricerca vanno intesi come l'impegno di affidabilità degli Scienziati nei confronti della comunità scientifica. La ricerca può innovare e prosperare solo se viene garantito un clima che promuova la fiducia reciproca, incoraggi lo scambio libero e aperto di materiali di ricerca e di idee, sostenga una ricerca responsabile, riconosca e rispetti tutti i contributi, ma l’estrema competitività e la pressante necessità di pubblicare (“publish or perish”) possono condurre alla diffusione di risultati falsi o conclusioni fuorvianti. L’aumento del numero di riviste di dubbia serietà, o “papermills” (fabbriche di articoli) ha innestato la corsa all’ostentamento del numero di pubblicazioni. Mentre ciò è un segno di vitalità della Scienza, i “papermills” alimentano le ritrattazioni a sostegno della loro scarsa serietà. L’impegno scientifico per praticare la ricerca si basa su valori quali l'onestà, la veridicità, l'equità, il rispetto, la responsabilità e il coraggio.
Per proteggere l’integrità della ricerca non sono, tuttavia, sufficienti i codici etici, ma occorre riconoscere l’importanza delle virtù intrinseche dei ricercatori promuovendole e sviluppandole per distinguere le buone pratiche di ricerca da quelle cattive, consentendo quindi un’equilibrata e giusta valutazione della ricerca, a beneficio dei ricercatori più validi e giovani.
Nel 2012 è stata sperimentata per la prima volta l’Abilitazione Scientifica Nazionale, per dare seguito alla riforma universitaria approvata con legge n. 240/2010.
La prima tornata A.S.N. 2012 ha avuto successo perché il metodo delle “mediane” era innovativo e ha fotografato il panorama scientifico italiano centrando gli obiettivi di imparzialità e trasparenza.
Tuttavia, nel corso degli anni, si è assistito a una crescente e ingiustificata proliferazione del numero di co-autori nelle pubblicazioni e al “doping” delle citazioni, con effetti distorti che hanno generato una competizione incentrata sulla quantità, piuttosto che sulla qualità delle pubblicazioni. Dopo 12 anni dall'introduzione dell'A.S.N., diventa necessaria una riforma che consenta alle Commissioni di valutare la qualità, ponendo l'accento sulla presentazione di un numero limitato di pubblicazioni rappresentative della produzione scientifica di ciascun candidato. Le Commissioni dovrebbero valutare in modo approfondito l'innovatività, l'originalità e il rigore metodologico di tali pubblicazioni.
L’Autore ringrazia gli Scienziati di I.S.A. che hanno contribuito all’elaborazione del Manifesto della Scienza di seguito elencati.
Salute
Prof. Vito D’Andrea, Decano dei Professori Ordinari di Chirurgia Generale del Dipartimento di Chirurgia di Sapienza Università di Roma, medaglia d’oro al Merito della Sanità Pubblica
Per la corrispondenza: vito.dandrea@uniroma1.it