Anno Accademico 2024-2025
Vol. 69, n° 3, Luglio - Settembre 2025
Settimana per la Cultura
15 aprile 2025
Settimana per la Cultura
15 aprile 2025
Versione PDF dell'articolo: Download
Carcinoma del colon-retto. Epidemiologia
A livello mondiale, il carcinoma del colon-retto (CRC) colpisce soprattutto persone tra i 60 e i 70 anni e presenta una lieve predominanza nei soggetti di sesso maschile. In Italia, l’incidenza continua ad aumentare, sebbene la mortalità sia in calo grazie ai programmi di screening e alle innovazioni terapeutiche1, 2.
Eziologia e fattori di rischioLa genesi del CRC è multifattoriale: intervengono fattori ambientali, dietetici e genetici. Tra i principali fattori di rischio vi sono: dieta ricca di grassi animali, fumo, alcol, obesità e sedentarietà3, 4. Al contrario, una dieta ricca di fibre, l’uso di FANS, l’attività fisica e l’assunzione di estrogeni in menopausa sembrano esercitare un effetto protettivo.
Il 25% dei pazienti con CRC presenta una storia familiare positiva. Le sindromi genetiche più note includono la poliposi adenomatosa familiare (FAP) e la sindrome di Lynch, mentre mutazioni nei geni KRAS, NRAS e BRAF sono indicatori prognostici sfavorevoli3.
Diagnosi e stadiazioneLa pancolonscopia è il gold standard diagnostico, con alta sensibilità e specificità5. In alternativa, sono utilizzati la rettosigmoidoscopia e la colonscopia virtuale. Per la stadiazione, si adotta il sistema TNM6, mentre la risonanza magnetica pelvica è lo strumento principale per la valutazione dell’estensione locale nei tumori del retto. Recenti studi hanno esplorato l’utilizzo del cfDNA come possibile metodo di screening non invasivo, con risultati promettenti7.
Anatomia patologica e biologia molecolareL’adenocarcinoma rappresenta il 95% dei CRC8. La biologia molecolare del tumore è fondamentale per orientare la terapia, in particolare nei casi metastatici. Pazienti con deficit del mismatch repair (dMMR) o instabilità dei microsatelliti (MSI) hanno una prognosi migliore e rispondono meglio all’immunoterapia9-15. Mutazioni nei geni RAS escludono l’uso degli anti-EGFR, mentre quelle di BRAF (soprattutto V600E) indicano una prognosi peggiore16-20.
TrattamentoLa chirurgia è il trattamento principale per la malattia localizzata. L’esperienza del chirurgo e dell’équipe è correlata a migliori risultati clinici21, 22. Nei casi avanzati o metastatici si ricorre alla chemioterapia, terapia target (es. bevacizumab) e, in alcuni casi, alla chirurgia palliativa23, 24.
Chirurgia Robotica. Cenni storiciLa chirurgia robotica nasce negli anni ’80 per fini militari. Il sistema Da Vinci, introdotto nel 1999, è oggi il riferimento mondiale. L’ultima generazione, il Da Vinci Xi, offre bracci articolati, visione tridimensionale e maggiore ergonomia per il chirurgo25, 26.
Tecnica chirurgicaIl sistema si compone di tre elementi: la console del chirurgo, il carrello robotico e la colonna di supporto. Gli strumenti replicano i movimenti del polso umano con 8 gradi di libertà. Rispetto alla laparoscopia, consente una maggiore precisione, ma è più costosa e tecnicamente complessa27.
Meta-analisi confermano che la chirurgia robotica riduce il tasso di conversione, migliora i margini di resezione e può diminuire le complicanze sessuali rispetto alla laparoscopia28-34.
Curva di apprendimentoTutti gli interventi sono stati eseguiti con Da Vinci Xi. Le anastomosi erano manuali in Italia e Turchia, meccaniche in Francia. Le variabili analizzate includevano tempi operatori, linfonodi rimossi, perdite ematiche, complicanze, conversioni, margini chirurgici, degenza e follow-up37-43. L’analisi statistica ha utilizzato SPSS, test non parametrici (Mann-Whitney, chi-quadrato) e metodo Kaplan-Meier per la sopravvivenza.
RisultatiDiscussione
Lo studio conferma che i chirurghi con esperienza laparoscopica o open consolidata non mostrano variazioni significative nei tempi operatori durante l’apprendimento robotico (Tab. 1). Tuttavia, selezionano inizialmente casi più semplici, passando a pazienti più complessi con il tempo.
Il chirurgo turco, pur privo di esperienza robotica, ha mostrato tempi operatori più brevi grazie alla selezione di casi a bassa complessità, all’esecuzione di anastomosi manuali e alla riduzione progressiva del docking time. Tuttavia, ha riportato due conversioni a chirurgia open, cinque casi con meno di 12 linfonodi e una mortalità oncologica (Tab. 2).
La complessità robotica, il BMI (Tab. 3), la morbilità (Clavien-Dindo) (Tab. 4 e 5), la positività dei margini e il numero di linfonodi asportati si confermano elementi chiave per valutare l’evoluzione della curva di apprendimento. I chirurghi francesi e italiani si trovano già nella fase avanzata (plateau), mentre il chirurgo turco è nella fase iniziale ma mostra un rapido progresso.
![]() |
| Tab. 1. Tempi operatori. |
![]() |
![]() |
|
| Tab. 2. N. casi con linfonodi rimossi <12. | Tab. 3. Complessità dei casi. |
![]() |
| Tab. 4. Variabili chirurgiche e di malattia. |
![]() |
| Tab. 5. Classificazione di Clavien-Dindo. |
Conclusioni
Il presente studio dimostra che l’esperienza pregressa, sia laparoscopica che open, consente un adattamento più rapido alla chirurgia robotica. Tuttavia, tale esperienza non abbrevia necessariamente la curva di apprendimento in termini di tempi operatori.
La curva è influenzata da fattori complessi e multifattoriali: complessità del caso, esperienza globale, caratteristiche del paziente, strumenti tecnici e approccio del centro (Tab. 6 e 7).
L’analisi temporale mostra che i chirurghi più esperti tendono a trattare casi progressivamente più complessi, mantenendo costanti i tempi operatori. Il chirurgo inesperto può comunque ottenere buoni risultati se affiancato da un percorso formativo strutturato.
![]() |
![]() |
|
| Tab. 6. Tabella di contingenza. Conteggio. | Tab. 7. Test del chi quadrato. Miskovic laparoscopic (robotic) complexity. |
Dott. Massimo Russo, Corso di Laurea Magistrale in Medicina e Chirurgia, Dipartimento di Chirurgia Generale, Facoltà di Medicina e Odontoiatria, Sapienza Università di Roma
Sintesi della Tesi di Laurea discussa il 25/10/2024
Relatore: Prof. Enrico Fiori, Facoltà di Medicina e Odontoiatria, Sapienza Università di Roma
Correlatore: Prof. Daniele Crocetti, Dipartimento Di Chirurgia, Sapienza Università di Roma
Per la corrispondenza: massimo.russo172@gmail.com
BIBLIOGRAFIA