Dott. Massimo Papi

Responsabile Naz. ADOI  Gruppo di studio Ulcere e Dermatologia vascolare, Coordinatore Dermatologia LILT, Roma

Articolo pubblicato in:

Anno Accademico 2024-2025

Vol. 69, n° 3, Luglio - Settembre 2025

Conferenza: La pelle della strega: cute e inquisizione

08 aprile 2025

Copertina Atti Terzo Trimestre 2025 per sito.jpg

Versione PDF dell'articolo: Download

La pelle della strega: cute e inquisizione

M. Papi, E. Bressanin


Introduzione

La cute è stata oggetto di visite “dermatologiche” non richieste in molte epoche storiche e per motivi vari. Ma il periodo nel quale sono divenute frequentissime è stato quello dell’inquisizione, che è stata particolarmente attiva dal 1400 al 1700. La sistematizzazione della pratica della “Santa Inquisizione” nei confronti delle streghe si ha nel 1487 quando, due fantasiosi frati domenicani scrissero e pubblicarono quello che ancora oggi resta probabilmente il più noto e citato tra i moltissimi trattati sulla stregoneria: il Malleus maleficarum (o Martello delle streghe), diviso in tre parti. Una prima parte afferma il bisogno di prendere coscienza dell’esistenza delle “maleficas”, che hanno stretto un patto col demonio. La seconda suggerisce i possibili mezzi di difesa, mentre la terza è tutta dedicata alla procedura con cui si devono perseguire i sospetti, messa in opera nel periodo dell’Inquisizione.

 
 Fig. 1. Lo stregone danzante. Pittura rupestre (Grotta di Trois-FrèresAriègeFrancia).  

Le donne accusate di essere streghe venivano attentamente valutate da “dermatologi ante-litteram”. La finalità era di rilevare sulla pelle segni di contatto con il diavolo.

La stregoneria è un concetto che nasce verosimilmente con gli esseri umani, o quanto meno con quelli che hanno disegnato “lo stregone danzante”, una sorta di cervo umanizzato, considerato da molti studiosi come il primo segno tangibile, sul piano pittorico, delle immagini della stregoneria. Lo stregone è un dipinto rupestre trovato in una caverna conosciuta come “Il Santuario” a Trois-Frères, Ariège, in Francia (Fig. 1).

Esiste differenza fra magia e stregoneria?

La magia, che era praticata verosimilmente ancor prima dell’identificazione delle streghe, è una forma di potere esoterico capace di controllare le forze della natura, percepita come ostile. In molte società arcaiche erano presenti figure di maghi: nell’antico Egitto, per esempio, il faraone stesso aveva la forza di modificare gli eventi naturali. 

La stregoneria, come accusa di malvagità e persecuzione nei confronti delle donne, nasce in Grecia e nell’antica Roma: le streghe erano donne considerate capaci di attività occulte dirette nei confronti delle persone: questa è la fondamentale differenza rispetto alla magia. Ogni popolo o cultura ha creduto da sempre nell’esistenza di questi individui, per lo più donne (raramente uomini o stregoni), capaci attraverso i propri poteri di fare del male ad altri, di dare fastidio in qualche maniera o di modificare la vita di altri esseri umani. Queste persone provocavano, allora così come nel periodo che esamineremo, forte repulsione. Erano considerate cattive e malvagie e da loro bisognava difendersi.

Cos’era la Santa Inquisizione?

Si trattava di un tribunale ecclesiastico istituito in età Medioevale, che si propose in forme diverse fino all’età moderna, finalizzato alla prevenzione o repressione di insegnamenti e dottrine contrarie al dogma e alla morale cattolica. Nel 1542, con la bolla Licet ab initio, papa Paolo III (Alessandro Farnese) istituisce il Sant’Uffizio dell’Inquisizione, centralizzando a Roma il controllo dell’attività inquisitoriale e allo stesso tempo adottando le pratiche processuali sviluppatesi nei secoli precedenti. Le origini dell’Inquisizione vanno ricercate nel dilagare delle eresie popolari che verso la metà del XII secolo si svilupparono nell’Europa occidentale e nella necessità per la chiesa di opporvisi duramente al fine di eliminarle. Càtari, valdesi, hussiti, dolciniani, provocarono, a partire dalla Francia e dall’Italia del nord ovest, la reazione violenta di principi e papi che iniziarono le persecuzioni nel 1162. Si distinse in quest’opera repressiva l’ordine dei frati domenicani, cui il papa Gregorio IX aveva affidato nel 1235 i Tribunali della Santa Inquisizione. Famosa per efferatezza divenne in seguito l'Inquisizione spagnola che, a partire dal 1478, vide il terrificante attivismo del domenicano Tomàs de Torquemada. Nel nome del Signore centinaia di migliaia di innocenti persero la vita dopo aver subito orrende torture per mano delle istituzioni ecclesiastiche e secolari. Il terrore dilagò nel 1500 nelle terre del Nuovo Mondo, dove i conquistadores spagnoli sterminarono intere civiltà.

Fig. 2. F. Goya: Il sabba delle streghe 1820-23.
Chi era la strega?

La strega era in genere una donna sola che viveva ai margini della società. Spesso era vedova (le guerre frequenti decimavano la popolazione maschile) e viveva di elemosina o si preoccupava di guadagnarsi da vivere con erbe e preparati casalinghi a cui si attribuivano poteri demoniaci quali il malocchio e la malasorte, per far sì che altre persone ne subissero le conseguenze malvagie.

Si riteneva che la strega, o la sospetta tale, avesse fatto un patto col demonio e lo frequentasse. Il demonio era spesso rappresentato, nell’iconografia dell’epoca, come il “caprone” (Fig. 2).

Le streghe stesse erano dedite alla cura delle malattie anche della pelle: producevano unguenti e lozioni, usate per guarire piaghe, ferite e disturbi di varia natura.

Miseria e superstizione portavano spesso le donne alla tortura, usata per estorcere loro una confessione, e, in alcuni casi, al rogo.

Il Sabba delle streghe rappresentato da Goya costituisce il momento centrale nella pratica della stregoneria: l'incontro delle streghe, che si riunivano e adoravano il caprone (nell'immaginario, la personificazione del diavolo). Considerate malvagie nelle comunità, disposte a rapire e ad alimentarsi del sangue dei bambini.

Perché donne?

Le donne all’epoca erano ritenute inferiori agli uomini, intellettualmente e psicologicamente e compensavano questa inferiorità con la propensione alla carnalità. Si “prostituivano” al diavolo, e, alcune di loro, venivano considerate come la diretta emanazione del demonio.

Perché accanirsi contro le streghe?

Oltre alle ragioni di carattere sociale e politico già ricordate, la mia personale interpretazione del fenomeno nasce dalla convinzione che in epoca tardo-medievale le presunte streghe minassero il potere maschile, ecclesiastico e medico. Ecclesiasti e medici non facevano cose molto diverse dalle streghe, dagli unguenti e dai preparati di origine naturale che propinavano a scopo terapeutico. Le streghe esercitavano una sorta di “libera professione”, quindi “facevano concorrenza” sul piano pratico a religiosi e medici, che non offrivano soluzioni molto più concrete degli unguenti preparati dalle “streghe”.

L’Inquisizione è il momento più drammatico della lotta alle streghe. È stato scritto, regolamentato con perizia e precisione, come fosse necessario identificare l’eventuale strega o stregone, con il conseguente rischio di presenza di delatori nell’ambito della comunità. Poi, dovevano essere catturate. Seguiva la ricerca del “marchio del diavolo” sulla pelle di queste donne. Dopodiché dovevano confessare. La confessione veniva estorta spesso con la tortura e, talora, venivano legate ad una corda, appese e immerse nell’acqua di un laghetto, di un fiume o di un pozzo (l’acqua era il simbolo della sacralità del battesimo): se l’acqua le avesse “respinte”, cioè se fossero sopravvissute all’immersione, questa era la prova che fossero streghe, e avrebbero dovuto subire una pena (il rogo o altre modalità di soppressione). Infine, di regola, subivano un processo.

Le streghe, nel loro sabba come erano definiti gli incontri notturni rituali, venivano accusate anche di unirsi al diavolo, di baciarlo e di farsi possedere dallo stesso.

Le streghe vengono rappresentate dai pittori Fuseli e Durer in gruppi di tre o quattro: si radunavano normalmente la notte, come si pensava, in crocevia o luoghi poco illuminati.

E in tutto questo cosa c'entra la pelle?

Il desiderio di occuparmi della storia delle streghe e di coniugarla alla Dermatologia mi è venuto quando vidi il professor Rino Cavalieri, mio maestro e mentore (ho lavorato 30 anni con lui all’IDI): stampò con una certa energia la mano sulla schiena di una paziente che presentava una forma di orticaria cronica e dermografismo (Fig. 3). Le disse poi: “ai tempi dell’Inquisizione avresti rischiato il rogo: ti potevano bruciare perché la tua pelle reagiva in questa maniera”. Ne fui molto colpito e, per curiosità, ho voluto approfondire.

La ricerca del “marchio del diavolo” era una delle fasi fondamentali nel procedimento di identificazione della strega.

La ricerca del marchio del diavolo

Nei tribunali dell’Inquisizione si ordinava che la strega fosse rasata e si cercasse “il marchio del diavolo”. Scrivevano: “Il maligno suole imprimere il suo marchio nelle parti meno visibili del corpo dei suoi adepti, i suoi posseduti. Tale segno di tracciabilità del diavolo è indolore, anche se viene eseguito con uno stilo acuminato”. Il diavolo faceva questo gioco, dicevano: con stili acuminati disegnava figure sulla pelle di queste donne. Anche le mammelle addizionali erano considerate un elemento probante imposto dalle regole dettate dal Malleus maleficarum.

Le presunte streghe venivano denudate e rasate completamente. Quindi gli osservatori, che erano persone pagate per fare questo, valutavano con molta attenzione, andavano a vedere tutti i particolari. Ricercavano anche aree di ipoestesia sulla pelle di queste donne (anche loro con stili acuminati, come fossero il diavolo!), mammelle addizionali, capezzoli sovrannumerari, etc.

Il rischio di avere aree di ipoestesia era allora più frequente per la grande diffusione della lebbra.

Il dermografismo rosso era un elemento considerato suggestivo di stregoneria, anche se non era il più importante. È un segno che noi dermatologi andiamo a ricercare spesso per identificare una pelle iperreattiva, ipersensibile, disposta all'orticaria.

Il dermografismo rosso viene sfruttato dall’artista contemporanea Ariana Page Russell nelle sue esibizioni, e fortunatamente, oggi, nessuno la accusa di stregoneria.

Aveva grande importanza anche l'avere i capelli rossi. Il rosso era considerato segno del diavolo: lo era anche per gli Etruschi (Fig. 4).

 

 
Fig. 3. Dermografismo rosso.   Fig. 4. Fiammingo basso Reno: La fattucchiera, 1470.

 

I capelli rossi sono un segno fenotipico comparso soltanto 25.000 anni fa. Secondo i genetisti, andrà scomparendo progressivamente. Ha avuto molto successo nel mondo dell’estetica, dello spettacolo e della moda.

 
 Fig. 5. Occhio del diavolo.  

L’elemento che a volte faceva condannare una donna per stregoneria o comunque veniva considerata come molto molto vicina alla stregoneria era “l’occhio del diavolo”: un nevo pigmentato in sede perigenitale. L’occhio del diavolo che si impicciava dei fatti privati della donna e lasciava traccia del suo passaggio (Fig. 5).

Fibromi rossi, o anche i semplici angiomi rubino erano la prova del passaggio del diavolo. Segni della strega erano considerati i capezzoli sovrannumerari ma anche nei o altre lesioni peri-areolari o nelle zone intramammarie: lì si era attaccato il diavolo per alimentarsi.

Nevi epidermici venivano segnalati come il segno della presenza del diavolo in quel corpo, tanto più se avevano l’aspetto di un animale. Condilomi acuminati in sede perianale o perigenitale, per le donne in particolare, erano considerati segni di contatto con il diavolo.

Anche tutte le malformazioni pigmentate (nevi congeniti) erano sospettate come segno della presenza del diavolo, tanto più se avevano l'aspetto animale individuate come “zampa o impronta del diavolo” (Fig. 6).

Segni rossi vicino alle aree genitali (orticaria, dermatite in fase di risoluzione, ecchimosi post-traumatiche di varia natura) dovevano essere nascosti, se possibile, dalle donne.

 

 Fig. 6. Segni della strega.

 

Le streghe nella cultura popolare italiana

La patria delle streghe nell’immaginario popolare romano e italiano era Benevento. Si racconta la storia delle streghe di Benevento, che si radunavano sotto il noce di Benevento nel periodo estivo. La “strega di Benevento” si chiamava Janara, che probabilmente deriva da Diana, dea romana della Luna, oppure da “Ianua”, porta. Secondo la tradizione, per ingannare queste streghe che giravano per la città di Roma, bisognava mettere davanti alla porta di casa una scopa di saggina oppure dei sacchetti di sabbia o di sale. Le streghe, curiose, si sarebbero intrattenute nella conta dei fili della saggina, dei chicchi di riso, sabbia o sale fino al mattino, quando il sole le avrebbe scacciate.

Pericle Fazzini in questa bella opera, descrive la danza delle streghe sopra e intorno al noce di Benevento (Fig. 7).

Le streghe hanno popolato, nell’immaginario tradizionale romano, la città nella notte di San Giovanni Battista, in attesa della festa solenne del 24 giugno. Ebbene, la notte del 23 giugno le streghe si fermavano a Roma nel loro andare volando da ogni luogo verso Benevento, per raccogliersi sotto il grande albero di noci: giravano per Roma e dovevano essere tenute lontano indossando sonagli, aglio oppure mettendo davanti alla porta di casa sale, saggina, etc. Quella era l’unica notte, nel mondo romano del Papa Re, in cui le ragazze e le donne avevano la libertà di stare in piedi tutta la notte per evitare di venire a contatto con le streghe rimanendo in casa.

Esistono ancora le streghe?

In Europa l’ultima donna condannata come strega alla ghigliottina fu Anna Göldi in Svizzera, nel 1782.

In Africa esistono ancora villaggi in cui le donne vengono accusate di stregoneria e ritenute responsabili delle più gravi e scellerate disgrazie. Isolate e allontanate dai propri villaggi e comunità, si sono radunate nel villaggio-rifugio di Gnani in Ghana.

Negli Stati Uniti e anche in Inghilterra si è rilevato il fenomeno delle “nuove streghe”, donne che aderiscono ad alcuni movimenti naturisti vicini al neopaganesimo, chiamate direttamente “witches” o “wiccans”. Negli Stati Uniti circa un milione di persone seguono movimenti di questo tipo.

Il giornale Internazionale ha dedicato recentemente un numero alle “nuove streghe”. Si legge: “Le donne si stanno allontanando dalle religioni tradizionali in percentuali sempre maggiori nei Paesi occidentali. Tra le cause, molte citano la mancanza di leadership femminile, il sostegno ai tradizionali ruoli di genere, gli storici problemi legati al razzismo, xenofobia, omofobia, gli scandali sugli abusi sessuali e la crescente politicizzazione di questioni come l’aborto”.

Conclusioni

Le credenze popolari o i codici identificativi creati in modo fantasioso nel lungo periodo dell’Inquisizione, hanno generato una serie di “marchi diabolici cutanei”, in parte sopravvissuti anche alla storia della stregoneria. L’ “occhio o la zampa del diavolo”, sono termini popolari ancora in uso.

La sofferenza patita da molte donne nel corso dei secoli non è stata ancora completamente chiarita da un punto di vista sociale e religioso. Rimane il grande impegno di tanti “osservatori speciali”, attenti a rilevare sulla pelle delle “aspiranti streghe”, tutte quelle anomalie cliniche o malformazioni (Fig. 8) che anche noi siamo chiamati ogni giorno ad osservare con molta attenzione e, forse, con minore fantasia.

 

 
Fig. 7. Pericle Fazzini: La Danza delle Streghe (Museo del Sannio, Benevento).   Fig. 8. L’osservazione di una “strega”.

Prof. Massimo Papi, Dermatologo, Responsabile del Gruppo Nazionale di Studio di Dermatologia Vascolare e Vulnologia ADOI

Dott.ssa Elena Bressanin, Fisiatra, Master in Dermatologia Clinica e Medicina Estetica

Per la corrispondenza: ma.papi57@gmail.com

BIBLIOGRAFIA

Centini M. Stregoneria. Malefici, stregoneria e culto del diavolo. Torino: Yume, 2020.

Chollet M. Streghe. Torino: UTET, 2025.

Ginzburg C. Storia notturna. Una decifrazione del sabba. Tornio: Einaudi, 1995.

Montesanto M. Caccia alle streghe. Roma: Salerno Editrice, 2012.

Papi M. I segni della strega: la pelle ai tempi dell’inquisizione. In Dermart; Mazzotta, 2012.

Rossi De Gasperis M. La magia e le sue metamorfosi. Dalla preistoria all’arte. Roma: La Bussola, 2024.

Vassalli S. La chimera. Milano: Rizzoli, 1990.